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La Nato e il «destino manifesto» Così gli Usa si proiettano nel mondo

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L’ago della bilancia

La Nato e il «destino manifesto»  Così gli Usa si proiettano nel mondo

I giorni di dicembre che sono stati scelti per festeggiare a Londra il 70esimo compleanno del Patto Atlantico coincidono casualmente con altre due ricorrenze della storia militare americana: la Dottrina Monroe, annunciata dal presidente degli Stati Uniti nel dicembre del 1823 (con cui Washington vietava qualsiasi «interferenza» europea nell’America Latina) e il discorso di un altro presidente (James Knox Polk), nello stesso periodo di vent’anni dopo, con cui si giustificava l’annessione di territori messicani in nome di un «destino manifesto» che obbligava il Paese a estendere la propria presenza sul proprio continente. La firma del Patto Atlantico nell’aprile del 1949 appartiene a un altro capitolo della storia americana. Per molti anni la politica internazionale degli Stati Uniti ha oscillato fra le diverse concezioni di due partiti. Il primo era fedele alla raccomandazione di George Washington negli ultimi giorni della sua presidenza e premeva perché il Paese non si lasciasse coinvolgere nei bisticci delle potenze europee; il secondo, invece, era convinto, più o meno esplicitamente, che il «destino manifesto» degli Stati Uniti fosse di governare il mondo. Il secondo partito prevalse nell’aprile 1917 quando Woodrow Wilson trascinò il suo Paese nel conflitto; ma dovette piegarsi al primo quando il Senato americano, nel 1919, rifiutò di ratificare il Trattato di Versailles e, quindi, la clausola che avrebbe fatto degli Stati Uniti un membro attivo della Società delle Nazioni.
Il secondo partito prevalse anche nel 1945 quando l’America di Franklin Delano Roosevelt dette un importante contributo alla vittoria e impegnò il suo Paese nella creazione dell’Onu; mentre il suo successore, Harry Truman, rispondendo alle sollecitazioni della Gran Bretagna, accettò di firmare un patto per la difesa dell’Atlantico del Nord e assunse la guida di una coalizione militare ormai conosciuta nel mondo con l’acronimo di Nato. Ma questa organizzazione ha avuto da allora due diverse esistenze. Durante la prima, dal 1949 al 1989, ha difeso l’Europa e preservato la pace lanciando persuasivi ammonimenti all’Urss durante gli anni della Guerra fredda. Nella seconda esistenza, invece, è stata con le sue basi europee lo strumento di cui l’America si è servita per alcune guerre o iniziative militari (Iraq, Afghanistan, Libia) e, più generalmente, per proiettare la propria forza nel mondo. Vi è stato un momento, al vertice di Pratica di Mare nel 2002, in cui sembrò che la Nato potesse diventare, insieme alla Russia, una organizzazione per la sicurezza collettiva dell’intero continente. Ma verso la fine del primo decennio del secolo gli Stati Uniti hanno cambiato la loro politica decidendo di atteggiarsi a protettori di tutti i Paesi che erano stati membri del Patto di Varsavia e stavano diventando membri della Ue. Dietro quella decisione, come dietro la guerra dei dazi di Donald Trump contro la Cina, si intravvede l’America del «destino manifesto». Questa Nato non meritava i festeggiamenti di Londra.

Sergio Romano | Corriere della Sera |  8.12.2019

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