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Politica e lingue

L’ERA alla 30 Conferenza Generale UNESCO. Osservatorio sulle politiche linguistiche

L’ERA alla 30 Conferenza Generale UNESCO (5)
"Osservatorio sulle politiche linguistiche": nessun rafforzamento ed ampliamento, si rimane al testo di Stoccolma.

A partire dalle ore 16.00 del 12 novembre 1999, la Commissione V (Comunicazione) della Conferenza Generale dell’UNESCO ha esaminato la proposta di Risoluzione del Consiglio Esecutivo, inserita al punto 7.6 dell’Ordine del Giorno, su "La promozione e l’uso del multilinguismo e l’accesso universale al cyberspazio".
Prendendo la parola, il Presidente iraniano della Commissione, Ali Al-Mashat ha dichiarato irricevibile la proposta di risoluzione dell’Italia (in cui si chiedeva la presentazione di un rapporto da parte del Direttore Generale sulle risorse disponibili per l’attuazione dell’Osservatorio sulle politiche linguistiche di Stoccolma ed uno studio di fattibilità su un’autorità sul diritto alla lingua, garante del plurilinguismo nel cyberspazio), perché‚ consegnata oltre i limiti di tempo previsti
dall’Organizzazione.
Si è quindi passati alla discussione degli emendamenti alla proposta di risoluzione del Consiglio esecutivo, contenuta nel paragrafo 40 del documento 30C/31.
La delegata italiana, Prof.ssa Saulle, ha proposto due emendamenti, ed in particolare quello relativo all’inserimento all’inizio del penultimo comma della seguente espressione "[La Conferenza Generale] ricorda al Direttore Generale il suo impegno, in conformità al punto 14 del Piano d’Azione di Stoccolma, riguardante l’implementazione di un Osservatorio sulle politiche linguistiche"
Ne è scaturita una discussione a cui hanno partecipato la Germania, la Francia, l’Arabia Saudita, e lo Zambia.
La delegata tedesca ha subito attaccato duramente la proposta italiana, quasi accusando il nostro paese di furberia, e mettendo in discussione che a Stoccolma il Direttore Generale avesse preso un qualsiasi impegno, ha chiesto inoltre il riferimento esatto al testo del Piano d’Azione.
La Francia ha suggerito di attenersi al testo di Stoccolma, senza inserire interpretazioni.
Anche l’Arabia Saudita, ha chiesto di attenersi al testo e suggerito a sua volta di fare riferimento alla Conferenza di Stoccolma piuttosto che al Direttore Generale.
Lo Zambia ha protestato perché‚ il Piano d’Azione di Stoccolma non faceva parte dei documenti di cui disponevano.
La delegata italiana ha risposto ribadendo che nel punto 14 della seconda parte del Piano d’Azione di Stoccolma si chiedeva al Direttore Generale di "promuovere la creazione di un osservatorio sulle politiche linguistiche", precisando che quelle erano le parole esatte ed il riferimento preciso del Piano d’Azione a cui l’emendamento italiano faceva riferimento.
A questo punto, usando del potere discrezionale che il cosiddetto procedimento di consenso gli attribuisce, il Presidente ha valutato che l’emendamento italiano doveva essere respinto ed ha proclamato l’adozione della risoluzione senza l’emendamento sull’Osservatorio (in realtà anche l’altro emendamento italiano è stato respinto).
La delegazione italiana ha comunque opportunamente respinto la richiesta di ritirare l’emendamento che quindi sarà agli atti della Conferenza.
E’ da notare che la prassi sconcertante dell’UNESCO nel suo processo decisionale non prevede di fatto il voto ma il consenso generale, il che significa che, concretamente, per adottare una modifica ad un documento proposto dall’UNESCO è necessaria in realtà l’unanimità
Così come ci è stato esplicitamente riferito da un eminente membro della delegazione italiana, e confermato, con linguaggio meno diretto da un membro della Commissione Giuridica, "l’UNESCO non è un’assemblea democratica: il voto è un atto traumatico riservato alle decisioni fondamentali e da evitare nel modo più assoluto in tutti gli altri casi".
Altro fatto sconcertante per un’Organizzazione che dovrebbe promuovere l’educazione alla democrazia, è che non esiste nessun regolamento interno delle Commissioni (dove invece sono prese tutte le decisioni) ma solo una generica Organizzazione dei lavori della Conferenza Generale e, soprattutto, una consuetudine, a cui nessuno Stato ha il coraggio di opporsi, che di fatto contraddicono quanto invece previsto dal Regolamento della Conferenza Generale, in cui invece è prevista, anche per le Commissioni, una procedura quasi sistematica di votazione prima di adottare qualsiasi decisione.
Insomma, anche per l’UNESCO esiste una "Costituzione materiale" più valida della "Costituzione formale".
Ricordiamo che l’ERA si era recata a Parigi per ottenere attraverso un’operazione di lobbying sulla delegazione italiana il rafforzamento e l’ampliamento di quanto ottenuto a Stoccolma.
Nella sconfitta complessiva è da sottolineare comunque che quanto conquistato a Stoccolma non è stato nel modo più assoluto messo in discussione.
Inoltre, un passo importante, anche se non sufficiente, è da considerarsi la adesione piena e finalmente attiva dell’Italia alla campagna sull’Ossevatorio: Sabato 12 novembre mattina, il Consigliere Cacciaguerra, uno dei vertici della delegazione italiana, ha ribadito, nel corso del dibattito sul multilinguismo che si teneva in Commissione II (educazione) che "l’Italia dà grande importanza, nel quadro della promozione del multilinguismo, ai risultati della Conferenza di Stoccolma ed invita il Direttore Generale a mettere in atto il Piano d’Azione specialmente nel punto relativo alla costituzione di un Osservatorio sulle politiche linguistiche".

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