Europa e oltreL'ERA comunica

DIRITTI UMANI: l’ERA denuncia l’Agenzia europea per i diritti fondamentali per discriminazione linguistica e colonialismo

Al Mediatore europeo 
Denuncia inviata: mercoledì 4 ottobre 2023

Qual è l’istituzione o l’organo dell’Unione europea che intende denunciare?
Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali

Qual è la decisione all’origine della denuncia? Quando è stata presa tale decisione o quando Le è stata notificata?
Impedire l’accesso e il contributo al lavoro dell’Agenzia a tutti i cittadini europei non madrelingua inglese e, segnatamente, alla sua Assemblea Generale del 2 ottobre 2023. Ho chiesto direttamente al Direttore dell’Agenzia Michael O’FLAHERTY se avrei potuto partecipare ai lavori dell’Assemblea nella mia lingua. Mi è stato comunicato il 29 settembre 2023 che ciò non sarebbe stato possibile.

Che cosa considera che l’istituzione od organo dell’UE abbia fatto di sbagliato?
Impedire l’accesso e il contributo al lavoro dell’Agenzia a tutti i cittadini europei non madrelingua inglese. La questione è di particolarmente rilevanza e gravità perché l’istituzione in questione, per Statuto, dovrebbe difendere i Diritti fondamentali e non essere la protagonista dell’affossamento di uno dei più importanti di essi e che va a colpire un numero esorbitante di persone: quello linguistico-culturale. La discriminazione linguistica è condannata sia dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo che, con maggior forza, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea. Inoltre il Multilinguismo è una ricchezza dell’unione europea ed è difeso in più articoli del TFUE. Di fatto si assiste ad una nuova, inusitata e assurda forma di “razzismo” che si esprime nella segregazione ed esclusione non per il colore della pelle bensì per formazione mentale, per “forma mentis” acquisita attraverso la propria lingua madre. Il messaggio è chiaro e spaventoso nel contempo: se non hai acquisito la forma mentis anglosassone, se non pensi e parli in inglese ti escludiamo: dovrai rimanere segregato nella tua Nazione. Peccato che la segregazione linguistica posta in essere dalla FRA riguarda non un’estremamente piccola minoranza – cosa peraltro anch’essa condannabile – bensì la maggioranza schiacciante della popolazione europea.

Secondo Lei, cosa dovrebbe fare l’istituzione o l’organo europeo per risolvere il suo problema?

  • Per risolvere il problema, mio come di altri 425 milioni 846 mila 809 cittadini europei, l[‘Agenzia denunciata dovrebbe rispettare il proprio Regolamento istitutivo che, all’Art. 25, sul Regime linguistico, prescrive:
    1. Le disposizioni del regolamento n. 1 del 15 aprile 1958 si applicano all’Agenzia.
    2. Il Consiglio di amministrazione decide riguardo al regime linguistico interno all’Agenzia.
    3. I servizi di traduzione necessari per il funzionamento dell’Agenzia sono forniti dal Centro di traduzione degli organismi dell’unione europea.
  • Qualora si ritenga opportuna, utile e necessaria una lingua comune, proprio per la salvaguardia dei diritti linguistici fondamentali di ciascuno e di tutti, l’Agenzia dovrebbe chiedere alle Istituzioni dell’Ue e, segnatamente, al Consiglio europeo, la decisione di merito: analogamente a quanto già deciso precedentemente per la moneta comune, seppur con grandi differenze di scopo perché qui l’obiettivo è anche la salvaguardia della biodiversità linguistica europea e non la sua sostituzione monopolistica. Dopo che ci sarà stata la decisione del Consiglio europeo sulla necessità di una lingua comune, le istituzioni preposte porteranno avanti il percorso democratico, equo e trasparente necessario. Assurdo è comunque il criterio irrazionale e antidemocratico messo in atto per favorire aprioristicamente una popolazione dell’Ue madrelingua inglese così esigua (tra irlandesi e maltesi 5.382.028 abitanti in tutto).
  • Suggeriamo, in attesa della pronuncia del Consiglio europeo sull’opportunità di una lingua comune, il criterio esistente in tutti i parlamenti democratici del mondo nell’approvazione delle leggi: quello della maggioranza assoluta, ossia del 50 percento più uno. Tale criterio è il più democratico se si punta all’obiettivo di raggiungere il massimo dei lingua madre dell’Ue con il minor numero di lingue possibili e, linguisticamente, è ampiamente superato con tre lingue di lavoro: tedesco (da notare che esso è l’idioma più parlato in Ue e che la FRA è in territorio germanofono!), francese ed italiano con 218.634.509 persone raggiunte sulle 431.228.838 parlanti le 24 lingue ufficiali e di lavoro dell’unione europea.

Ha già contattato tale istituzione od organo al fine di ottenerne la risoluzione?
Ho chiesto direttamente al Direttore dell’Agenzia Michael O’FLAHERTYse avrei potuto partecipare ai lavori dell’Assemblea, alla quale eravamo stati invitati come ONG, nella mia lingua (la terza più parlata dell’Ue ). O’FLAHERTY mi ha fatto rispondere dal Sig. Andreas ACCARDO che ciò non sarebbe stato possibile e che, comunque non avrei potuto partecipare alle attività dell’Agenzia se non in inglese, in quanto “per motivi finanziari”, il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia “ha deciso che l’inglese è la nostra lingua di lavoro”.
Premesso che “per motivi finanziari” una Monarchia costa meno di una Democrazia, non è una monarchia che finanzia la FRA e, tantomeno, quella ecclesiastico-costituzionale britannica, peraltro già colonizzatrice del popolo irlandese e maltese e non più Stato membro dell’UE dal 31 gennaio 2020.
Inoltre, come esperto di Economia linguistica, ritengo importante conoscere quali siano state, e quando si siano svolte, le analisi economico-finanziarie del Consiglio di Amministrazione della FRA sottese alla decisione comunicatami, perché è evidente che se i lingua madre inglese non spendono un solo euro, strumentalmente e temporalmente, per apprendere l’inglese, per tutti gli altri tale apprendimento un costo ce l’ha (eccome!) con, in più, anche quello per le istituzioni scolastiche ed universitarie di insegnarlo: solo per l’Italia, essi ammontano – per difetto – a circa 65 miliardi di Euro l’anno. Per quanto riguarda la lingua interna, di lavoro interno, il Consiglio di amministrazione e i 105 dipendenti della FRA possono decidere anche di comunicare tra loro in “Klingon” (forse) ma, come organismo dell’Ue, con le Organizzazioni e i cittadini dell’unione europea, a nostro avviso l’Agenzia deve rispettare quanto scritto nella Carta, nel Trattato e nel Regolamento n. 1/1958.

0:00
0:00