La ricorrenza dell’Unità d’Italia oggi e cinquanta anni fa

Sono la lingua e la cultura a fare un popolo. Ma nessuno lo ricorda

di Antonio Patuelli

Chi ricorda il centenario dell’Unità d’Italia nel 1961 e lo confronta al cento cinquantenario ora in corso, constata che cinquant’anni fa vi era più mobilitazione innanzitutto delle istituzioni: “Italia ‘61” non era solo orgogliosa ed innovativa realizzazione in Torino, prima capitale dell’Italia unita, ma era innanzitutto la rappresentazione della consapevolezza che era conclusa la terribile fase della seconda guerra mondiale con l’Italia tagliata in due ed il difficilissimo dopoguerra, mentre lo sviluppo si era a tal punto ripreso che in Italia era stato realizzato il “miracolo economico”. Quella del 1961 era un’Italia piena di soddisfazioni e di speranze, consapevole dei risultati raggiunti dalla Repubblica basata sulla Costituzione che veniva studiata in tutte le scuole, anche elementari. Ora il clima è diverso: le celebrazioni sono non uniformi, ma “a macchia di leopardo”, con le più diverse sensibilità, con una pluralità di iniziative promosse soprattutto dai più vari organismi della società civile.
La Costituzione rimane sullo sfondo e l’educazione civica e civile sono troppo poco diffuse ed insegnate, a cominciare dalle scuole.
Purtroppo non viene chiarito nitidamente il processo storico europeo della creazione degli Stati nazionali dopo la frammentazioni medioevali. E non viene sottolineato innanzitutto il ruolo unificante della lingua e della cultura in Italia come fondamentale e plurisecolare premessa della “nazione” italiana, formatasi ben prima della nascita dello Stato unitario risorgimentale. Infatti la lingua italiana, da Dante in poi, fino al risorgimentale Manzoni dei “Promessi sposi”, è la base, la premessa fondamentale dell’unità politica ed istituzionale d’Italia proclamata nel 1861. Insomma, non basta ricordare il 1861, occorre avere più consapevolezza del ruolo fondamentale della lingua e della cultura italiana, da “padre” Dante in poi. Altrimenti tutto appare meno comprensibile, più difficile e complesso.
(Da La Nazione, 15/3/2011).

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