L’analisi della task-force di H2biz sull’impatto dell’area di libero scambio UE-USA.

L’analisi della task-force italiana H2biz sull’impatto dell’area di libero scambio UE-USA per le imprese. Quarta edizione

Sommario
L’accordo di libero scambio UE-USA
– Termini dell’accordo
– Competenze dei soggetti
– Prospettive
– Settori
– Criticità

La task-force italiana
– Membri
– Operatività

L’analisi della task-force
– Considerazioni generali
– Analisi settoriale
– Analisi geografica

Conclusioni
– Considerazioni finali
– Credit

 

Laccordo T.T.I.P. > Introduzione

L’area di libero scambio UE-USA è una zona franca  che Stati Uniti ed Unione Europea hanno deciso di creare tra le due sponde dell’Atlantico ed è destinata a diventare la più grande “free trade zone” del mondo (600 miliardi di euro di interscambio commerciale nel 2012), una grande opportunità di crescita, soprattutto per le piccole e medie imprese italiane.

L’accordo (nome in codice “T.T.I.P.” > Transatlantic Trade and Investment Partnership) punta alla cancellazione dei i dazi doganali sulle merci e all’abbattimento delle barriere non doganali.

Il primo punto dell’accordo prevede l’eliminazione o la riduzione delle barriere convenzionali al commercio dei beni: vale a dire che nessuna tariffa doganale sugli scambi bilaterali dovrà limitare l’accesso al mercato transatlantico. A questo  va poi aggiunta l’abolizione delle cosiddette “barriere tecniche”, ossia quelle barriere non tariffarie che riguardano beni, servizi, guadagni e investimenti. Ideate per proteggere la produzione nazionale dalla concorrenza estera, le cosiddette barriere non tariffarie sono soprattutto regolamenti e vincoli burocratici che rendono molto più costose le esportazioni e gli investimenti nei paesi che le attuano.

Tipi di barriere non tariffarie sono ad esempio le norme in materia di tutela  sanitaria o ambientale, ma anche quelle  che disciplinano gli appalti pubblici e l’accesso alle materie prime e all’energia. Eliminare queste barriere significa armonizzare gli standard europei e statunitensi di produzione, e abbattere i costi che derivano dalle ingombranti regolamentazioni nazionali, in modo che il commercio di beni e servizi non sia ostacolato da alcuna misura protezionistica.

Se da un lato l’economia generale dei due partner uscirà rafforzata dal patto transatlantico, con vantaggi significativi per settori come quello dell’esportazione, dall’altro alcuni  paesi potrebbero subire  le conseguenze negative della competizione. Il settore alimentare italiano, ad esempio, vede con favore l’alleanza economica con gli Usa: visto l’alto livello di qualità dei prodotti nazionali rispetto a quelli americani, il made in Italy non dovrà temere la concorrenza. Ma per tutte quelle piccole e medie imprese che sopravvivono grazie alle barriere protezioniste nazionali, l’accesso al libero mercato transatlantico potrebbe significare il fallimento. La competitività internazionale, infatti, premiando le produzioni su larga scala finisce indirettamente per far soccombere i produttori che non sono in grado di reggere il confronto con le grandi aziende.

Il fronte  più problematico dell’accordo riguarda la capacità dei due partner di conformare i loro regolamenti in materia di commercio e investimenti. Gli Stati Uniti possiedono degli standard di produzione e di qualità, su beni e servizi meno rigidi di quelli dell’Unione, quindi raggiungere dei compromessi non sarà affatto facile. Il rischio è di penalizzare quelle imprese europee che garantiscono alti livelli di tutela dei consumatori, di trattamento degli animali o dell’ambiente.

Per conformare gli standard qualitativi e produttivi europei e statunitensi, gli osservatori più attenti raccomandano che la condivisione delle normative parta dai principi generali stabiliti

nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), negli accordi sulle Misure Sanitarie e

Fitosanitarie (Sps) e in quelli sulle Barriere Tecniche al Commercio (Tbt).

Questi  principi stabiliscono che ogni paese membro del Wto ha diritto di definire le proprie misure  d’emergenza in materia di sicurezza alimentare, sanità  animale e protezione dell’ambiente, purché  siano ritenute necessarie e fondate su criteri scientifici. Ad esempio in caso di incidente e contaminazione alimentare le misure tecniche d’emergenza non devono fare da espediente per proteggere l’industria interna.

