Bandiera dell pace e quella LGTB a confronto

La deriva gender che vieta pure di usare la lingua italiana

La bandiera della pace si distingue dalla bandiera multicolore del movimento LGBT per il numero e l'ordine dei colori: 7 nella bandiera della pace, con i freddi in alto, 6 nella bandiera del movimento, senza l'azzurro, con i caldi in alto.

La bandiera LGTB travestita da quella della Pace

Il regime fascista si dedicò ad opere di bonifica imponenti: dalle paludi dell’agropontino, al linguaggio. La dittatura mussoliniana, come tutti i totalitarismi, fece grande attenzione alle parole: avvió una grande campagna per imporre l’italianizzazione dei nomi ma anche per cancellare l’utilizzo del «lei», accusato di essere eccessivamente femminile e sostituendolo con il Voi. Qualche giorno fa, quasi un secolo dopo, su Instagram è diventato virale un post, un «vademecum del* giornalist* inclusivo» che spiega come il cronista debba scrivere di transessualità senza risultare offensivo. È vietato utilizzare il nome precedente alla transizione del soggetto. È obbligatorio utilizzare i giusti pronomi ed è vietato definire «ex moglie» un uomo trans, che va invece chiamato «ex marito» perché quel che conta è unicamente la sensibilità di chi ha compiuto la transizione, non quella del coniuge i cui traumi sono del tutto irrilevanti. Non si può neppure – pare – utilizzare il termine trans come sostantivo, essendo esso un aggettivo. Non si può legare l’identità di genere alla propria volontà: vietato scrivere che Marco vuole diventare Marta. Assolutamente obbligatorio l’uso degli asterischi al posto delle vocali che indicano il genere, perché per l’estremismo progressista ormai è peccato pure utilizzare la lingua italiana.

Benedetta Frucci | Il Tempo | 02.08.2021

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