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L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

di Lucia Barbagallo

dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

107 commenti

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

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    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

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    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

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    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

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  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

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    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

  • L’ESPERANTO UN SOGNO CHE NON SI FERMA

    di Lucia Barbagallo

    dal settimanale “Vita”, 3/1/2003

    Caro Direttore ! il titolo ” Esperanto, voi che ne dite?” , alla stimolante email del lettore G.Tadolini ci invita a dire la nostra sulla questione linguistica, che sta assumendo un peso insostenibile, sia sul piano economico che su quello etico ( equità, reciprocità, democrazia , morale), soprattutto nei rapporti di comunicazione in seno all’Unione Europea, che dovrebbero essere paritari. Con l’allargamento previsto per il 2004 i costi delle traduzioni già oggi imponenti ( “montagne di miliardi”, secondo una valutazione della senatrice Agnelli, al tempo del suo mandato parlamentare europeo) diverranno insostenibili. Nel 2004 gli Stati membri dell’Unione saranno 25 e le lingue rappresentate 21; tutte lingue “ufficiali”,per il principio di democrazia proclamato nel regolamento del Consiglio Europeo.E così per ogni parola, ogni risoluzione, ogni documento del Parlamento e della burocrazia dell’Unione, si dovranno produrre 420 traduzioni ( 21 lingue tradotte ciascuna nelle altre 20).

    E allora , gentile Direttore, cosa ne pensiamo della Lingua Internazionale, facile, libera, democratica, pacificatrice,neutrale e praticamente gratuita, l’Esperanto ? La risposta mi sembra ovvia: l’Esperanto rappresenta l’unica soluzione possibile e praticabile : per le sue caratteristiche tecniche collaudate da oltre un secolo di esperienza, per la sua diffusione ormai planetaria, (anche se in dimensioni contenute a causa degli infiniti ostacoli frapposti al suo cammino) e, direi principalmente, per lo spirito di pace , fratellanza e comprensione cui fa cenno il lettore G.T.

    Lo so che si continua a chiamarlo, con intento spesso denigratorio, un “sogno” o un’ “utopia”, se pur … nobile utopia.

    Ma io non dimentico le parole di un grande statista, Ingemund Bengtsson, che fu Presidente del Parlamento svedese: ” … a quelli che affermano che l’Esperanto è solo un bel sogno che ha ormai cent’anni, io rispondo che anche la Pace è un bel sogno che ha più di mille anni, eppure noi non cessiamo di sognarla”.

    Quanto all’utopia sono d’accordo con l’affermazione di Victor Hugo, più volte confermata dalla Storia:”L’utopìa è la verità di domani”.

    Grazie e buon Natale con la più viva cordialità.[addsig]

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