Le lingue muoiono in tutto il mondo man mano che il pianeta si globalizza

Da sx Thierry Meyssan e Giorgio Kadmo Pagano

921, 23-Mag-99, 12:03, I—–, 6674, C.Sarandrea, IT, Roma

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Le lingue muoiono in tutto il mondo man mano che il pianeta si globalizza

PAMPA HERMOSA, PERU'. Quando sta a stuzzicare i suoi due nipotini che strillano, la donna dai lunghi capelli neri si lascia andare per la gioia e comincia a parlare nella sua lingua materna, il chamicuro.
Nessuno la capisce. Cosi' Natalia Sangama, un po' pensierosa, passa allo spagnolo, che adesso e' la lingua della sua gente, di suo figlio, dei suoi nipotini.
“Sogno in chamicuro, ma non posso raccontare i miei sogni a nessuno”: questo dice, l'ultima persona che parla correntemente quella lingua, a un giornalista che e' andato a trovarla nel suo villaggio, un grappolo di casucce di paglia sull'argine di un lago celeste nella giungla amazzonica.
“Alcune cose non si possono esprimere in spagnolo” dice Sangama “Ti deprime essere l'ultima”.
Altri quattro abitanti piu' anziani di Pampa Hermosa, che dista 750 chilometri a nordest di Lima, conoscono termini e frasi in chamicuro, ma i linguisti dicono che quando morira' Sangama, la lingua morira' con lei.
Molte lingue del mondo stanno scomparendo, man mano che le moderne comunicazioni, le migrazioni e la crescita demografica pongono fine all'isolamento di gruppi etnici.
I linguisti mettono in guardia che il risultato sara' un crollo per la diversita' culturale e intellettuale, come quello che molti biologi dicono che avviene nelle specie animali e vegetali quando le aree allo stato brado vengono distrutte. Per i linguisti ogni lingua contiene parole che in maniera univoca rendono un'idea, e quando le parole si perdono, cosi' spariscono le idee.
Almeno la meta' delle 6.000 lingue parlate nel mondo probabilmente moriranno nel prossimo secolo e solo il 5% di queste lingue sono “al sicuro”, nel senso che sono parlate da almeno un milione di persone e ricevono aiuti dagli stati.
“Ci sono centinaia di lingue che si riducono a pochi anziani parlanti e per molte di loro non c'e' piu' speranza di rinascita”, dichiara Doug Whalen, linguista dell'Universita' di Yale, presidente del Fondo per le lingue in pericolo. “E' come guardare un ghiacciaio. Puoi dire che si sta muovendo anche se e' qualcosa di lentissimo”.
La perdita di una lingua e' distruttivo, perche' quando una lingua muore, molto della cultura connessa muore con lei, dice Michael Krauss, linguista dell'Universita' dell'Alaska che compara la diversita' linguistica con la diversita' biologica, che aggiunge: “La razza umana evolve in mezzo alla diversita' delle lingue, che formano un ricco bacino di idee e concezioni del mondo, ma questo bacino si sta velocemente restringendo”.
“E' una limitazione culturale” dichiara Whalen “Potrebbe non essere una piaga o una pestilenza, ma di sicuro e' un disastro culturale”.
Non appena il contatto tra culture e' cresciuto con la globalizzazione, il processo delle lingue dominanti che uccidono le lingue minori e' accelerato.
Il processo di estinzione puo' essere meglio osservato in posti come la giungla amazzonica, dove si scoprono ancora lingue mentre altre si estinguono.
“L'America Latina ha lingue che sono state scoperte solo da poco, e non appena vengono scoperte esse cadono in pericolo. Il meccanismo di scoperta le pone immediatamente in pericolo” dichiara Whalen.
L'Amazzonia peruviana fu chiamata “torre di Babele” dai primi missionari spagnoli, sbalorditi dal numero delle lingue che constatarono nelle comunita' isolate, divise dalla densa giungla.
I missionari calcolarono che vi fossero piu' di 500 lingue in un'area pari alla meta' dell'Iran. I linguisti stimano oggi che vi fossero probabilmente 100-150 lingue, ma con una vertiginosa varieta' di dialetti.
Oggi ne sopravvivono solo 57 e 25 di esse sono in via di estinzione, dichiara Mary Ruth Wise, linguista dell'Istituto di linguistica di Dallas.
“Il processo di estinzione di una lingua inizia quando i bambini smettono di studiarla. Spesso questo si spiega con la vergogna di parlare una lingua “primitiva”, dice la Wise. “Una leva per salvare quelle lingue, allora, e' di insegnare alle persone di tenerle in considerazione”.
E porta l'esempio degli indiani Taushiro, che vivono sulle sponde del fiume Aucuyacu nella regione peruviana Ucayali, coperta dalla giungla. Una dozzina circa dei membri della tribu', i piu' anziani, sono gli ultimi parlanti Taushiro, una delle pochissime lingue del mondo senza consonanti labiali, come la “p”, la “b” o la “m”, che richiedono movimento delle labbra per essere pronunciate.
“Probabilmente non sopravviveranno a questa generazione. La perdita potrebbe apparire insignificante” dice la Wise “ma per un linguista si tratta di un delitto”.
A Pampa Hermosa gli ultimi chamicuros vivono senza strade, elettricita' o telefono. La giungla si intreccia attorno al villaggio come un denso muro verde.
Ma una stazione radio di Yurimaguas, citta' a 8 ore di navigazione sul lago, strombazza notizie in spagnolo e musica salsa. La scuola insegna ai bambini in spagnolo che le donne hanno dovuto cambiare le loro tradizionali gonne variopinte, le loro perline e pitture facciali con i jeans e i vestiti in poliestere.
Il vaiolo, le migrazioni e l'assimilazione nella cultura dominante spagnola ha ridotto il numero dei chamicuros dai 4.000 dell'epoca della conquista spagnola ai 125 di oggi. Vivono pescando con canoe ricavate dai tronchi degli alberi, con la caccia e coltivazione di cereali, yucca e fagioli.
“Alla scuola dei missionari ci facevano inginocchiare sul granturco se parlavamo chamicuro” ricorda Sangama.
Piu' in la' lungo il lago Achual Tipishca vivono i cocama-cocamillas, una tribu' piu' numerosa di ex cacciatori di teste che hanno perduto la maggior parte della loro cultura per la dominante societa' meticcia spagnola.
Circa 15.000 cocama-cocamillas rimangono, con 570 abitanti del villaggio Achual Tipischa, il cuore della cultura cocama-cocamillas. Persino li' solo un decimo degli abitanti parla ancora la lingua tribale.
Il governatore distrettuale, Orlando Pereira, che non e' un cocama-cocamilla, raccomanda ai visitatori di portarsi dietro del liquore se vogliono sentir parlare il cocama-cocamilla: “Si vergognano della loro lingua. La parlano solo davanti agli stranieri quando hanno bevuto”.
Carlos Murayari, un pescatore di fiume di 64 anni, ha 11 figli, ma nessuno di loro parla il cocama-cocamilla.
“Ho provato ad insegnarglielo ma lo spagnolo ha preso il sopravvento”, dice “E' come remare contro corrente”
Mentre tira fuori dalla cesta i pesci pescati nel lago, Murayari dice di sognare il “paese senza il Maligno”, il paradiso dei cocama-cocamilla che accoglie le persone che hanno vissuto bene. E' un paese di abbondanza e armonia.
“Forse la' non saro' cosi' solo”, dice Murayari.

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