L’Esperanto come propedeutica allo studio delle lingue straniere

Paolo Gambi, Rinascimento poetico

L’ESPERANTO COME PROPEDEUTICA ALLO STUDIO DELLE LINGUE STRANIERE
Una sperimentazione ufficiale in una scuola elementare di Torino

Il Ministero della Pubblica Istruzione con decreto del 7 settembre 1994 ha autorizzato, per l’anno scolastico 1994-95, l’effettuazione del progetto di sperimentazione proposto dal Circolo Didattico di Torino "G. Salvemini" (Via Negarville 30/6 10135 Torino), concernente l’esperanto come propedeutica allo studio delle lingue straniere nella scuola elementare.
Questo è un primo risultato, ufficiale e recentissimo, per un inserimento strumentale e temporaneo della Lingua Internazionale in una scuola primaria italiana di Stato (è un inserimento sperimentale e provvisorio: si tratta dell’autorizzazione, per un anno scolastico e al fine dichiarato di verificare l’efficacia propedeutica della I.L.; non si può dire che il Ministro abbia autorizzato "sic et simpliciter" l’insegnamento dell’esperanto).Si tratta, a mio avviso, di un risultato modesto, che tuttavia stabilisce un precedente significativo e può costituire un punto fermo e diventare una solida referenza.
Perché, considero modesto (e consiglio di valutare tale, evitando estemporanei trionfalismi) tale risultato? Perchè:
a) esso riguarda solo tre classi in una sola scuola;
b) difficilmente può diffondersi, perchè si tratta di un progetto complesso, costruito specificamente per un caso oggettivamente favorevole;
c) sono previste verifiche molto serie e il risultato (cioè la verifica in senso positivo dell’ipotesi) non è affatto scontato.
Esso può, tuttavia, essere una solida referenza, perchè, avendo il Ministro della P.I. italiano autorizzato la sperimentazione, nessuno può più a cuor leggero asserire che l’esperanto non serve a niente. Un Ministro, anche sulla base di un parere favorevole dell’Istituto Regionale preposto alla Ricerca, alla Sperimentazione e all’Aggiornamento Educativo (IRRSAE), accetta e autorizza che si verifichi il "se" e il "quanto". Ciò avviene a Torino, in una scuola di Stato italiana. La verifica è a carico delle strutture ufficialmente competenti, gli ispettori scolastici.
Torino non è l’ultimo dei villaggi della Gallia (anche se, di fatto, siamo nella Cisalpina, non siamo nel più piccolo dei suoi villaggi); l’IRRSAE Piemonte è, di fatto, un’Istituzione autorevole, l’Italia non è l’ultimo dei Paesi su questo pianeta e, se il suo Ministro della P.I. autorizza una sperimentazione, allora, comunque sia, che l’esperanto non serva a nulla è, per chiunque abbia un po’ di pudore, almeno da verificare. Al nostro Ministero non pare impossibile che esso possa servire per imparare meglio, dopo, un’altra lingua straniera. Servisse anche solo a questo, sarebbe molto. Oggi le lingue straniere sono molto insegnate, ma poco (e male) imparate e si spendono delle fortune per ottenere risultati che, se ottenuti da un’azienda privata, comporterebbero l’immediata chiusura a tempo indeterminato di tutto il comparto relativo ad un settore con un bilancio così deficitario.
Chi oggi, dopo questa informazione, affermasse ancora che l’esperanto non serve a nulla, si esporrebbe al rischio di essere trattato, quanto meno, da imprudente, se non da avventato presuntuoso; se il Ministero considera un’ipotesi degna di essere verificata, allora, probabilmente, l’idea non è così inverosimile e infondata.

