Europa e oltre

L’ESPERTA AMERIKANA: GLI IMMIGRATI? NOI GLI FORNIAMO CORSI D’INGLESE (CURIOSO, ANCHE A LORO?)

Corriere della Sera, pag. 10:

«Lezioni di lingua e corsi di sopravvivenza Chi arriva va seguito»

MILANO – «Per avere una buona integrazione gli immigrati vanno seguiti passo passo sin da quando mettono piede nel loro nuovo Paese. Questo è il consiglio che mi sento di dare a voi italiani». Emira Habiby Browne ha la sua ricetta, da quasi vent`anni aiuta le persone che arrivano dal Medio Oriente, dal Nord Africa e dal sud dell`Asia ad orientarsi in una città difficile come New York. La sua organizzazione non profit, il Center for Integration and Advancement of New Americans (Ciana), ogni anno aiuta circa mille immigrati e rifugiati provenienti da società altamente tradizionali. In questi giorni Browne è a Milano per il convegno Immigrazione: veicoli ed esempi di integrazione organizzato dal consolato americano.
Cosa dovrebbe fare l`Italia?
«Di solito le persone che arrivano da voi, come anche da noi, sono lasciate sole a se stesse. E questo è un grande errore perché loro non conoscono le nostre abitudini, le nostre leggi.
Quello che qui è un reato, per loro potrebbe non esserlo.
Hanno bisogno di essere guidate tenendo conto che arrivano per avere una vita migliore e che ce la metteranno tutta per diventare parte della società, se gli insegniamo come».
Ci faccia degli esempi.
«Non sanno come aprire un conto in banca, come avviare un-business, come chiedere un finanziamento. E soprattutto non parlano la lingua. Noi gli diamo indicazioni pratiche e forniamo corsi di inglese».
Seguite anche i clandestini?
«Noi non chiediamo se hanno o no i documenti, non ci interessa.
Certo, chi ha il permesso di soggiorno è avvantaggiato».
Recentemente il premier britannico Cameron ha detto che il modello del multiculturalismo è fallito.
«Penso che le comunità etniche non aiutino l`integrazione.
Anche perché tendono ad essere più tradizionali che nel Paese d`origine proprio per paura di perdere la propria identità. Certo, integrazione non significa assimilazione. Gli immigrati non devono rinunciare alla loro cultura ma capire la nostra».
Come si possono evitare gli episodi di intolleranza da parte della popolazione locale?
«Insegnando a comprendere la cultura dell`altro. Noi, per esempio, facciamo corsi per la polizia. E cerchiamo di incoraggiare il reclutamento di agenti che parlino altre lingue e possano dialogare con quelle comunità».
Monica Ricci Sargentini

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