LA LEGA ORA VUOLE CAMBIARE ANCHE LA LINGUA ITALIANA

Al peggio non c’è mai fine. È il caso di dire di fronte al fatto che la Lega si è messa in testa di purificare la lingua italiana di tutti gli anglismi e i francesismi e non solo. In Parlamento, una deputata leghista ha fatto l’emendamento per italianizzare la lingua del commercio e, di questo passo, si andrà avanti anche in altri settori. In special modo, in quello del mondo dell’economia e del computer e dell’internet ad esso collegato, dove si fa un gran uso di termini in lingua anglosassone. Insomma, la Lega vuole mettere mano, in modo sistematico, al vocabolario della lingua italiana.
Siccome gli insegnanti meridionali, -secondo Bossi- dovrebbero ritornare nei loro paesi di origine, quelli che vorrebbero restare nel Nord, dovrebbero, invece, sottoporsi agli esami di lingua dialettale dei singoli paesi in cui dovrebbero insegnare. Naturalmente, occorre all’uopo un dizionario con voci italiane e dialettali. Un inedito esempio lessicografico da esportare in tutta il resto del Paese.
L’Accademia della Crusca, antica istituzione che raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia, resterebbe, ma, in compenso, si dovrebbero costituire tante altre piccole Crusche locali per lo studio al servizio della preparazione di dizionari per le popolazioni autoctone. Cos come la Lega vuole mettere le mani nelle banche per legarle al territorio, cos le vuole metterle nella lingua italiana, per eliminare le parole straniere e le impurità linguistiche.
Oltretutto, l’italiano prende origine dal dialetto fiorentino che si impose come lingua ufficiale che è debitore, tuttavia, di molti prestiti di un altro dialetto: quello della lingua siciliana. Per questa fu costituita ad hoc la Scuola poetica siciliana.
Pure il fascismo fece una campagna a favore della purezza della lingua italiana e Achille Starace la portò avanti come solo lui sapeva fare con tigna e in spregio alle regole della lingua italiana. Il segretario del PNF mise su un gruppo di studio per debellare dal dizionario i termini di origine straniera e quelli italiani che a suo parere suonavano male perchè cacofonici o non erano non erano di rango fascista. Il primo malcapitato fu il suffisso di origine latina ano, usato in particolare, in molti aggettivi e sostantivi etnici e, nella denominazione di alcune lingue e dialetti. Più che ano, era meglio il più popolare sinonimo culo, secondo Starace.
Per di più, suggerì agli addetti ai lavori che le denominazioni di alcuni comuni che finivano in ano, avrebbero dovuto cambiare le tre lettere finali. Solerte come sempre inviò la circolare a urbi et orbi fino a quando non arrivò nelle mani del Papa, del Re e del Duce. I quali furono molto imbarazzati allorquando la lessero, perchè il pensiero del primo si fermò su Sant’Ambrogio di Milano, quello del secondo sul suo ciambellano e quello del terzo sul cognome del genero Galeazzo Ciano. Se fosse passato il cambio di una parola con l’altra, c’era da divertirsi. E il Papa, il Re e il Duce, preoccupati di cadere nel ridicolo, imposero al segretario di non rivoluzionare il vocabolario della lingua italiana, perchè avrebbe dovuto lasciar fare agli studiosi, visto che non era il suo mestiere. L’aneddoto, vero o non, è circolato negli anni del Ventennio e, oggi come allora, con la Lega siamo di fronte allo staracismo di ritorno.

Biagio Marzo 28 apr. 2010

http://www.clandestinoweb.com/number-ne … a-ita.html

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