Un saluto a questo Papa che ha voluto accogliere, e mantenere nel tempo, la proposta di inserire la Lingua Internazionale Esperanto fra le oltre 60 lingue da lui adoperate in occasione della benedizione di Natale e Pasqua.
—————————————-
Mentre si discute sulle conoscenze delle lingue straniere da parte dei cardinali papabili – problema non secondario per chi volesse seguire l’approccio anche mediatico di Papa Wojtyla – emerge il legame fortissimo che un Papa poliglotta come Giovanni Paolo II ha sempre mantenuto con la sua lingua materna nelle situazioni “private” e più intime: la scrittura del testamento, la ricerca di raccoglimento in un convento di padri polacchi, la scelta dei componenti della sua “famiglia” che l’ ha accompagnato negli ultimi momenti parlandogli dolcemente in polacco.
——————————————————————-
I 115 cardinali, di 52 nazionalità, riuniti in conclave – dove la lingua esclusiva era il latino – hanno eletto il nuovo Papa, Benedetto XVI.
L’annuncio è stato dato in più lingue.
—————————————————————
Tutta in latino la prima omelia di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI.
Italiano, inglese, francese, tedesco – non lo spagnolo – le lingue usate da
Benedetto XVI° nel suo incontro con i giornalisti.
Nella prima udienza generale Benedetto XVI ha parlato anche in spagnolo e polacco oltre che in italiano, inglese, francese, tedesco, latino…
———————————————————
PARLANDO IN TEDESCO
di Massimo Gramellini
Per giustificare il suo ritardo all’udienza con i fedeli giunti dalla Germania, Papa Ratzinger ha scherzato: “Scusate, vuol dire che mi sto già italianizzando”. Una battuta ammiccante, se rivolta in Italiano a degli italiani. Detta in Tedesco a una platea di tedeschi. , ha provocato una piccola fitta al cuore di chi l’ ha interpretata come un’involontaria canzonatura.
La sortita mostra con chiarezza i due fantasmi mediatici che Benedetto XVI deve sfidare all’inizio del suo pontificato. Il primo è una istintiva e reciproca diffidenza italo-germanica, retaggio di vicende storiche millenarie e caratterizzata da una zavorra di luoghi comuni, fra i quali la mancanza di puntualità non è di certo il più infamante. Il secondo è l’inevitabile macchina dei paragoni, che oggi indurrà qualcuno a ricordare come Giovanni Paolo II seppe blandire il popolo dell’Urbe fin dal giorno dell’elezione, definendo “nostra” la lingua italiana e avendo cura di non rivendicare subito davanti ai polacchi la propria nazionalità, mentre il suo successore ha detto ai tedeschi “Sono a Roma da 23 anni, ma resto bavarese”. Per indole Papa Ratzinger non cerca il consenso delle folle, ma è uomo talmente profondo e sensibile che lo otterrà lo stesso.
Ancora più intensamente – ci si conceda di dirlo – se continuerà a scrivere, e dunque a leggere, le parole che pronunzia con tanta ispirazione in pubblico. Perché quando è costretto dalle circostanze a improvvisare rischia, come tutti i timidi, di ottenere qualche indesiderato effetto collaterale.
(Da La Stampa, 26/4/2005).
——————————————————————————–
Benedetto XVI si è rivolto in francese al corpo diplomatico.
Domenica scorsa Papa Benedetto XVI ha rivolto ai fedeli spagnoli un appello nella loro lingua perché “rafforzino il messaggio di Cristo” e “resistano alle tendenze laiche”.
———————————————————————————————
Nuovo Stile
Da 62 lingue a 33, Ratzinger “taglia” gli auguri
di L. Acc.
Traduzioni Spariscono idiomi slavi e africani che erano usati da Wojtyla
Paolo VI 12, Giovanni Paolo II 62, Benedetto XVI 33: sono le lingue usate dai tre papi per augurare “buon Natale” nel 1976, nel 2004 e l’altro ieri. In queste cifre forse c’è un insegnamento: il papa tedesco è alla ricerca di una sua “misura”, che potrebbe collocarlo a metà strada, nelle uscite verso il mondo, tra il riserbo del papa bresciano e la tendenza a strafare del papa polacco. Le lingue usate da Paolo VI (1963–1978) oscillarono da un minimo di sei a un massimo di dodici. Era un abito stretto per il papa poliglotta venuto da Cracovia, che parte con 24 lingue nel Natale del 1979, balza a 33 l’anno seguente, è a 53 nel 1989 e si attesta su 62 negli ultimi tre anni.
C’era curiosità per come si sarebbe comportato Benedetto XVI: gareggiare con il predecessore, tornare alla sobrietà montiniana o azzardare una sua cifra. E questo ha fatto. Ha detto “buon Natale” in 33 lingue, lo stesso numero segnato da Giovanni Paolo II nel suo secondo Natale, ma c’è da giurare che su questa quota continuerà a muoversi nei prossimi anni, in modo da far risuonare le lingue delle principali comunità cattoliche e le lingue simbolo delle grandi culture.
A questo obiettivo Giovanni Paolo aveva aggiunto quello di non dimenticare i popoli che stavano vivendo qualche tragedia, o che veniva visitando. Si può immaginare che la stessa cifra mediana dei “saluti” in lingua, il papa tedesco la manterrà per i discorsi e i viaggi
Paragonando la lista delle lingue usate da papa Ratzinger a quella di papa Wojtyla del 1979, quando anche il papa polacco ne aveva pronunciate 33, salta agli occhi la gran quantità di lingue slave e dell’Europa orientale onorate dal papa polacco e non usate dal tedesco: sloveno, serbo, cieco, slovacco, bielorusso, lituano, lettone, ucraino e armeno. Negli anni Wojtyla aveva esteso il suo repertorio a lingue africane come il kirundi, il kinyarwanda, il malgascio; a lingue dell’India come l’hindi, il tamil e il malayalam e persino all’esperanto.
Un’ultima variante del nuovo papa rispetto al predecessore: questi metteva il polacco per ultimo, in modo da dedicare ai connazionali un saluto più lungo, mentre Ratzinger ha lasciato il tedesco nella sua posizione abituale, di quarta lingua del mondo cattolico, dopo l’inglese e prima dello spagnolo.
(Da Corriere della Sera, 27/12/2005).















Non è più possibile commentare.