 

La task-force italiana per l’area di libero scambio UE-USA

Dal mese di marzo 2013 è operativa la task force italiana dedicata all’area di libero scambio. Alla task force è stato affidato il compito di valutare l’impatto commerciale del T.T.I.P e di far

emergere tutte le opportunità di business per le imprese italiane. I membri della “Task Force T.T.I.P.”:

Luigi De Falco – Presidente H2biz (Coordinatore task force)

Luca Bolognini – Presidente Istituto Italiano per la Privacy (Diritto)

Jacopo Avogrado di Casalvolone – Senior Lobbyst Finmeccanica (Aerospazio e difesa)

Gianluca Caputi – Architetto e Yacht Designer (Nautica e shipping) Marco Cavalli  – Avvocato d’affari (Contrattualistica internazionale) Giuseppe Coletti  – Fondatore Forward Consulting (Marketing) Pierangelo Cozzani – Fondatore Italian Commercial Agency (Elettronica) Giuseppe D’Antonio – Amm. Delegato Circle.me (Social Media)

Bianca  Dellepiane – Presidente Bridges to Italy (Affari internazionali) Andrea Giannetto – Presidente IDA International (Affari internazionali) Leonardo Lasala  – Fondatore NDBC (Credito e finanza)

Fabrice Liautaud – Energy Manager SI.MA.V. SpA (Energia)

Giovanni Mappa  – Fondatore ANOVA (Industria)

Felice  Manganiello – Amm. Unico Sistema Italia Finance (Credito e finanza)

Paolo  Pugni  – Amm. Delegato Adwice (Consulenza Export)

Marco  Raspati – Amm. Delegato Nexo Corporation (Internazionalizzazione) Giovannella Russo  – Amm. Delegato Alfalyrae (Nautica e shipping) Michelangelo Serra – Presidente Air System (Aviazione e aerospazio) Elena Veschi  – Presidente Giovani Imp. Confindustria Perugia (Ambiente) Luca Vitale  – Amm. Delegato Immobili & Finanza (Edilizia)

Robero Zarriello – Giornalista (Editoria e media)

 

Metodologia operativa

La task-force ha operato per tre mesi, da marzo a giugno 2013, in modalità “open work”:

a ogni membro sono stati forniti i documenti originali oggetto della negoziazione tra UE E USA. Ciascun membro ha proiettato i termini dell’accordo nel proprio settore con l’obiettivo di far emergere opportunità e criticità per gli operatori italiani.

Tutte le considerazioni settoriali e geografiche sono state sintetizzate in questo documento.

 

Lanalisi della task-force italiana (considerazioni generali)

La Commissione europea sta negoziando con il governo degli Stati Uniti  quali materie includere nell’accordo e quali escludere.

La prima materia esclusa dall’accordo T.T.I.P. è stata quella della cultura e delle produzioni audiovisive (cinema) sulla quale la Francia ha fatto pesare il suo veto. Pertanto, l’Europa conserverà il principio dell’eccezione culturale che avrebbe rischiato di essere travolto dalla forza della major americane. Altri settori sono in corso di negoziazione.

Studiando gli accordi di libero scambio applicati nel passato, come il NAFTA nord americano e il

Mercato Comune Europeo, la task-force ha analizzato due scenari possibili: il primo considera l’abolizione delle sole tariffe, che avrebbe scarse conseguenze sulla crescita, mentre il secondo scenario, in cui le barriere commerciali vengono completamente abolite, prevede conseguenze positive per i Paesi  coinvolti molto rilevanti, ed è questo lo scenario analizzato più approfonditamente dalla task-force.

Per gli Stati Uniti il prodotto interno lordo pro capite aumenterebbe nel lungo periodo per il

13,4 per cento, mentre per l’Unione Europea questa percentuale sarebbe del 5 per cento, poiché un simile accordo cambierebbe gli equilibri del commercio interno all’Europa, visto che parte del medesimo andrebbe verso gli USA. Il commercio tedesco risulterebbe ridotto nei confronti di Italia, Francia e Regno Unito, come pure fra quest’ultimo e Irlanda, Spagna, Germania, Francia e Italia, e ciò potrebbe comportare tensioni a livello politico.

I maggiori beneficiari del TTIP sarebbero gli inglesi: il Regno Unito infatti vedrebbe aumentare il proprio reddito pro capite di circa il 10 per cento se le due sponde dell’Atlantico dovessero decidere di abbattere le barriere, sia tariffarie che non, ma anche Paesi come Spagna e Grecia non se la passerebbero male.

