La vicenda Battisti e la bassa considerazione del nostro Governo all’estero

Generazione Italia.it
La vicenda Battisti e la bassa considerazione del nostro Governo all’estero
di Potito Salatto
Ritenere la mancata estradizione di Battisti come l’ultimo bizzarro atto dell’ex presidente brasiliano Lula in spregio al trattato internazionale firmato con l’Italia in materia di estradizione tra i due Paesi è assolutamente semplicistico. Un’attenta riflessione, invece, va ormai fatta sul senso e sullo spessore della nostra politica estera. È infatti, quello brasiliano, l’ultimo episodio in termini temporali di una serie circostanze che sottolineano quanto sia bassa la considerazione di cui questo nostro Governo, e quindi l’Italia, godono a livello internazionale.
Prendiamo l’Europa. Pur facendo parte del G8 e del G20, pur occupando il settimo posto della classifica dei paesi più industrializzati, c’è stata negata la possibilità di ottenere la presidenza del Parlamento di Strasburgo subito dopo il rinnovo del 2009 con un nostro candidato (Mario Mauro) che pure aveva tutti i requisiti per poter aspirare a tale carica; è morta sul nascere l’eventualità di vedere affidata a un esponente italiano (Massimo D’Alema) la figura di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue prevista dal Trattato di Lisbona pur possedendo il nostro candidato un’autorevolezza di gran lunga superiore all’attuale titolare, la signora Catherine Ashton, assolutamente sconosciuta ai Paesi costituenti l’Ue; la nostra vicepresidente del Parlamento europeo (Roberta Angelilli) è risultata, su 14 vicepresidenti espressi dal Parlamento stesso, non nella migliore posizione pur essendo la delegazione nel PPE al secondo posto per consistenza numerica. Non finisce certo qui: nell’affidamento delle titolarità delle appena istituite ambasciate europee nel mondo, a noi sono state destinate l’Albania e l’Uganda, che certo non brillano per autorevolezza; è ormai assodato il diniego a consentire che la lingua italiana venga compresa tra quelle per la partecipazione ai bandi dei brevetti europei, a dispetto dei grandi sforzi del nostro ex ministro Ronchi e dimenticando, volutamente o inconsciamente, che l’Italia è stata una delle prime fondatrici dell’Unione con Francia, Germania Ovest, Belgio, Lussemburgo e Olanda.
Ancora, la nostra delegazione, malgrado i generosi sforzi di tutti i suoi componenti, dal capo delegazione Mario Mauro per il Pdl e dall’onorevole Carlo Casini per l’Udc in poi, ogni giorno deve combattere a denti stretti per cercare di limitare i danni di quel vagheggiato direttorio europeo variabile che ogni tanto fa capolino nella testa di alcuni Governi di Stati Membri, che si riuniscono a seconda della materia da affrontare per forgiarla a loro piacimento ma che sempre e comunque escludono l’Italia. E così via, senza voler tediare il lettore con un lunghissimo elenco di piccole ma indicative discriminazioni.
La politica estera di un Paese è una cosa seria, che richiede inevitabilmente un’autorevolezza del suo Governo e la messa in campo di strategie politico-economico-militari di grande respiro. Pertanto essa va affidata a uomini con elevato spessore culturale, con particolare sensibilità diplomatica, con consolidati rapporti istituzionali anche, semmai, riservati. Dunque mi chiedo: è tutto ciò compatibile con un atteggiamento, il nostro, fatto di pacche sulle spalle agli interlocutori internazionali, con i cucù dietro le colonne, con barzellette a volte pesanti e blasfeme, con fotografie di gruppo con le corna sulla testa di un altro capo di Governo, con l’ironia sul colore della pelle del presidente Usa, con fastosi (?) ricevimenti di capi di Stato nelle residenze private del nostro presidente del Consiglio, con il vantarsi quotidianamente e pubblicamente che il nostro è il migliore capo di Governo al mondo? Certo, se tutto ciò avvenisse fuori dai canoni tradizionali dei rapporti internazionali, improntati a rigorosi protocolli diplomatici, potrebbe far sorridere, potrebbe far apprezzare il disincantato carattere gioioso italiano, potrebbe creare personali simpatie, ma tutto ciò non ha niente a che vedere con i reali interessi che ogni Stato, doverosamente e cinicamente, tenta di soddisfare.
Una seria politica estera è condizione indispensabile, infatti, per quei ritorni economico-finanziari utili al Paese che si vuole rappresentare con programmi d’investimento internazionali necessari, soprattutto in periodi di crisi come quello nel quale viviamo, alla ripresa economica dello stesso. La perdita dell’ultima giovane vita, il nostro militare impegnato in missione di pace in Afghanistan, che senso ha se poi il valore umano e professionale dei nostri soldati universalmente riconosciuto viene ridotto solo a un atto di eroismo individuale? Perde di senso quando non c’è una grande considerazione della nostra Italia sullo scacchiere diplomatico internazionale.
A questo proposito, a riprova che non si tratta di una mia considerazione personale, ma di frutto di analisi geopolitica, voglio citare l’affermazione sconsolante riportata dall’autorevole rivista “Limes” nell’editoriale dell’ultimo numero del 2010. “Primo: Silvio Berlusconi si considera il deus ex machina dell’Italia contemporanea – forse dell’Italia tout court. Secondo: l’Italia non ha mai contato meno nel mondo”.
Ecco, io credo che il tema della politica estera italiana debba a questo punto essere un diverso e non secondario impegno del nostro Governo attuale o di quello futuro. È fondamentale, se vogliamo il bene della nostra comunità, se vogliamo realmente onorare i nostri caduti, se comprendiamo, finalmente e una volta per tutte, che il prestigio e l’orgoglio di una nazione nel contesto globale pretendono la loro parte. Con buona pace dei buontemponi.
I rapporti camerateschi intrattenuti di volta in volta con Lula, Gheddafi, Putin, al fine ufficiale di ottenere risultati economici (sarebbe interessante conoscere con esattezza quali sono le aziende italiane beneficiarie) non possono risolversi solo con lauti banchetti frequentati prevalentemente da procaci giovani fanciulle e galanti (?) apprezzamenti sulle protagoniste degli stessi. I risultati reali, infatti, di queste missioni all’estero del nostro Governo, malgrado le rassicurazioni di reciproca fraterna amicizia sono davanti agli occhi di tutti: Lula non concede l’estradizione a un pluriomicida, probabilmente per qualche impegno assunto e non mantenuto da noi; Gheddafi ha consentito il mitragliamento di un nostro peschereccio, chiede miliardi per evitare l’emigrazione clandestina dal suo Paese e aumenta il costo delle nostre forniture di gas. Aspettiamo di vedere cosa farà Putin.

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