Gentile Milena Gabanelli,
Le scrivo una seconda volta, non avendo ricevuta risposta la prima.
Il suo programma, “Report”, è come lei ben sa molto seguito: è curato e viene visto da molti come un esempio di giornalismo inflessibile e con la schiena dritta. Proprio per questo è ammirato anche dai più giovani, che sono ormai abituati a identificare ciò che vedono a“Report” con la denuncia di quello che avviene nel cosiddetto “Paese reale”, raramente rappresentato nel plastico audiovisivo della tivù di Stato.
Purtroppo, la sua scelta, in polemica con i tagli della Gelmini ai docenti d’inglese e voglio credere del tutto in buona fede di ospitare Peter Sloan perché il pubblico giovane e non solo possa abbeverarsi alla fonte magica dell’anglofonia, crea una rappresentazione distorta della realtà, per almeno due buone ragioni:
1) La Gelmini ha introdotto il CLIL (sarebbe meglio “kill”),Content and Language Integrated Learning, che consiste come forse saprà nell’insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche. Delle oltre 9.000 domande pervenute per il CLIL al Miur,tutte le lingue diverse dall’inglese rappresentano il 14%: mi dica lei se i nostri figli hanno bisogno di altro inglese, rischiano semmai di andare in overdose. Non sarebbe il caso di preoccuparsi per i docenti di altre lingue straniere, o della tenuta dell’italiano visto che gli studenti impareranno parole che dovrebbero conoscere nella propria lingua madre solo in inglese, in un Paese in cui, secondo i dati della Commissione UE, un quindicenne su cinque è semianalfabeta?
2) Il Ministro ha anche inserito l’obbligo, per i docenti di qualsiasi disciplina, di certificare un livello B2 del Quadro diriferimento europeo (pari al più noto First Certificate), sempre in lingua inglese. Il provvedimento è anticostituzionale e va contro le norme in materia di diritto del lavoro, perché per i precari non è prevista alcuna formazione e dovranno pagarsi da soli corsi privati per poter accedere all’abilitazione. La FLC-CGIL ha infatti scritto con noi dell’ERA una lettera al Capo dello Stato, l’anno scorso.Questo, ovviamente, senza contare l’assurdità di dover conoscere l’inglese per insegnare lo spagnolo.
C’è da aggiungere che chi vede il suo programma è abituato a identificare i servizi con la denuncia di un Paese che, come scrivevo sopra, di solito non vede raccontato: di conseguenza, è automatico per il pubblico associare il dolce paternalismo di Peter Sloan che ferma gli italiani, dimostrando il loro scarso livello d’inglese con il simpatico piglio con cui Kipling salutava gli indiani, con la rappresentazione di un piccolo scandalo, vale a dire la denuncia che gli italiani non conoscono abbastanza la lingua inglese. Ciò non toglie che io sono perfettamente d’accordo con lei sui tagli ai docenti d’inglese, che nel Lazio hanno raggiunto il 78%. La questione però è molto più complessa di come “Report” e Peter Sloan la stanno ponendo, e temo che il solo risultato che le lezioncine d’inglese possano ottenere sia quello d’incrementare le vendite e le richieste d’arretrati delle stesse presso il Gruppo Espresso. (Continuo a ritenere l’esordio di Sloan a “Report”, nella tivù di Stato pagata anche con i miei soldi, nello stesso periodo dell’uscita in edicola di “Speak now” con l’Espresso una coincidenza fortuita attribuibile solo ed esclusivamente al Fato, con quel tocco di giansenismo cui non può rifiutare di aprirsi neanche il cuore più refrattario al chiarore della Provvidenza divina). Il genocidio linguistico che il Global English sta creando nel mondo (più della metà delle lingue si estingueranno entro il secolo) è dovuto in parte agli interessi delle superpotenze anglofone, in parte anche ai governi dei singoli Stati che fanno della lingua inglese uno strumento per risolvere problemi nazionali in modo miope o, più spesso, per mantenere condizioni di potere e di sfruttamento sociale ingiuste e altrimenti non mantenibili. In Corea del Sud, per esempio, c’è chi vorrebbe l’inglese come lingua ufficiale di un Paese quasi interamente monolingue coreano: recenti studi hanno messo in luce il legame tra l’imposizione dell’inglese e la cristallizzazione di sistemi di potere interni alla nazione (vedi “English as an official language in South Korea – Global English or social malady?”, Jae Jung Song,University of Otago). Da noi in Italia, il governo degli spot e dei proclami sta utilizzando l’inglese per tutti come uno specchietto per le allodole, che serve a mascherare una politica di tagli all’istruzione e d’incapacità nella gestione e risoluzione del fenomeno del precariato.
Come Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, mi occupo di diritti linguistici dal 1987 e conosco le implicazioni di questo tipo di politiche linguistiche. Le ingiuste discriminazioni verso i docenti di seconda lingua e l’auto-subordinazione della lingua nazionale a quella di un Paese estero non faranno che incentivare il livello di marginalizzazione della nostra lingua nel mondo e nel nostro stesso Stato, mentre questo regime monolingue anglofono scoprirà presto la realtà di maestri formati con poche ore settimanali e non adatti, come loro stessi spesso sostengono, all’insegnamento dell’inglese, messi lì a coprire i licenziamenti dei veri insegnanti d’inglese. Tutto questo crea un futuro di giovani con una padronanza scarsa della propria lingua madre, poca conoscenza delle altre lingue e un’infarinatura sgrammaticata di lingua inglese che può, nel migliore dei casi, essere inutile, e nel peggiore aumentare la percentuale di bambini dislessici. Il Prof. Robert Phillipson, uno dei massimi esperti dilingue nel mondo e autore de “L’Imperialismo linguistico”, ha definito ‘orribile’ la situazione italiana e ha scelto d’intervenire alla nostra Assemblea nazionale del 28 maggio.
Questo è ciò che andrebbe denunciato. Il modo in cui il suo programma sta affrontando il problema, oltre che semplicistico, è fuorviante: si mostra come uno scandalo la scarsa conoscenza degli italiani dell’inglese, mentre Sloan fa un uso dell’italiano talmente osceno che dovrebbe essere vietato nella fascia protetta. Nessuno osa però farlo notare, in quanto lui è il detentore della lingua dominante e, benché sia lui a essere in Italia, sono gli italiani che dovrebbero parlare come lui. La Gran Bretagna ha infatti abolito dal 2004 lo studio della lingua straniera obbligatoria, mentre a noi tocca sapere l’inglese per insegnare italiano in Italia, i nostri figli impareranno in inglese la geografia e la sera, a “Report”, si fa lezione d’inglese.
La pregherei di smettere di ridicolizzare la nazione nel suo 150°compleanno; se vuole occuparsi seriamente della questione linguistica nel nostro Paese, sono disponibile alla massima collaborazione. Distinti saluti,
Giorgio Pagano
Lettera aperta a Milena Gabanelli
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