La lingua italiana in agonia

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La lingua italiana in agonia

Il governo di San Gallo propone di sopprimere l’opzione “lingua italiana” nei licei cantonali
Il Giornale del Popolo riportava ieri la notizia della proposta del governo del Canton San Gallo di “tagliare” l’italiano dal programma di insegnamento dei licei cantonali.

Il provvedimento rientra in un pacchetto di risparmi varato dall’esecutivo sangallese che prevede risparmi per 100 milioni di franchi. All’interno di questo pacchetto rientrano anche cinque misure che interessano la scuola, tra le quali, appunto la soppressione dell’insegnamento dell’italiano tra le materie opzionali offerte ai liceali. Questa misura permetterà di risparmiare 250’000 franchi entro il 2014.

Una misura dettata dal fatto che l’interesse per la lingua di Dante non è più tale da giustificarne la proposta. Gli studenti preferiscono infatti lo spagnolo.

Una situazione che sottolinea ancora una volta, se mai ce ne fosse ancora la necessità, come la lingua italiana nelle scuole svizzere d’oltralpe venga considerata un costo piuttosto che un elemento di aggregazione nazionale e questo nonostante a livello federale si stiano facendo degli sforzi per rafforzarne l’utilizzo.

In un’intervista rilasciata al “St. Galler Tagblatt” e riportata sempre dal GdP, il direttore della divisione scuola del Canton San Gallo, Christoph Mattle, ha giustificato questa scelta dicendo che: “Certamente il fatto di essere una lingua nazionale è un argomento, ma con lo stesso diritto si può affermare che il latino è la lingua madre europea”. Infatti il latino non rientra nei piani di ridimensionamento proposti. Di che rimanere perlomeno perplessi.

Gabriele Gendotti: "Attendiamo delle risposte in merito"

Il Canton San Gallo ha deciso di sopprimere l’italiano dalle liste di opzioni specifiche nei licei. “Ci risiamo”, verrebbe da dire…
"La misura non fa certamente piacere in quanto denota una mancanza di sensibilità e conferma un trend negativo in atto nei confronti di una delle lingue nazionali. Bisogna però capire se l’offerta della lingua italiana continuerà. In tal senso abbiamo richiesto più informazioni. Se così non fosse, la cosa sarebbe ancora più grave in quanto andrebbe in conflitto con l’ordinanza federale in materia di riconoscimento delle maturità federali".

In Ticino esiste il rischio di vedere “tagliate” delle materie per motivi economici?
"Assolutamente no. Direi che abbiamo il problema inverso, ossia delle pressioni per evitare troppa selezione. Il discorso è diverso nei cantoni germanofoni, dove l’economicità riveste un ruolo importante in determinate scelte".

Pensate di intervenire in qualche modo presso il governo sangallese?
"Per il momento rimaniamo in attesa della risposta alla nostra richiesta di informazioni. A dipendenza di questo il Governo potrebbe decidere di inviare una lettera. Inoltre nei prossimi giorni dovrò incontrarmi con il mio collega sangallese Kölliker, quindi un’occasione per discutere di questo tema".

Martinoni: "Il Ticino deve cominciare a pensare diversamente"

Come legge la decisione del Governo sangallese di sopprimere l’opzione “italiano” dai programmi di insegnamento nei licei del Cantone, e questo per meri motivi economici?
"Occorre innanzitutto precisare – ci dice Renato Martinoni, ordinario di letteratura italiana all’ateneo di San Gallo – che la decisione deve ancora passare nel Gran Consiglio sangallese, insieme a un "pacchetto" assai ampio di tagli: fatico però a credere che l’italiano venga salvato in extremis. La decisione va letta in ogni modo in una dimensione più ampia e concerne il ruolo stesso che la lingua italiana ha oggi, non solo a San Gallo, ma in tutta la Svizzera di lingua tedesca e francese. Stiamo tornando verso la territorializzazione dell’italiano; in altri termini, si parlerà sempre più la "lingua del sì" nella Svizzera italiana e sempre meno al di fuori di essa. È un vero peccato, e non solo per l’italiano. A venire rimesso in discussione è il principio stesso del federalismo solidale, l’idea di una Svizzera plurilingue e democraticamente e generosamente aperta sulle proprie culture. Ma l’egoismo non è un fenomeno che tocca soltanto questi aspetti: oramai è il sale della quotidianità. Viviamo in una società disattenta, sempre più disattenta, sempre più rumorosa e confusa. Non si distingue più fra ciò che è un valore e ciò che non lo è. Forse, almeno, un po’ più di sensibilizzazione nelle scuole elvetiche non farebbe male. Anche per le lingue…"

