Politica e lingue

L’Esperanto arriva ai Licei Poliziani di Montepulciano

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L’ESPERANTO ARRIVA NEI LICEI
di Matilde Vittori, Chiara Rossi, Cecilia Ciolfi
ESPERANTO ED OLTRE.
UNA CONFERENZA SU LINGUA E MATEMATICA: L’ESPERANTO ARRIVA NEI LICEI POLIZIANI.
Montepulciano

Una conferenza insolita, quella che ha viste impegnate alcune classi del liceo Classico e Scientifico dell’istituto Poliziano nella mattinata del diciannove ottobre. Insolita, è il caso di dirlo, perché raramente nelle scuole si parla dell’Esperanto, la lingua nata alla fine dell’Ottocento con il sogno di poter diventare, un giorno, una delle lingue neutre della scienza e dell’umanità – non a caso, quella che il dottor Cesco Reale, il relatore intervenuto alla conferenza organizzata dal Progetto Pianeta Galileo, è una delle sole tre conferenze che si terranno nei licei dell’intera Italia su questo argomento, l’unica nella regione Toscana, come a dire: il liceo Poliziano è uno dei pochi, a livello italiano, ad essersi prestato a far conoscere ai suoi studenti questo linguaggio.
Le origini di questo linguaggio, l’Esperanto, o Esperanta lingvo, si tracciano facilmente nel secolo, il sogno di qualsiasi studioso di linguistica: a differenza di molte lingue nazionali, le cui origini giacciono nei substrati linguistici ed è realmente difficile trovare un punto d’origine che non sia contestabile, la storia dell’Esperanto si dipana a partire dal 1887, data in cui un oftalmologo polacco, il professor Zamenhof, iniziò a lavorare a questo progetto di una lingua universale, di una lingua che possa portare i popoli al dialogo. Da qui il nome evocativo, che traslitterato significa “colui che spera”; una speranza che ha ben ragione di esistere, essendo l’Esperanto, al giorno d’oggi, la più parlata delle lingue ausiliarie.
Quali sono le potenzialità effettive di questa lingua? A spiegare questo aspetto agli studenti del liceo Poliziano ed anche ai professori intervenuti alla conferenza ha provveduto in maniera più che esaustiva il relatore dell’incontro, il dottor Cesco Reale. Personalità insolita anche lui, nel senso piacevole del termine, nel senso di una persona che raramente si ha la fortuna di incontrare: poliglotta – ha stupito gli studenti parlando persino in cinese –, linguista con una laurea in ingegneria del suono, appassionato di quella breve linea di divisione in cui la matematica diviene gioco e fervente esperantista nonché rappresentante all’ONU della Federazione Mondiale di Esperanto, è riuscito, nel breve ambito delle due ore di conferenza tenute nell’Aula Magna del liceo, a trasmettere ai suoi giovani ascoltatori la sua passione per le lingue e il suo entusiasmo per una lingua che molti di loro neppure conoscevano prima di sedere per ascoltarlo, coinvolgendoli con brevi parentesi di divertenti giochi linguistici o chiedendo proprio a loro di raggiungere con la loro logica le risposte alle sue domande prima che la risposta fosse da lui svelata.
L’Esperanto, per usare un termine matematico, è una lingua biiettiva. Ma cosa vuol dire praticamente: significa che questo la rende più semplice da imparare. Sì, ma come? Ad ogni lettera è associato uno ed un solo suono, ad ogni struttura linguistica è associato uno ed un solo significato. Un esempio semplice da comprendere? Nella nostra lingua italiana, il grafema c, così come il grafema g, può essere pronunciato in maniere differente a seconda che sia accompagnato da altri gruppi di lettere che ne modificano il suono. Nell’Esperanto, questo non avviene: proprio questa strutturazione univoca, volutamente creata a tavolino dal suo inventore, è alla base della sua facilità d’apprendimento che, secondo studi recenti compiuti da professori universitari, richiede un decimo del tempo che richiede l’apprendimento di lingue più articolate. Non stupisce quindi che le potenzialità di questa lingua sono effettivamente notevoli, molto più di quanto si possa pensare, e sicuramente infinitamente superiori a quella che è effettivamente la sua attuale conoscenza nel mondo.
Inutile dire che gli studenti sono rimasti colpiti da questa esperienza: è raro vedere una tale partecipazione ad una conferenza a cui tutti hanno dato il loro contributo, differente a seconda delle scuole frequentate. Gli studenti del liceo Classico, più affascinati dall’aspetto linguistico, hanno aiutato il dottor Reale ad eviscerare argomenti più pratici riguardo la lingua, mentre gli studenti del liceo Scientifico hanno dato il loro apporto logico e matematico alla conferenza, divertendo il relatore e divertendosi loro stessi. Un successo, senza dubbio, che non sarebbe stato possibile senza l’apporto di chi ha lavorato perché la conferenza potesse essere realizzata: il preside dei Licei, il professor Marco Mosconi, le referenti del Progetto Galileo, le professoresse Vanna Pellegrini e Simona Caciotti; il dottor Cesco Reale, che ha trasformato le due ore di conferenza in due ore di divertente apprendimento per tutti; e, perché no, anche gli studenti, che si sono lasciati incantare dal relatore e dalla lingua che stava presentando. Sicuramente, un’esperienza che ha toccato tutti, sia gli amanti della bella lingua italiana con tutti i suoi difetti sia coloro che, insomma, ad una lingua più semplice, priva delle complicazioni dialettali e di modi verbali infidi come il congiuntivo, non direbbero di no a priori. Grazie a tutti quanti, e chissà che da questa breve conferenza non possa uscire qualche futuro linguista ed esperantista.
Mi dankas vin pro via atento, grazie per la vostra attenzione.
Matilde Vittori, Chiara Rossi, Cecilia Ciolfi Classe VA scientifico

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