La lingua italiana si trasforma con i social network‏

Studi di settore a Bari e a Milano rivelano il pericolo di “inquinamento” dell’italiano
Ci affascinano, ci consentono di trascorrere un po’ di tempo piacevole conversando con i nostri amici, ci permettono di risparmiare sulle telefonate o sui messaggini sms. Sono i social network, le “reti sociali” nate nei primi anni del 2000 che oggi registrano un boom di utentisenza precedenti. Tra questi, Facebook detiene il primato, riscuotendo un enorme successo, specialmente tra i giovani che dichiarano di accedervi almeno due volte al giorno.
Ammettiamolo: Facebook ci ha cambiato l’esistenza, ci rende più flessibili e soprattutto maggiormente permeabili agli influssi esterni, positivi e negativi che siano. Leggiamo ogni secondo notizie pubblicate sulle bacheche dei nostri amici, senza curarci minimamente della forma e dello stile, badando semplicemente al contenuto espresso da tali messaggi o, addirittura, non leggiamo proprio nulla, ma restiamo attratti dai colori.
L’utente disattento non si preoccupa della normativa linguistica, preferendo “sorvolare” -un po’ per ignoranza, un po’ per superficialità- sugli errori linguistici che si commettono ogni secondo durante le conversazioni via chat, nei messaggi in bacheca e in quelli privati. Così, in pochi si accorgono della mancanza di accento sulla “e” con funzione di copula, di “h” che accompagna la “a” con funzione di verbo.
Si potrebbero elencare centinaia di errori rilevanti di grammatica italiana presenti su Facebook, ma certamente il repertorio risulterebbe infinito. Sono i ragazzi tra i 19 e i 28 anni a commetterne di più, soprattutto i residenti nel Nord Italia. A Milano, un breve test grammaticale, somministrato a ragazzi diplomati e laureati rivela lacune gravissime soprattutto nell’ambito della morfologia e della sintassi italiana.
Il 40% dei soggetti esaminati non conosce ancora l’uso del modo congiuntivo né riesce ad applicarlo in situazioni di vita pratica, il 20% invece, ha ancora difficoltà di applicazione dei pronomi personali, mentre, fortunatamente il restante 40% dimostra di padroneggiare in modo soddisfacente la lingua italiana. Preoccupati i professori universitari i quali addossano le colpe di tali risultati ai metodi superficiali di insegnamento utilizzati nelle scuole dell’obbligo.
“Ci sono studenti capaci di sostenere un esame brillantissimo, dimostrando un’elevata preparazione nei contenuti proposti, ma, correggendo gli elaborati scritti, ci rendiamo conto della presenza di gravi lacune grammaticali”, spiega preoccupato un professore dell’Università “Bocconi” di Milano. Sarà colpa di Facebook? Probabilmente sì, gli errori su Facebook fanno traballare le basi di lingua italiana acquisite a scuola.

La situazione sembra essere migliore al Sud, particolarmente a Bari in cui l’indagine è stata riproposta qualche giorno fa. Qui, sembra invece che la grammatica risulti acquisita dalla maggior parte di essi (circa il 70% degli esaminati), ma appare emblematico l’uso frequentissimo di espressioni idiomatiche provenienti dal dialetto e introdotte nella lingua italiana, tramite una traduzione diretta e, oseremmo dire, quasi naturale.
Il 30% dei ragazzi baresi commette errori basilari e, di fronte alla correzione da parte di un esperto linguistico, ammette di non conoscere la regola e di aver pensato di essere nel giusto solo perché ha letto quella stessa frase su Facebook. I più superficiali dichiarano addirittura di non essersi mai preoccupati di verificare dubbi linguistici; altri, invece, non sembrano aver mai colto errori di lessico o grammaticali sulle pagine dei propri amici.
Appare dunque chiaro e piuttosto sconvolgente che Facebook sta lentamente sostituendo i dizionari della lingua italiana tra i giovani. Si afferma come autorità, come la nuova Accademia della Crusca, propone nuovi modi di dire e rivoluziona anche il lessico, particolarmente tra i giovani universitari i quali, più di tutti, si lasciano incantare dagli anglicismi senza prendere consapevolezza del significato che essi evocano.
“Post”, “tag”, “chat” ecco le parole più frequenti che entrano nella lingua italiana e non chiedono di essere tradotte. Tendenzialmente, si accettano senza alcuna opposizione termini provenienti dalla lingua inglese e si creano calchi linguistici. “Ti posto”, “Ti taggo”, “chattiamo” si utilizzano maggiormente rispetto a “pubblico un messaggio per te”, “faccio apparire il tuo nome sulla foto”, “conversiamo”. L’inglese batte allora 1 a 0 l’italiano.
L’inglese si diffonde su Facebook come un’epidemia, impoverisce la lingua italiana e riscuote successo tra i giovani, i quali non sanno più esprimersi correttamente nella propria lingua madre. Subiscono il fascino dell’America, della tecnologia e del post-moderno. Non hanno tempo né voglia di pensare a come esprimersi in italiano perché“l’inglese è più rapido e meno arzigogolato”, afferma Francesco, 25 anni, assiduo utente di Facebook.
Se da un lato ci sono i progressisti, dall’altro i puristi della lingua si dimostrano assolutamente preoccupati. Traduttori, insegnanti di lingua e letteratura italiana a Bari e Milano dichiarano che “i social network sono più deleteri di una malattia terminale”, perché costringono la lingua italiana a sprofondare nel baratro per mezzo delle mani dei suoi stessi parlanti. L’italiano si sta inquinando.
Maddalena Cesario

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