Politica e lingue

La Crusca perché…

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La Crusca nostro tesoro

di Pier Francesco Listri

Per una grottesca decisione politica o se preferite economica, non molte settimane fa, l’Accademia della Crusca ha corso il rischio di essere soppressa. Un ripensamento l’ha salvata, ora voci serie annunciano che dalla bella villa di Castello potrebbe ritrasferirsi nel centro fiorentino dove è sempre stata (a lungo nel palazzo dei Giudici).
La notizia era apparentemente trascurabile, ma sostanzialmente enorme. Nell’anno del cento cinquantenario dell’unità, il massimo strumento di custodia della lingua nazionale stava per essere abolito. Forse il lettore non sa che non sarebbe stata la prima volta, giacché nel 1783 l’illuminato granduca Pietro Leopoldo la soppresse fondendola in una triplice Accademia Fiorentina (che comprendeva anche quella degli Apatisti). Per curioso paradosso se a chiuderla fu un principe illuminato a riaprirla fu in un certo senso Napoleone e – ulteriore coincidenza paradossale – fu esattamente due secoli fa, cioè nel 1811 che la Crusca risorse come accademia autonoma. Ultimamente i fiorentini più avvertiti lo sanno la Crusca ha passato anni difficili economicamente pesanti, tanto da gettare un suo flebile lamento alla distratta opinione dei politici e degli amministratori. Si spera dunque che ora inauguri un suo risorgimento.
Ma a che serve la Crusca? Quanto ha già fatto, non un intero libro basta a raccontarlo. Diciamo sinteticamente che ha avuto come compito ‘la conservazione della purezza della lingua italiana’ una lingua ben più antica dello stato italiano.
Tanti problemi non secondari e di grande rilievo sociale, toccano il gran tema: da quello dei rapporti fra lingua e dialetto a quelli più recenti delle lingue dell’informazione alle troppe parole straniere che hanno invaso l’Italia. La Crusca svolge un ruolo fondamentale tanto più oggi che il globalismo multietnico, che la preponderante forza dell’informazione, mettono a rischio i linguaggi. Si può essere poveri di denaro ma – è stato detto – si può anche essere poveri di parole, e in questo caso la democrazia peggiora e la precaria felicità di ogni uomo si fa più difficile. Che la Crusca continui a lavorare. Perché tutti dobbiamo parlare per dire le speranze e le denunce, per nominare le cose del mondo che ci sta intorno.
(Da La Nazione, 9/9/2011).

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