Questo è, dicevo, un primo risultato, modesto ma importante; è uno scalino.
Il prossimo passo, il prossimo scalino da costruire, dovrebbe (potrebbe) essere la sperimentazione dell’esperanto come Lingua 2 (come lingua straniera) nella Scuola elementare italiana, non più e non solo come propedeutica ad altre lingue straniere.
È noto che i Nuovi Programmi per la Scuola Primaria Italiana (DPR 104/85) introducono anche nell’elementare l’insegnamento di una lingua straniera. Detto insegnamento dovrebbe iniziare a partire dalla 2° classe, ma, in un periodo di transizione che si ha il diritto di supporre non breve, esso dovrebbe iniziare almeno dalla 3° classe. I Nuovi Programmi sono entrati in vigore nell’anno scolastico 1987-88 con le classi prime di allora; il periodo di transizione sarebbe dovuto andare a regime (funzionare dappertutto) a partire dall’anno scolastico 92-93. Ovviamente siamo ancora e rimarremo a lungo nel periodo di transizione, ma esso è ben lungi da andare a regime.
Non conosco i dati nazionali aggiornati, ma credo di non sbagliarmi se ipotizzo che l’adempimento di legge (insegnare una lingua straniera ai bambini delle elementari almeno a partire dalla 3° classe) sia attuato in non più del 30% delle situazioni.
Questo accade perchè mancano le risorse umane (insegnanti già competenti) e/o finanziarie (soldi per formare o/e assumere nuovi insegnanti competenti; e comunque sarebbe difficile trovarli: ve lo vedete un fresco laureato alle prese com bimbetti di 7-8 anni, per insegnare loro un’altra lingua? Ssenza una minima preparazione didattica e pedagogica specifica?). I maestri che erano già in grado, dopo un corso di aggiornamento di durata ragionevole, di insegnare una lingua straniera, sono ormai quasi tutti sulla breccia ed io sono uno di quelli: ho insegnato e insegnerò il francese. Qualche altro collega, che ancora non ha voluto esporsi, lo farà in futuro, ma ormai, di fatto, l’Amministrazione scolastica sta, per così dire, raschiando il fondo del barile.
Le conseguenze di questo insieme di fattori sono facilmente prevedibili e sono sgradevoli sia per l’utenza che per l’amministrazione scolastica, sia anche, e questo è assai più grave, per la nostra Repubblica che si presenta come democratica e la cui Costituzione afferma che Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.Il compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale… (art. 3), che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica… (art. 9), che la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita (art. 34).
La Costituzione, i Nuovi Programmi sono leggi dello Stato. Ogni legge, in Italia, termina con la stessa frase fatto obbligo, a chiunque spetta, di osservarla e farla osservare.
E noi ci proviamo, allora, ad osservarle e farle osservare. Vediamo come e perchè.

