Corriere Canadese:
Le “sudate carte” di Galassi: Leopardi tradotto in inglese
L’editore americano, poeta per vocazione, ha presentato il libro all’Istituto Italiano di Cultura
Di LETIZIA TESI TORONTO – Forse «puzzava», come pare abbia riferito Fanny Targioni Tozzetti per giustificare il suo rifiuto, ma ai lettori postumi l’informazione sull’igiene personale di Giacomo Leopardi non toglie e non aggiunge niente alla grandezza delle sue opere. Che ora, finalmente, sono state tradotte anche in inglese grazie alla passione di un editore americano Jonathan Galassi, poeta per vocazione e italiano d’origine.
L’opera, Giacomo Leopardi’s Canti, è stata presentata lunedì sera all’Istituto Italiano di Cultura dalla direttrice Adriana Frisenna e dall’autore/traduttore. Si tratta della seconda edizione inglese dell’intera opera poetica di Leopardi dopo quella pubblicata nel lontano 1887. Un vuoto che anni fa era stato lamentato anche da Italo Calvino: “Al di là dei confini italiani Leopardi semplicemente non esiste. Non c’è modo per esprimere chi fosse, non esiste maniera per definire la sua figura in relazione ad altre, né per spiegare come mai egli sia per noi così importante…”.
Nel libro di Galassi, redatto in inglese con testo originale a fronte, l’autore accompagna la traduzione a un ricco commento per aiutare il lettore a entrare nel mondo lirico del poeta, che a sua volta fu sempre sensibile e attento al problema della traduzione in poesia.
Adriana Frisenna, presentando l’autore, ha sottolineato l’importanza della traduzione di Galassi, che colma il vuoto secolare che si era creato intorno all’opera del poeta di Recanati, e ha annunciato l’uscita, l’anno prossimo, della traduzione dello Zibaldone, sempre per mano dell’editore americano.
Prima di dedicarsi a Leopardi, Galassi, che nella sua carriera ha ricevuto molti riconoscimenti e onorificenze sia come poeta che come redattore, ha tradotto anche molti volumi dell’opera di Eugenio Montale: The Second Life of Art: Selected Essays (Ecco Press, 1982); Otherwise: Last and First Poems (Random House, 1984); Collected Poems: 1920-1954 (FSG, 1998); Posthumous Diary (Turtle Point Press, 2001). E sempre per mano di Galassi usciranno anche le traduzioni dell’ultima produzione montaliana.
«Dopo aver tradotto l’opera di Montale, che ammiro profondamente, ho cercato un altro poeta italiano da tradurre, ma fra quelli contemporanei non sono riuscito a trovare nessuno che mi interessasse – ha detto Galassi – così mi sono rivolto al passato e ho deciso di cimentarmi nella traduzione dell’opera di Leopardi, alla quale ho lavorato negli ultimi dieci, dodici anni».
Durante la serata sono state lette alcune delle poesie più famose, da “L’infinito” a “La sera del dì di festa”, da “A Silvia” ad “Alla luna”, prima nella versione originale e poi in quella inglese. «Uno dei miei obiettivi come traduttore, anche quando ho lavorato sull’opera di Montale, è quello di mantenere intatti il ritmo e la musicalità delle poesie originali, mantenendo quantomeno un metro equivalente – ha spiegato l’autore – Con Leopardi sono stato facilitato dalla sua austerità nell’uso delle rime, che sarebbero state impossibili da rendere». La difficoltà maggiore, ha confessato Galassi, è stato rendere il linguaggio sublime del poeta di Recanati nel cui mar siamo dolcemente naufragati tutti.










