ERA presenta alla FRA il proprio contributo al Programma di lavoro 2027-29: equità e giustizia linguistica, linguicismo istituzionale, IA multilingue e proposta di un Garante europeo del multilinguismo
Roma, 30 aprile 2026
L'”Esperanto” Radikala Asocio (ERA), organizzazione della società civile attiva da trentanove anni nel campo della democrazia linguistica e dei diritti umani linguistici, ha trasmesso alla Fundamental Rights Agency dell’Unione europea (FRA) un contributo organico alla bozza del Documento di programmazione FRA 2027-29.
Il documento, elaborato a seguito dell’invito formale della FRA, chiede l’inserimento di una nuova linea strategica dedicata a equità e giustizia linguistica, linguicismo istituzionale, partecipazione multilingue della società civile, intelligenza artificiale multilingue e decolonizzazione linguistica dell’Europa.
La lacuna strutturale del Programma
ERA rileva che la bozza del Programma FRA 2027-29, pur affrontando temi centrali quali la Carta dei diritti fondamentali, la non discriminazione, lo Stato di diritto, la società civile e l’intelligenza artificiale, non considera in modo adeguato la dimensione linguistica di tali ambiti. Nessun diritto fondamentale è pienamente accessibile se il cittadino non può comprenderlo, discuterlo e difenderlo in condizioni linguistiche eque. Nessuna democrazia europea può dirsi pienamente multilingue se la società civile viene convocata, informata e ascoltata prevalentemente in inglese.
Linguicismo istituzionale e responsabilità della FRA
ERA denuncia la prassi della Fundamental Rights Platform — la piattaforma FRA di dialogo strutturato con la società civile — che opera di fatto in inglese, producendo effetti discriminatori indiretti nei confronti della maggioranza dei cittadini e delle organizzazioni europee non madrelingua inglese. La stessa FRA ha riconosciuto nel 2023 che tale scelta «limita in qualche misura la partecipazione attiva» alle proprie riunioni.
ERA richiama la giurisprudenza del Tribunale dell’Unione europea (causa T-555/22, Francia c. Commissione, 8 maggio 2024), secondo cui qualsiasi restrizione linguistica nelle istituzioni dell’Unione deve essere oggettivamente giustificata, rispondere a esigenze reali del servizio ed essere proporzionata. In assenza di valutazione d’impatto linguistico e di misure correttive, il regime linguistico della Fundamental Rights Platform rischia di configurare una discriminazione indiretta fondata sulla lingua.
The English Tax: il costo invisibile della subordinazione linguistica
Il contributo stima il costo annuo della subordinazione linguistica per i cittadini europei non madrelingua inglese in circa 465 miliardi di euro, pari a circa 1.033 euro per cittadino all’anno. Tale cifra — aggiornata dallo studio di Áron Lukács sui dati 2005 — include costi di apprendimento, certificazione, perdita informativa, svantaggio competitivo e trasferimento strutturale di valore verso l’Anglosfera.
ERA definisce questo onere The English Tax: non una tassa deliberata democraticamente, ma una tassa di fatto incorporata nella vita formativa, professionale, universitaria e istituzionale dei cittadini europei. La Brexit ha reso tale dinamica ancora più contraddittoria: l’Unione europea continua a funzionare nella lingua di uno Stato che ne è uscito nel 2020.
IA, piattaforme digitali e sovranità cognitiva
ERA segnala che la dominanza anglocoloniale si estende oggi all’intelligenza artificiale e alle piattaforme digitali. I principali modelli linguistici e le principali infrastrutture digitali sono progettati, addestrati e controllati prevalentemente nello spazio linguistico angloamericano. L’Europa non può proclamare il multilinguismo come valore fondamentale e, nello stesso tempo, dipendere da piattaforme private esterne per la traduzione, l’interpretariato, l’accesso ai documenti e la mediazione digitale dei diritti. ERA propone che l’Unione europea investa in IA linguistica pubblica, traduzione automatica controllata, interpretariato assistito e sottotitolazione multilingue in tempo reale, trasformando il proprio pluralismo linguistico da ostacolo apparente a vantaggio competitivo globale.
La proposta: un Garante europeo del multilinguismo
ERA propone l’istituzione di un Garante europeo del multilinguismo e dell’equità linguistica, organismo indipendente incaricato di monitorare le asimmetrie linguistiche nelle istituzioni dell’Unione, elaborare indicatori di disuguaglianza linguistica, ricevere segnalazioni da cittadini e organizzazioni civili, valutare l’impatto linguistico dell’IA e degli accordi internazionali, e proporre misure correttive. ERA suggerisce che tale Garante sia collocato in uno Stato membro non anglofono, preferibilmente in Italia e a Roma, per il valore storico e simbolico della città nel rapporto tra lingua, diritto e universalismo.
Le richieste operative alla FRA
ERA chiede che il Programma FRA 2027-29 includa: un capitolo autonomo su equità e giustizia linguistica; una valutazione d’impatto linguistico delle prassi della FRA; una politica multilingue per la Fundamental Rights Platform; studi sul linguicismo istituzionale, sui costi storici di The English Tax, sulla colonizzazione dell’immaginario europeo e sul rapporto tra IA e diritti linguistici; uno studio di fattibilità sul Garante europeo del multilinguismo; l’adozione di una metodologia di Linguistic Impact Assessment per programmi, consultazioni e strumenti digitali dell’Unione.
ERA si riserva, in caso di mancato adeguamento del Programma e delle prassi linguistiche della Fundamental Rights Platform, di valutare ogni iniziativa istituzionale e giurisdizionale utile alla tutela dei diritti linguistici dei cittadini europei.
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