La piazza elettronica nelle lingue locali di 14 nuovi paesi

L’amicizia diventa business MySpace sbarca in 14 Paesi

Murdoch finanzia l’espansione: e per il Wsj datemi due settimane

di Massimo Gaggi

«Cosa significa avere a “MySpace” un proprietario come Murdoch? Ti do un’idea», spiega Chris DeWolfe che nel 2003 ha fondato con Tom Anderson quella che è oggi la più vasta «rete di socializzazione» via Internet del mondo: 175 milioni di utenti registrati e altri 230 mila «amici» (così viene chiamato chi si iscrive) che si aggiungono ogni giorno. «Qualche tempo fa ci siamo resi conto che – con 66 milioni di americani che hanno ormai inserito il loro profilo su “MySpace”, e tra essi quasi tutti i ragazzi che hanno più di 14 anni – per noi stava diventando difficile continuare a crescere al ritmo esponenziale degli ultimi due anni. Così io e Tom siamo andati da Murdoch e gli abbiamo detto: “Forse dovremmo investire di più per crescere all’estero: abbiamo pensato di andare in quattro Paesi con un portale tradotto nella lingua locale”. E lui, senza battere ciglio: “Quattro? E perché non dodici?”. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cominciato a lavorare. E adesso i Paesi sono diventati 14». In una palazzina modernissima ma anonima di acciaio e vetro, tra le ville di Beverly Hills e la zona commerciale di Rodeo Drive, alcune centinaia di manager e tecnici, quasi tutti giovanissimi, gestiscono una «social network» che, nata per offrire un palcoscenico su Internet a giovani musicisti e cineasti locali senza una casa discografica o cinematografica alle spalle, è divenuto un fenomeno di portata inimmaginabile e, ormai, globale: una «piazza elettronica» nella quale i giovani dialogano con gli «amici», ne cercano di nuovi, raccontano – anche con immagini e video – la loro vita, dichiarano le proprie preferenze nello sport, nell’arte, in politica, condividono la musica o il film preferito, e, a volte, comprano o vendono oggetti. Un luogo irresistibile anche per la politica: tutti i candidati alla Casa Bianca hanno ormai uno spazio su «MySpace» e compaiono nei video di «YouTube». In una stanza disadorna con dei cartoni ammassati in un angolo, Tom Anderson discute con altri manager dell’imminente «sbarco» in alcuni Paesi europei, Italia compresa. Nell’iconografia di «MySpace» il fondatore della società, oggi trentenne, è il «primo amico» di ogni iscritto. Tom compare automaticamente, con la sua foto, nella scheda di tutti quelli che entrano nel sito: fa da guida ai nuovi arrivati, spiega le potenzialità di «MySpace» e mette in guardia dai pericoli che si possono incontrare sul web. Anderson racconta un’avventura imprenditoriale le cui radici affondano nei mutamenti generazionali degli ultimi anni, coi più giovani che, alla ricerca di amici e di notorietà, sono pronti a «mettersi in vetrina» senza remore, senza alcun senso della privacy. Un fenomeno recente che i sociologi considerano figlio dell’era dei reality show televisivi. E che continua ad allargarsi a macchia d’olio: dai «cuori solitari», alla musica fino ai movimenti anti-guerra e anti-Bush. Già, ma cosa ci fa in questo nuovo «business

dell’amicizia» un editore arciconservatore e sostenitore di Bush che possiede 170 testate giornalistiche sparse in tutto il mondo, dal Times di Londra alle tv americane del gruppo Fox? Anderson racconta delle frequenti visite di Murdoch che ha comprato «MySpace» un anno e mezzo fa, pagandola 580 milioni di dollari: «È molto curioso, ci sprona, ma non cerca di imporre le sue visioni. Capisce che questo è un meccanismo diverso e delicato. E poi, prima di essere una persona politicamente orientata, Murdoch è un imprenditore: vuole il risultato». Poi nella stanza entra lo stesso Murdoch. Sorridente e rilassato, saluta affettuosamente Anderson e si ferma a rispondere a un paio di domande del cronista italiano. La famiglia Bancroft resiste: pensa ancora di farcela a conquistare Wall Street Journal e Dow Jones? «Vedrà, vedrà. Mi servono ancora un paio di settimane ». Arriva anche la sua giovane moglie, Wendi. È cinese e sta aiutando i ragazzi di «MySpace» a lanciare il sito anche nel Paese asiatico…

[«MySpace» è] uno strumento prezioso per il padrone di un impero mediatico planetario che a 76 anni continua a sfornare progetti a getto continuo. Parlando a una recente conferenza aziendale a Monterey, Murdoch ha detto a un pubblico che ascoltava un po’ perplesso le sue visioni di lungo periodo: «Pensate che sia troppo vecchio per fare tutto questo? Beh, io penso che voi siete troppo vecchi».

(Dal Corriere della Sera, 21/5/2007).

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