L’arte del legiferare: chiarezza e semplicità nel testo e nella lingua (italiana)

Linguaggio semplice per risultati più condivisi

La chiarezza è il ponte che serve tra governanti e governati

La scrittura delle leggi

Si annuncia una stagione di intensa fecondità normativa. La fabbrica delle leggi è già pronta. I piani economici, fruitori di danaro europeo, non si attuano da soli, ma esigono almeno due categorie di norme: norme di struttura, che istituiscano nuovi organi od enti; norme di funzionamento, da cui derivino poteri di decisione ed azione.
Sempre i fenomeni giuridici si lasciano riguardare sotto i profili della struttura (come è fatto) e della funzione (a che cosa serve).
L’una è mezzo per l’altra: questa è la razionalità insita in norme, che vengano emanate con lucida consapevolezza.
L’arte del legiferare né si insegna né si impara in alcuna scuola del mondo.
È privilegio dei veri talenti politici, capaci di largo orizzonte e di limpidi disegni per il futuro. Essi sanno tenersi al riparo da rischi, che l’esperienza storica è venuta maturando nel corso dei secoli.
E perciò, a modo d’esempio, dal rischio di leggi con prologo di motivazione, dove si spieghino gli scopi perseguiti dalla norma, sicché l’interprete (o il giudice di domani) trovi dinanzi a sé un groviglioso materiale, suscettibile di arbitrarie letture e capricciose applicazioni. Ciascuna disposizione di legge deve contenere in sé, nel suo testo linguistico, la ragione della propria esistenza. Questa è l’antica “ratio legis”, che non si ricava dal di fuori, ma sta all’interno stesso della norma.
La razionalità economica dei “piani” deve farsi razionalità degli strumenti legislativi: sobri e netti nel testo, rigorosi nell’attribuire e disciplinare poteri, precisi nel segnare limiti e vincoli. Così si costruisce il fondamento della responsabilità, cioè della volontaria inosservanza, del colposo o doloso sviamento dalla legge. La quale sola può farci responsabili, e sottrarci ad arbitri inquisitori e ad oscura minaccia di giudizi.
Ci assale sovente il rimpianto per la nuda prosa del Code Civil, quella, così sobria e ferma, che suscitava l’assiduo studio di Stendhal. Ed anche del nostro Codice civile, emanato nel 1942, e sottoposto a revisione dal grande linguista Alfredo Schiaffini. Non si vuole indulgere ad alcuna forma di purismo, né riaprire antiche dispute sul nostro patrimonio linguistico, ma segnalare l`intrinseco nesso tra piani economici, testi legislativi, controllo di esecuzione. Il nesso è stabilito dalla parola del legislatore, della sua capacità di “adeguare” la struttura alla funzione, di ridurre a semplicità linguistica la costruzione di organi e l’attribuzione di poteri. “Linguaggio settoriale” bensì – come lo denomina Luca Serianni, maestro di questi studi -, ma sempre linguaggio di una comunità di uomini che, tesi l’orecchio e la mente, aspirano a intendere, e dunque a poter giudicare, le scelte dei governanti.
La stagione legislativa si rivela densa di significato politico e civile. Sobrietà e serietà dei testi, da tutti compresi e ascoltati, gettano un ponte tra governanti e governati, restituendo quella fiducia nelle istituzioni che ha bisogno del dialogo sociale, del reciproco comunicare e intendersi. L`attuazione dei piani economici non può scendere dall`alto, da una cima avvolta tra le nebbie, neppure intravista di lontano, ma va sentita come opera comune, che tutti i cittadini costruiscono in un fare consapevole e solidale.
Tecnici e competenti, quando siano autentici e severi, non hanno paura della semplicità linguistica, del farsi ascoltare e capire, ma anzi amano la linea lucida e razionale del discorso pubblico, che li trae a sé e li fa parte di un tutto.
I piani economici, consegnati alla comprensione di tutti, assumono il prestigio di un’impresa nazionale, a cui nessun cittadino può rimanere estraneo o indifferente.
La vecchia e logora antitesi tra politica e tecnica, fra competenza dei mezzi e scelta dei fini, va trascesa nella parola del legislatore, il quale, rivolgendosi a tutti, stabilisce l’unità di un comune volere.
Che è l’unità profonda della civitas.

Natalino Irti I Il Sole 24 Ore | 16.6.2021

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