La cultura in Europa senza l’Italia

La cultura in Europa?

Si fa, ma senza l’Italia

di Ivo Caizzi

Bruxelles organizza un incontro per parlare di “identità europea”.

Nessuno tra gli invitati è del nostro Paese

La Commissione europea del portoghese José Manuel Barroso scivola ancora una volta su un incidente con caratterizzazioni anti-italiane. Barroso e il commissario per la Cultura, lo slovacco Jan Figel, hanno convocato oggi a Bruxelles un vertice con “importanti figure culturali” di molti Paesi europei “per identificare le strade per promuovere la cultura e l’identità europea”. I 18 scrittori, musicisti, professori e operatori culturali provengono da Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Grecia e altri Paesi Ue. Ma Barroso e Figel non hanno inserito alcuna personalità italiana o delle istituzioni artistico-culturali dell’Italia: nazione che potrebbe essere criticata per il livello attuale in molti settori, ma che nel campo artistico-culturale dovrebbe ancora vantare un’indiscussa considerazione internazionale.

Barroso e Figel intendono avviare uno scambio di idee con questi 18 invitati “per discutere il ruolo che la cultura può giocare nel processo di integrazione europea”. La Commissione europea ha stanziato 35 milioni di euro all’anno per programmi culturali. “La cultura deve giocare un ruolo strategico nell’agenda dell’Europa – ha detto Barroso E’ un fatto cruciale nel successo dell’integrazione europea ed è, al tempo stesso, inestricabilmente collegata al nostro senso d’identità”. Il presidente della Commissione, passando dalle parole agli inviti, sembra però aver trascurato il senso dell’identità nazionale e le sue conseguenze politiche. Appena è emersa la lista dei 18 partecipanti sono arrivate dai Paesi esclusi richieste di spiegazione sui criteri di selezione. La Commissione si è trovata in imbarazzo. Il portavoce di Figuel, Frederich Vincent, ha attribuito gli inviti principalmente al gabinetto di Barroso. Ha aggiunto che qualche italiano era stato contattato e poi era risultato indisponibile, ma non ha saputo indicarne i nomi. In serata Vincent ha fatto sapere che l’incontro sarà comunque replicato aprendolo a esponenti dei Paesi oggi esclusi.

Barroso, che è stato nominato a Bruxelles anche con l’appoggio del premier Silvio Berlusconi (entrambi aderiscono al Partito popolare europeo), ha già prodotto varie iniziative penalizzanti per l’Italia. Iniziò eliminando la lingua italiana in alcune conferenze stampa dei commissari per favorire l’arbitraria imposizione del trilinguismo (inglese, francese e tedesco). Nominò portavoce 6 francesi, 5 tedeschi, 5 britannici e nessun italiano. Gli annunci di ricerca di personale della Commissione sono stati diffusi solo in francese, inglese e tedesco perfino sui giornali italiani. Sono previsti tagli di numerosi traduttori italiani e la Commissione non appoggerebbe l’apertura di una nuova sezione in italiano nella Scuola europea.

(Da Corriere della Sera, 12/1/2006).

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  • La cultura in Europa?

    Si fa, ma senza l’Italia

    di Ivo Caizzi

    Bruxelles organizza un incontro per parlare di “identità europea”.

    Nessuno tra gli invitati è del nostro Paese

    La Commissione europea del portoghese José Manuel Barroso scivola ancora una volta su un incidente con caratterizzazioni anti-italiane. Barroso e il commissario per la Cultura, lo slovacco Jan Figel, hanno convocato oggi a Bruxelles un vertice con “importanti figure culturali” di molti Paesi europei “per identificare le strade per promuovere la cultura e l’identità europea”. I 18 scrittori, musicisti, professori e operatori culturali provengono da Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Grecia e altri Paesi Ue. Ma Barroso e Figel non hanno inserito alcuna personalità italiana o delle istituzioni artistico-culturali dell’Italia: nazione che potrebbe essere criticata per il livello attuale in molti settori, ma che nel campo artistico-culturale dovrebbe ancora vantare un’indiscussa considerazione internazionale.