Per quanto tale tipo di accordo possa favorire maggiormente gli Stati Uniti, va comunque considerato che gli Stati europei non dovrebbero subire perdite, e sia le Repubbliche Baltiche che i paesi dell’Europa meridionale avrebbero benefici reali da tale tipo di accordo, poiché le importazioni dagli USA diverrebbero meno care. Per quanto riguarda il cuore d’Europa, ovvero Germania e Francia, i benefici dell’accordo di libero scambio sarebbero rispettivamente del 4,7 e del 2,6 per cento in termini di PIL pro capite.

Sebbene Stati Uniti ed Europa ricaverebbero vantaggi, non sarebbe così per altre aree del mondo, che potrebbero accusare un calo della domanda dai paesi coinvolti nel TTIP: fra questi ci sono innanzitutto i tradizionali parte commerciali degli Stati Uniti, come Canada e Messico che subirebbero i danni più elevati, come pure il Giappone, ma anche i paesi emergenti spezie in Asia centrale e Africa. In generale, tuttavia, la crescita del reddito pro capite medio mondiale sarebbe del 3,3 per cento.

Ci sarebbero anche ricadute occupazionali, sebbene a trarne vantaggio sarebbero, ancora, in primo luogo Stati Uniti (un milione di posti in più) e Gran Bretagna (400mila), tuttavia si prospettano benefici anche per i PIIGS: l’Italia potrebbe vedere ridotto il proprio tasso di disoccupazione dello 0,57 per cento (fra i 100mila e i 200mila posti di lavoro aggiuntivi).

 

Limpatto del T.T.I.P. per settore

L’impatto del T.T.I.P varia da settore a settore poiché i tre punti principali del patto incideranno in maniera sensibilmente differente sui vari comparti:

1) eliminazione o riduzione dei dazi doganali tra UE-USA

2) eliminazione delle barriere non doganali

3) creazione di strumenti comuni per difendersi/aggredire la concorrenza estera (BRICS).

L’effetto combinato delle prime due misure potrebbe generare un abbattimento dei costi tra il 5 e il 7% per chi intende importare/esportare sulla direttrice UE-USA.

La terza misura (strumenti comuni) è la più vaga, ma potenzialmente esplosiva. Sarà necessario comprendere anzitutto se saranno degli strumenti di difesa o di attacco (es: dumping sui prezzi) e poi capire nei confronti di chi verranno applicati.

Un abbattimento dei costi di import/export tra il 5 e il 7% potrebbe generare una rivoluzione commerciale per alcuni  comparti a basso margine operativo (informatica, meccanica industriale, automotive), i cui flussi verrebbero completamente stravolti dall’accordo.

I settori che si avvantaggerebbero di più dell’accordo T.T.I.P. sono quelli tipici del cosiddetto Made in Italy (moda, lusso, design, nautica) che vantano già una lunga consuetudine commerciale con gli USA e per i quali l’eliminazione o la riduzione dei dazi doganali potrebbe avere solo effetti positivi.

Difficile valutare l’impatto sul turismo poiché l’Italia è una meta tradizionalmente più cara rispetto ad altri paesi europei e, quindi, l’eliminazione di dazi e barriere non doganali dovrebbe avere conseguenze marginali.

Il settore alimentare è quello che rischia la maggiore trasformazione. Le leggi sul commercio di UE e USA differiscono in modo considerevole (si pensi agli OGM, quasi vietati in Europa e di largo consumo negli USA) e bisognerà trovare una mediazione per proteggere i cosiddetti prodotti D.O.C.

Un altro punto dell’accordo potenziale dirompente è la gestione della privacy. Tra UE e USA è in corso una guerra sui differenti approcci nella gestione della privacy (molto più lasca negli USA). Proprio la legislazione permissiva degli USA sulla privacy ha consentito la nascita dei cosiddetti “Over The Top” (Google, Facebook, Twitter) che controllano il 60% di tutti i dati del mondo e che su quei dati hanno costruito la loro fortuna. La privacy è un punto strategico dell’accordo, anche se non è esplicitato, perchè dalle scelte che si faranno dipenderà anche il futuro del mercato dei Big Data e il business della profilazione dei dati.

Dalla gestione dei dati dipendono interi comparti come quello dell’editoria, dei media, della pubblicità e del credito.

L’editoria, che sta ancora attraversando una lunga fase di migrazione verso il digitale, si troverà prima o poi di fronte a un bivio: mantenere un modello ibrido (analogico/digitale) cercando di puntare su qualità ed esclusività dei contenuti o un modello esclusivamente digitale, che ha degli enormi vantaggi in termini di costi/benefici, ma che rischia di essere travolto dalla forza dei grandi editori americani che possono avvantaggiarsi di una legislazione privacy più permissiva.

