La storia italiana spiegata in una parola

LA GUERRA IN LIBIA LA POLITICA RETROVIA ITALIANA

L’invenzione della «non belligeranza» (o la storia italiana spiegata in una parola)

di Pierluigi Battista

Le parole seguono le cose. E le espressioni ambigue, sfuggenti, ambivalenti sono lo specchio fedele di una politica. E di un carattere nazionale. L’Italia, per esempio, ha inventato la «non belligeranza». E la «non belligeranza», racconta Antonello Capurso in un libro appena pubblicato con il titolo «Le frasi celebri della storia. Da Vittorio Emanuele a Silvio Berlusconi» (Mondadori), venne brillantemente coniata dall’Italia di Mussolini appena scoppiata la guerra di Hitler nel 1939 per escogitare qualcosa di meno compromettente e rinunciataria della «troppo remissiva "neutralità"». «Neutralità» suonava male per chi aderiva al Patto d’acciaio e sarebbe passato dopo nove mesi alla «belligeranza» quando le sorti della guerra sembravano sorridere alla Germania hitleriana. «La posizione di neutro, in un’Europa che guerreggia o che comunque si appresta a guerreggiare, lo umilia», scriveva Galeazzo Ciano a proposito del padre della moglie Edda. La «non belligeranza» attenuava quel senso di umiliazione. E sembrava persino una scelta astuta. Come oggi, quando l’«Europa guerreggia» e il capo del governo, che pure vorrebbe collocarsi in una posizione di defilata neutralità, aderisce ma traccheggia, si coalizza ma puntualizza, vola ma non spara, partecipa ma si congratula pubblicamente con chi, come Angela Merkel, ha deciso di non partecipare. Volgarmente si direbbe: il piede in due staffe. Ma solo volgarmente: «non belligeranza» darebbe un tono raffinato, quasi sofisticato a un atteggiamento che denuncia quanto «malvolentieri» l’Italia aderisca alla guerra contro l’ex alleato Gheddafi. E non c’è bisogno di andare necessariamente tanto indietro nel tempo, fino ai diari del ministro e genero Ciano. Anche durante la guerra del Kosovo, non appena i primi aerei avevano cominciato i bombardamenti di Belgrado partendo dalla base di Aviano, il governo D’Alema cominciò ad impegnarsi nell’invocazione di un «cessate il fuoco» come antefatto di nuovi negoziati. E oggi, nella guerra condotta malvolentieri, l’Italia già propone scenari di pace per il dopo Gheddafi, ammettendo implicitamente che la sconsiderata iniziativa di Sarkozy qualche risultato lo sta ottenendo e non era solo vanità e smania di grandeur. La «non belligeranza» è quella condizione ideale che permette di stare dentro, ma con quel tanto rimasto fuori da poter essere speso quando si sarà spento il fragore delle armi. Scelta molto in linea con la storia e il carattere italiani, molto in armonia, dunque, con i 150 anni di storia patria appena celebrati.
(Dal Corriere della Sera, 29/3/2011).

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