    Barroso e Figel intendono avviare uno scambio di idee con questi 18 invitati “per discutere il ruolo che la cultura può giocare nel processo di integrazione europea”. La Commissione europea ha stanziato 35 milioni di euro all’anno per programmi culturali. “La cultura deve giocare un ruolo strategico nell’agenda dell’Europa – ha detto Barroso E’ un fatto cruciale nel successo dell’integrazione europea ed è, al tempo stesso, inestricabilmente collegata al nostro senso d’identità”. Il presidente della Commissione, passando dalle parole agli inviti, sembra però aver trascurato il senso dell’identità nazionale e le sue conseguenze politiche. Appena è emersa la lista dei 18 partecipanti sono arrivate dai Paesi esclusi richieste di spiegazione sui criteri di selezione. La Commissione si è trovata in imbarazzo. Il portavoce di Figuel, Frederich Vincent, ha attribuito gli inviti principalmente al gabinetto di Barroso. Ha aggiunto che qualche italiano era stato contattato e poi era risultato indisponibile, ma non ha saputo indicarne i nomi. In serata Vincent ha fatto sapere che l’incontro sarà comunque replicato aprendolo a esponenti dei Paesi oggi esclusi.

    Barroso, che è stato nominato a Bruxelles anche con l’appoggio del premier Silvio Berlusconi (entrambi aderiscono al Partito popolare europeo), ha già prodotto varie iniziative penalizzanti per l’Italia. Iniziò eliminando la lingua italiana in alcune conferenze stampa dei commissari per favorire l’arbitraria imposizione del trilinguismo (inglese, francese e tedesco). Nominò portavoce 6 francesi, 5 tedeschi, 5 britannici e nessun italiano. Gli annunci di ricerca di personale della Commissione sono stati diffusi solo in francese, inglese e tedesco perfino sui giornali italiani. Sono previsti tagli di numerosi traduttori italiani e la Commissione non appoggerebbe l’apertura di una nuova sezione in italiano nella Scuola europea.

    (Da Corriere della Sera, 12/1/2006).

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  • La cultura in Europa?

    Si fa, ma senza l’Italia

    di Ivo Caizzi

    Bruxelles organizza un incontro per parlare di “identità europea”.

    Nessuno tra gli invitati è del nostro Paese

    La Commissione europea del portoghese José Manuel Barroso scivola ancora una volta su un incidente con caratterizzazioni anti-italiane. Barroso e il commissario per la Cultura, lo slovacco Jan Figel, hanno convocato oggi a Bruxelles un vertice con “importanti figure culturali” di molti Paesi europei “per identificare le strade per promuovere la cultura e l’identità europea”. I 18 scrittori, musicisti, professori e operatori culturali provengono da Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Grecia e altri Paesi Ue. Ma Barroso e Figel non hanno inserito alcuna personalità italiana o delle istituzioni artistico-culturali dell’Italia: nazione che potrebbe essere criticata per il livello attuale in molti settori, ma che nel campo artistico-culturale dovrebbe ancora vantare un’indiscussa considerazione internazionale.

    Barroso e Figel intendono avviare uno scambio di idee con questi 18 invitati “per discutere il ruolo che la cultura può giocare nel processo di integrazione europea”. La Commissione europea ha stanziato 35 milioni di euro all’anno per programmi culturali. “La cultura deve giocare un ruolo strategico nell’agenda dell’Europa – ha detto Barroso E’ un fatto cruciale nel successo dell’integrazione europea ed è, al tempo stesso, inestricabilmente collegata al nostro senso d’identità”. Il presidente della Commissione, passando dalle parole agli inviti, sembra però aver trascurato il senso dell’identità nazionale e le sue conseguenze politiche. Appena è emersa la lista dei 18 partecipanti sono arrivate dai Paesi esclusi richieste di spiegazione sui criteri di selezione. La Commissione si è trovata in imbarazzo. Il portavoce di Figuel, Frederich Vincent, ha attribuito gli inviti principalmente al gabinetto di Barroso. Ha aggiunto che qualche italiano era stato contattato e poi era risultato indisponibile, ma non ha saputo indicarne i nomi. In serata Vincent ha fatto sapere che l’incontro sarà comunque replicato aprendolo a esponenti dei Paesi oggi esclusi.

    Barroso, che è stato nominato a Bruxelles anche con l’appoggio del premier Silvio Berlusconi (entrambi aderiscono al Partito popolare europeo), ha già prodotto varie iniziative penalizzanti per l’Italia. Iniziò eliminando la lingua italiana in alcune conferenze stampa dei commissari per favorire l’arbitraria imposizione del trilinguismo (inglese, francese e tedesco). Nominò portavoce 6 francesi, 5 tedeschi, 5 britannici e nessun italiano. Gli annunci di ricerca di personale della Commissione sono stati diffusi solo in francese, inglese e tedesco perfino sui giornali italiani. Sono previsti tagli di numerosi traduttori italiani e la Commissione non appoggerebbe l’apertura di una nuova sezione in italiano nella Scuola europea.

    (Da Corriere della Sera, 12/1/2006).

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