I media tradizionali (tv, radio) non dovrebbero subire particolari conseguenze dall’entrata in vigore dell’accordo T.T.I.P. poiché operano prevalentemente sul mercato interno (Italia).

Il settore del credito, soprattutto la componente relativa agli investimenti, dovrà confrontarsi con l’enorme capacità finanziaria del sistema USA. Un rischio, ma anche un’occasione per rendere sempre più competitiva ed efficiente la propria operatività. Alcune piccole e medie banche d’investimento statunitensi stanno già pianificando il loro ingresso sul mercato europeo. Quelle grandi sono ormai presenti da anni. Per le imprese italiane un settore del credito più globalizzato è un grande  vantaggio poiché consente l’accesso a più opzioni di finanziamento. Per le banche e gli operatori finanziari italiani la sfida sarà quella di sviluppare un modello sempre più territoriale che fa leva sulla conoscenza dei propri clienti.

Difesa  e aerospazio sono due settori ad alto impatto strategico, sia per la gli USA che per la UE. L’Italia, attraverso il Gruppo Finmeccanica, è uno dei leader mondiali del settore e ha un rapporto privilegiato proprio con gli USA. L’accordo T.T.I.P. dovrebbe ampliare i vantaggi per gli operatori italiani riducendo le complesse procedure di transazione tra le due sponde dell’Atlantico, anche se va detto che difesa e aerospazio sono settori in cui gli interessi strategici dei singoli paesi condizionano molto il mercato. E’ ampiamente prevedibile che questi  due comparti vengano tutelati da entrambe le parti con una accordo separato di reciproca garanzia.

Il settore energia dovrebbe ricevere maggiore impulso dalla nuova area di libero scambio. La rivoluzione dello “shale gas” (gas estratto dalle argille) sta rendendo sempre più indipendenti gli USA dai paesi produttori e sta alimentano la ripresa economica americana. Il ritrovato dinamismo energetico degli Stati Uniti apre all’Europa due scenari, entrambi positivi: acquistare energia direttamente dagli USA a condizioni migliori rispetto alle condizioni imposte dai paesi produttori o collaborare con gli USA per estrarre anche in Europa gas con la tecnica dello “shale gas”, ma in questo caso andrebbe valutato se la confermazione geologica del continente europeo consente l’applicazione di questo tipo di tecnica e in quale misura.

Quasi nullo dovrebbe essere l’impatto dell’area di libero scambio per il settore dei servizi alle persone o alle imprese che sono per lo più erogati da piccole e medie imprese sul mercato interno. Andrebbe eventualmente valutato l’impatto di una penetrazione delle imprese statunitensi sul mercato italiano, ma ad oggi questa ipotesi è molto remota, anche in considerazione della particolare natura del tessuto imprenditoriale italiano (+90% sono piccole e medie imprese) che renderebbe costosa qualsiasi ipotesi di “aggressione commerciale”.

Per i servizi professionali (consulenza legale, fiscale, aziendale o del lavoro) valgono le stesse considerazioni fatte per i servizi alle imprese con eccezione del comparto legale: gli avvocati potrebbero subire  la concorrenza dei grandi  studi legali  americani organizzati da anni con logiche aziendali.

C’è un settore in cui il T.T.I.P. genererà sicuramente una rivoluzione: gli appalti. Il processo di armonizzazione delle procedure di appalto consentirà alle imprese italiane, anche a quelle piccole, di partecipare alle gare di appalto oltreoceano. Di contro, le imprese statunitensi parteciperanno con sempre maggior frequenza alle gare indette dalle stazioni appaltanti italiane. Una opportunità o un rischio, a seconda del settore.

Dalle negoziazioni in corso sembra  emergere la volontà delle parti di escludere dall’accordo i settori aerospazio/difesa e biotecnologie, considerati ad elevato rischio strategico, e di limitare l’intervento nel settore agro-alimentare ad una maggiore apertura dei mercati, senza incidere però sul valore dei dazi.

Secondo le previsioni degli analisti, la nuova area di libero scambio sarà operativa nel 2° semestre del 2014.