Secondo lei cosa dovrebbe fare il Ticino per difendere maggiormente l’italiano in Svizzera?
"Il Cantone Ticino deve cominciare a pensare diversamente. Da sempre è troppo orientato su di sé, guarda il proprio ombelico e lo crede l’ombelico del mondo. Non ci sono ricette magiche per salvare l’italiano al di fuori della Svizzera italiana. Ma una presenza più "forte", seria, ben organizzata e strutturata, sostenuta finanziariamente potrebbe almeno garantire una migliore visibilità. Non basta però la politica: certo le rivendicazioni fatte a Berna hanno una loro utilità e qualche volta producono dei risultati importanti. Ma occorre lavorare anche fuori, ci vuole più contatto con la società, la quotidianità, la gente. Il nuovo tunnel ferroviario porterà molti svizzeri tedeschi nel Ticino: non sarebbe un’occasione per usare, per esempio, questa opportunità? Faccio una proposta paradossale: organizziamo corsi gratuiti di lingua italiana sui treni che da Zurigo portano a Lugano, e poi si rifletta in italiano, sulla via del ritorno, intorno a quello che si è visto o sentito nel Ticino…"

Alla luce di quanto successo, l’insegnamento dell’italiano, perlomeno a livello secondario, è seriamente a rischio?
"Dire "a rischio" è forse, per ora esagerato. Ma spesso oramai l’italiano è una semplice opzione, accanto ad altre opzioni certamente non meno dignitose, ma che non fanno parte dell’ "idée suisse", della tradizione culturale e politica elvetica insomma. Già questo, di per sé, è umiliante. Resta che non possiamo più restare a guardare quello che succede. Forse non si può fare molto, ma rinunciare sarebbe sbagliato. Da molti anni vado ripetendo, nel mio piccolo, che occorrerebbe mettersi insieme, discutere, progettare iniziative serie e articolate: il mondo politico, quello accademico, esperti, e tutti quelli che hanno voglia di impegnarsi per il bene comune. Ma non si vede una vera volontà, ognuno preferisce andare per la propria strada e il ruscello si perde in tanti rivoli…"

MM

1 commento

  • Infoinsubria.com

    Svizzera: a San Gallo si cancella l’italiano

    18 gennaio 2011 – 22:02
    Il ministero dell’ educazione del Canton San Gallo, in Svizzera, taglia i crediti per l’insegnamento della lingua italiana nei licei. Poco importa se si tratta del terzo idioma nazionale.
    Il Canton San Gallo non è la prima regione svizzera a ridurre i crediti per l’insegnamento della lingua italiana. E’ vero, le scuole pubbliche, anche in Svizzera, devono fare i conti con la crisi. Ma non si tratta di un semplice risparmio. Da una parte i giovani sembrano preferire lingue che a livello mondiale sono più diffuse. Ma lo scarso interesse per la lingua di Dante sembra anche dovuto alla progressiva caduta d’immagine subita dall’Italia negli ultimi anni. Sulle ragioni di questo fenomeno si può speculare.
    I giovani svizzeri preferiscono ad esempio lo spagnolo. Per il federalismo svizzero si tratta di un brutto colpo. L’italiano è lingua nazionale e proprio per questo dovrebbe essere ulteriormente promosso dalla scuola pubblica e non soppresso. Tanto più che proprio il Canton San Gallo ha la responsabilità didattica della scuola svizzera di Roma, un baluardo del plurilinguismo elvetico in terra italiana. Ma tant’è.
    Ciò che succede a San Gallo non è comunque un’ eccezzione in Svizzera. Molte scuole pubbliche, negli ultimi anni, hanno ridotto le ore di insegnamento di italiano. Nelle università, il numero di studenti iscritti ai corsi di letteratura italiana sono in continua diminuzione. Insomma, l’italico idioma interessa sempre meno le giovani generazioni svizzere, che ormai prediligono altre lingue.
    Red.

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