E’ pesantemente ingiusto e discriminatorio il fatto reale che in alcune (molte) province un alunno di scuola elementare abbia pochissime probabilità di poter fruire di un insegnamento (quello della lingua straniera), cui potrebbe invece accedere senza problemi, se soltanto la sua famiglia risiedesse in altra zona della Repubblica.Questa deprecabile situazione di disparità, cui i piccoli cittadini italiani vanno incontro secondo criteri geografici e sociali, pare destinata a durare a lungo; però, una soluzione ci sarebbe: introdurre l’esperanto come lingua straniera renderebbe possibile, in due anni scolastici, formare in tutta Italia e per tutte le scuole elementari gli insegnanti necessari e con la necessaria e sufficiente preparazione linguistica e glottodidattica.
In vista di quest’ultimo molto ambizioso obiettivo (ed in seguito alle pressanti, insistenti, di fatto ineludibili richieste di Giorgio Pagano) ho contribuito a preparare, sempre sulla base dell’art.3 del DPR 419/74, una bozza di progetto di sperimentazione per introdurre l’esperanto come lingua straniera nella nostra scuola elementare. Sappiamo bene che questa nostra formidabile Lingua Internazionale è stata creata espressamente affinchè, la si potesse imparare; essa pare fatta apposta (scusate, lo è!) affinchè, dei giovanissimi la imparino come prima lingua straniera.In Italia due bimbi su tre sono oggi privi dell’insegnamento di una lingua straniera e lo rimarranno a lungo, se non s’introdurrà qualcosa di più realistico ed economico che l’insegnamento di francese, inglese, spagnolo o tedesco nella scuola elementare. Noi sappiamo che è enormemente più breve, economica ed efficace la creazione ex novo di una generazione di insegnanti di esperanto, che non la formazione, sulla base delle competenze pur già esistenti, di insegnanti di quelle altre lingue.
Inoltre l’esperanto ha molti altri aspetti che lo rendono estremamente idoneo ed opportuno come materia da insegnare nelle elementari: ne citerò uno solo, quello per cui il Ministero ha autorizzato la sperimentazione, e cioè il valore propedeutico. Studiare l’esperanto alle elementari tornerà utile alle medie, quando si studierà, per forza, un’altra lingua straniera.
Mi pare che le condizioni ci siano tutte. Resta la parte più dura e più difficile: fare si che ciò che è opportuno, sensato e fattibile venga fatto o almeno venga provato, venga sperimentato. La situazione richiede questa prova; le vie per arrivarci esistono (in Italia abbiamo una normativa per le sperimentazioni: il DPR 419 che è passato pari pari nel nuovo testo unico: non si chiamerà più così, si chiamerà articolo 277 o 772, ma rimarrà tal quale; sarebbe forse opportuno che a livello internazionale si ricercassero nei vari Stati le norme che regolano l’argomento: non ce ne saranno in ogni Paese, ma in qualcuno si); la bozza di progetto è pronta alcuni colleghi stanno lavorando perchè le loro scuole presentino, entro il 15 ottobre, questa proposta.
Un’opera di sensibilizzazione verrà fatta durante il corrente anno scolastico 1994-95, affinchè l’anno prossimo siano di più le scuole che proporranno un piano pluriennale per la sperimentazione dell’esperanto come lingua straniera, almeno la dove lo Stato non è in grado di offrire all’utenza quel servizio cui essa avrebbe diritto.
Proviamo ad immaginare come reagirebbe l’utenza se a due alunni su tre non venisse insegnata, in terza, quarta, quinta, la religione, tanto per citare una materia (sic!) di recente introduzione e che occupa due ore alla settimana; se non venisse insegnata… la storia, se non venisse insegnata la matematica; se due bimbi su tre non potessero mai fare attività motorie a scuola, perchè‚ non ci sono gli insegnanti.
Sembra un’ipotesi surreale, inaccettabile, tale da far saltare in aria la situazione più quieta. Ebbene, per l’insegnamento della Lingua straniera la situazione è esattamente quella descritta ed è effettivamente esplosiva. Ad ogni inizio dell’anno scolastico si assiste, qua e là, allo spettacolo di delegazioni di genitori che pretendono giustamente che ai loro figli sia dato anche questo insegnamento. Alcuni insegnanti di Lingua Straniera hanno anche due classi in più di quelle che, di norma, potrebbero avere: lavorano di più, si preparano di meno; per fungere da ammortizzatori sociali danno un servizio meno buono, si sfiancano e, prima o poi, si stancheranno e smetteranno di insegnare soltanto la L.S.

Concludendo, mi pare davvero che oggi i tempi e la situazione oggettiva siano maturi per un’introduzione dell’esperanto nelle elementari. Stiamo lavorando affinchè‚ questo possa verificarsi.
Vorrei che il movimento esperantista italiano considerasse tutto ciò e pertanto non ostacolasse:
1) la definizione dell’esperanto come LINGUA STRANIERA, perché‚ solo definendolo così è possibile, hic et nunc, proporne l’insegnamento "puro" e non solo in chiave propedeutica: i Nuovi Programmi prevedono l’insegnamento dell’italiano e di una lingua straniera, non di linguaggi altrimenti definiti.
2) l’azione dell’ERA, del cui Consiglio Generale io sono membro; la ERA ha svolto e svolge una funzione importantissima nella promozione e nel sostegno di questi ambiziosi progetti ed ha un bisogno vitale di iscritti e sostenitori,di molti nuovi iscritti o soci e di sostenitori attivi.
Carlo Bourlot
(Strada Castello di Mirafiori 125, 10135 Torino
tel. 011-343974)

(Questo articolo sarà pubblicato sul n°9/1994 de "l’esperanto", organo della Federazione Esperantista Italiana).

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