Le parole dei presidenti

La tradizione. I dieci messaggi più significativi

Da Einaudi a Ciampi, le parole da ricordare

di Celestina Dominelli

Sessantuno anni ci dividono da quel 31 dicembre. Eppure l’emozione dell’allora presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, emerge ancora dalle prime parole diffuse via radio. «Nel rigoglio
di intimi affetti suscitato da questa trasmissione…». Comincia così la tradizione dei discorsi presidenziali di fine anno che il Sole 24 Ore on line ha ripercorso scegliendone dieci da ricordare.
Una selezione, consultabile sul sito web, che in attesa dell’intervento di stasera si chiude con il discorso di Giorgio Napolitano del 2009, in cui risuona il forte appello a favore dei giovani.
Il messaggio di San Silvestro è divenuto così via via uno specchio fedele del paese, delle sue
difficoltà e delle sue speranze.
Scosse nel 1956, nel messaggio di Giovanni Gronchi, dalla drammatica vicenda ungherese cui il capo dello Stato dedicò un passaggio assai accorato. Proprio come fece Antonio Segni, sette anni
dopo, quando aprì il suo discorso ricordando la morte del presidente Kennedy e di Giovanni XXIII «due grandi fiamme che avevano illuminato a tutti la difficile via verso la pace nella libertà e nella giustizia». Parole, queste ultime, che tornano anche nel 1969 con Giuseppe Saragat che si presentò il 31 dicembre davanti al paese diciannove giorni dopo «lo straziante lutto» di piazza Fontana a Milano. «Faccio appello a tutti i cittadini perché la fiducia nelle nostre libere istituzioni non venga meno». Gli stessi cittadini cui, nel 1971, Giovanni Leone rivolse un sintetico messaggio, a due giorni dal giuramento alle Camere.
Poi arrivò Sandro Pertini e il suo linguaggio diretto che lo contraddistinse fin dal 1978 quando, nel primo messaggio del settennato, ricordò «il cuore puro e il forte ingegno» dell’amico Aldo Moro. Toni affettuosi come quelli usati da Francesco Cossiga nel 1991, pochi mesi prima delle sue dimissioni. Tre minuti e mezzo davanti alle telecamere, nel pieno del caso Gladio, solo per annunciare la scelta del silenzio attraverso un brevissimo augurio.
Tutt’altro che breve fu poi il discorso di Oscar Luigi Scalfaro nel 1994, l’anno del "ribaltone" con la
caduta del governo Berlusconi: una difesa a spada tratta delle sue prerogative.
Dalla politica all’economia: nel 2001 Carlo Azeglio Ciampi aprirà il suo messaggio salutando con nostalgia la lira. Poche ore dopo il debutto dell’euro.
(Da www.ilsole24ore.com, 31/12/2010).

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