Limpatto del T.T.I.P. per area  geografica

L’ accordo UE-USA avrà delle conseguenze non solo per Stati Uniti e UE, ma anche per le rispettive sfere di influenza commerciale:

– il Latino America per gli USA

– il Nord Africa per la UE

Il Latino America è un mercato ad alto tasso di sviluppo potenziale per l’Europa e l’accordo T.T.I.P. potrebbe fare da testa di ponte. L’Europa potrebbe avvantaggiarsi della piattaforma logistica americana per incrementare le sue quote di export in Sud America.

Di contro c’è il rischio di aprire il mercato africano, prevalentemente controllato da imprese europee, agli operatori americani. Questo  rischio è implicito a prescindere dalle aree geografiche ed è molto elevato per paesi come l’Italia che scontano una scarsa competitività del sistema paese e per i quali c’è il rischio che l’accordo in alcuni settori invece di essere un’opportunità si rilevi quantomeno critico.

Sul Nord Africa, inoltre, è in corso da tempo un forcing commerciale da parte della Cina che certamente cercherà di tutelare i suoi interessi nell’area.

E’ difficile valutare le conseguenze strategiche del T.T.I.P. per le aree asiatiche o per i paesi BRICS poiché l’accordo prevede degli strumenti per aggredire/difendersi dalla concorrenza extra UE-USA che devono essere ancora definiti. Non conoscendo le prime mosse, diviene impossibile immaginare le contromosse.

L’impatto della nuova area di libero  scambio sarà planetario, ma i contorni e la profondità delle trasformazioni potranno essere compresi in pieno solo dopo che UE e USA avranno definito tutti i binari della trattativa.

Considerazioni finali

La nascente area di libero scambio UE-USA è una straordinaria opportunità per entrambe le sponde dell’Atlantico: l’Europa uscirebbe dal suo isolamento commerciale e gli USA avrebbero un partner nella competizione sempre più dura con i paesi ad alto tasso di sviluppo.

Ma l’accordo T.T.I.P. nasconde anche delle insidie, come la differente legislazione sulla privacy che rischia di avere un impatto esplosivo su alcuni settori (media, editoria, credito, big data), o il diverso approccio al settore alimentare (OGM e derivati) che rischia di mettere alla frusta alcune produzioni tipiche del Made in Italy. Sia per la privacy che per il comparto alimentare sarebbe auspicabile che le parti arrivassero ad una mediazione che tenga conto degli interessi reciproci, magari sul modello della futura intesa su aerospazio e difesa.

La conferma che l’accordo potrebbe rivoluzionare alcuni comparti è arrivato già il primo giorno della negoziazione delle condizioni tra le parti con il veto della Francia, condivisibile nella sostanza, ma non nella forma, che ha escluso dall’accordo il settore degli audiovisivi. Per evitare che USA e UE si arrocchino nella difesa dei propri interessi di parte invece di trovare una strada comune, la mediazione è l’unica strada possibile.

Le piccole e medie imprese italiane hanno solo da guadagnare dalla nuova area di libero scambio UE-USA poiché, nella maggior parte dei casi, rischiano poco sul mercato interno, ma avranno la possibilità di entrare nel ricco mercato americano a costi inferiori e con procedure semplificate.

Per le grandi  imprese la sfida sarà reggere il confronto con le grandi company statunitensi su un mercato ormai trans-atlantico. Se gli imprenditori sapranno cogliere la portata di questa sfida, il T.T.I.P. diventerà un’opportunità di crescita per tutto il paese.

La task-force italiana ha fatto uno pregevole lavoro di analisi sull’impatto del T.T.I.P per le imprese italiane, solo in parte sintetizzato in questo documento poiché l’obiettivo era realizzare un report intellegibile a tutti e non un’analisi tecnica. Altre analisi e altri report saranno elaborati dalla task-force nelle prossime settimane e terranno conto dei progressi nelle negoziazioni in corso tra UE e USA.

Ringrazio tutti i membri della task-force italiana per la dedizione con cui hanno lavorato e per l’impegno che continueranno a dedicare al T.T.I.P. nei prossimi mesi.

 

Luigi De Falco

Presidente H2biz

 

Credits

Documento realizzato da H2biz nel mese di giugno 2014.

I dati sull’interscambio commerciale UE-USA sono stato elaborati da Italian Trade

Commission – New York su dati del US Department of Commerce.

H2biz Group

Headquarter | Via Kerbaker, 91 – 80129 Naples (Italy)

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H2biz Montenegro | Njegoseva 5, Old town – 85310 Budva (Montenegro)

H2biz Africa | Harbor Station Tanger Med – Tangier (Morocco) Web: http://www.h2biz.eu

 

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