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Politica e lingue

L’ERA CHIEDE AUDIZIONE ALLA VEIL

L’ERA CHIEDE AUDIZIONE ALLA VEIL

Alla cortese attenzione della
Signora Simon Veil,
Presidente del Gruppo Europeo di Alto Livello sulla libera circolazione

Roma, 6 giugno 1996

OGGETTO: RICHIESTA DI AUDIZIONE

Umberto ECO: "Oggi ci troviamo davanti a due fatti nuovi: il primo fatto è la presenza dei mezzi di massa che costituiscono una sorta di crusca quotidiana e garantiscono la conservazione di uno standard malgrado le differenze.
L’altro fatto è che potrebbe rovesciarsi il meccanismo perverso dell’egoismo dei governi. Mentre facevo un corso a Parigi (erano i giorni di Maastricht) sono stato invitato a numerosi convegni sulla francofonia; erano impazziti sul problema della lingua. Sembrava che come al solito, l’ossessione dei francesi fosse il dovere prendere atto che l’inglese è diventata lingua veicolare; sotto mi sono accorto che, sebbene i francesi neghino, c’è un altra paura più forte che è la paura del tedesco.
Con la caduta del muro di Berlino e l’apertura dell’est hanno paura, e a questo punto, sarebbero disposti a sostenere l’esperanto all’ONU, all’UNESCO, purché‚ non passi il tedesco. In un’Europa così frammentata uno Slovacco purché‚ non passi la lingua maledetta del suo fratello Bosniaco o Sloveno così disposto ad impegnarsi sull’esperanto.
Effettivamente devo ammettere che nella prima volta nella storia dell’umanità la situazione potrebbe essere cambiata; potrebbero crearsi forze di diffusione e alfabetizzazione imposizione di una lingua veicolare."

Illustrissima Presidente,

la nostra associazione transnazionale si occupa da alcuni anni dei problemi legati alla non mobilità europea ed internazionale, a causa della non garanzia della comunicazione linguistica.
Tale questione, peraltro, è tutt’altro che banale se, come dimostrano seri ed autorevoli studi in materia, la ‘Babele linguistica’ costa alle istituzioni europee fino al 60 per cento dei fondi a loro destinati.

I costi maggiori, in termini personali, sociali ed economici, sono pagati, ovviamente, dai cittadini che, allo stato, avrebbero la garanzia totale della comunicazione in tutto il territorio dell’Unione solo conoscendo almeno le sue 11 lingue ufficiali.
Tali costi sono pagati dagli eurocittadini quando:

– pagando le tasse, permettono quanto meno ai loro rappresentanti, di dialogare nelle Istituzioni europee (quel "fino al 60%" di cui parlavamo in precedenza).

– allorché, piccoli e medi imprenditori, vorrebbero consorziarsi con altri imprenditori per poter così crescere e, magari un giorno, essere competitivi con le grandi multinazionali statunitensi o giapponesi.

– studenti, professionisti od operai, che vorrebbero studiare, cercare di esercitare o lavorare in più Paesi comunitari ma che, avendo a che fare, tanto per iniziare, con uffici pubblici rigorosamente monolinguistici, ne sono, di fatto impediti.
A poco, quindi, servono le fatiche di equiparazioni di lauree o altro.

– nei contenziosi legali ci si rende conto che, non essendoci, una unica lingua di riferimento giuridico, il problema interpretativo diviene colossale.
E così via…

Da qui la necessità, urgentissima, per la libera circolazione degli eurocittadini di cominciare a prendere in considerazione e a studiare i mezzi di promozione e adozione di una lingua di riferimento giuridico, ausiliaria e rigorosamente NON etnica come l’Esperanto.

In merito alla lingua internazionale Esperanto, il Ministero della Pubblica Istruzione italiano ha provveduto a diramare alle scuole italiane uno studio di 26 pagine sull’argomento (Allegato 1).
Inoltre, autorevoli riconoscimenti internazionali sul valore dell’Esperanto quale strumento di fratellanza universale in grado di dare un contributo decisivo anche alla costruzione della pace – cos come era nell’intenzione del suo inventore, l’ebreo polacco Zamenhof sono venuti, tra gli altri, dall’UNESCO e dal Santo Padre:
– l’UNESCO, in particolare, ha prodotto nel corso della sua storia ben tre risoluzioni in favore della divulgazione dell’"Esperanto (nel 1954, nel 1985, e, su nostra sollecitazione, nel 1993). Inoltre nel 1994 ha sostenuto il nostro progetto ‘Fundapax’ che, tramite l’insegnamento della Lingua Internazionale, ha messo in contatto tra loro giovani di 105 scuole di 29 Paesi del mondo, dei quali 17 europei.
– Giovanni Paolo II ha inserito, a partire dalla Pasqua del 1994, l’Esperanto tra le poche decine di lingue nelle quali, in occasione delle celebrazioni liturgiche solenni, quali la Pasqua ed il Natale, impartisce la sua benedizione ‘urbi et orbi’.
Mentre un Appello in senso esperantista promosso dalla nostra associazione e sostenuto dal Partito radicale ha già raccolto le firme di oltre 40 europarlamentari e di personaggi della cultura europea come il Nobel per l’economia Reinhard Selten.

Ci permettiamo pertanto di chiederLe quanto prima un audizione su questo tema.
Se Le sarà possibile, gradiremmo incontrarLa a Firenze, in occasione della chiusura della Presidenza italiana del semestre europeo, che coinciderà peraltro con il nostro Congresso al quale La invitiamo sin d’ora, con la massima deferenza.
Aspettando quanto prima positive notizie, e scusandoci per il tempo sottrattole, Le porgiamo illustrissima Presidente, i nostri più rispettosi saluti.

Distinti Saluti.

Il Segretario, Giorgio Pagano

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