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Politica e lingue

Le menzogne di Severgnini sulla colonizzazione linguistica inglese dell’UE

I Trattati non prevedono ruoli di "lingue neutrali" fantasia inventata di sana pianta da Severgnini. Esistono solo lingue ufficiali. E lo spiega bene la Hubner a ridosso della Brexit

Caro Beppe. Ho letto con rammarico la lettera della sig.a Paolino del 13/10, insegnante di italiano in Virginia. La signora lamenta che molti studenti americani (ma è uguale in Europa) credono che sia assolutamente inutile imparare l’italiano. Il problema è che purtroppo hanno ragione, almeno allo stato attuale delle cose. Ma la causa di ciò non è la mancata promozione dell’italiano all’estero, che è notevole, quanto invece l’egemonia dell’inglese. Senza un vigoroso contrasto all’inglese non solo non vi può essere spazio per l’italiano, ma nemmeno per le altre lingue di cultura. Lo studio della seconda lingua, infatti, è in calo ovunque. Come stupirsene? L’inglese e la fuorviante narrazione della lingua franca globale sono state gradualmente imposte in Europa in due fasi. Dal 1945 al 1989 dagli USA per compattare l’occidente in chiave antisovietica. Di qua si doveva parlare inglese, di là russo. La seconda dal 1989 al 2008 (grande crisi finanziaria), ovvero il periodo della trionfante globalizzazione neoliberista. Qui l’inglese fu imposto dalle élite cosmopolite europee che credevano nella fine della Storia à la F. Fukuyama. La storia invece continua, e da ormai un decennio siamo nell’epoca della frammentazione. Gli USA di Trump e il Regno Unito della Brexit sono dichiarati avversari dell’Unione europea (UE), ed è grottesco che la tecnocrazia di Bruxelles si ostini ad affidarsi all’inglese, lingua materna di appena il 2% della popolazione europea, studiata da tanti ma imparata bene da pochi (dati Eurostat). Cosa fare? Ci vuole coraggio e lungimiranza: liberalizzare l’insegnamento delle lingue straniere a scuola rompendo il monopolio dell’inglese, contrasto ai percorsi universitari solo in inglese, e promozione dell’italiano, francese e tedesco come lingue di lavoro dell’UE. Solo se l’italiano tornerà ad essere lingua di un attore globale come la UE sarà vista come utile e verrà imparata. Non basta che una lingua sia bella, essa deve anzitutto servire a qualcosa.
Fulvio Volpe, fulvio.volpe@gmail.com

Grazie Fulvio, ma non sono d’accordo. L’inglese si è imposto per quattro motivi:
il dominio angloamericano negli ultimi due secoli
la facilità grammaticale e sintattica (l’inglese è facile da parlare male)
il collegamento con le nuove tecnologie da almeno un secolo (elettrodomestici, trasporti, televisione, computer, web) la necessità per il mondo di trovare una lingua di comunicazione.

Tra tutti, questo è l’elemento più importante. Qualcuno ha scritto: “L’inglese non si ama, si usa”. Potremmo aggiungere: l’italiano si ama, e si usa solo quando viene amato, insieme alle cose belle che evoca: paesaggi, arte, musica, eleganza, cibo, vino).
Questa è la battaglia linguistica che noi italiani dobbiamo combattere – oltre a restare tra le lingue dell’Unione Europea, ovviamente. Ma qui l’inglese è ancora favorito. Ora che il Regno Unito ha lasciato, ancora di più. L’inglese è diventata ufficialmente una lingua neutrale. Cosa che era già, peraltro.

Beppe Severgnini | italians.corriere.it | 24.10.2020

I Trattati non prevedono ruoli di “lingue neutrali” fantasia inventata di sana pianta da Severgnini. Esistono solo lingue ufficiali. E lo spiega bene la Hubner a ridosso della Brexit :
Danuta Hübner, Presidente del Comitato per gli Affari Costituzionali del Parlamento europeo (AFCO), ha avvertito il 27 giugno 2016 che l’inglese non sarà una delle lingue ufficiali dell’Unione europea dopo che la Gran Bretagna lascerà l’UE. Altro che “lingua neutrale” è una lingua avversaria delle altre dell’UE.

Giorgio Kadmo Pagano
ARTISTA dal 1977 TEORICO dell'ARTE e ARCHITETTO dal 1985 GIORNALISTA dal 1993, ESPERTO d'ECONOMIA LINGUISTICA dal 1997.

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