Politica e lingue

La Crusca indaga sui cambiamenti dell’italiano giuridico

La nuova Bulgaria di Radev: l’ERA chiede l’incontro in Ambasciata

Dal latinorum al leasing

L’Accademia della Crusca indaga sui cambiamenti dell’italiano giuridico

di Letizia Cini

"Che vuol ch’io faccia del suo latinorum", domandava il buon Renzo, di manzoniana memoria. Da sempre il linguaggio giuridico passa per oscuro e incomprensibile. Un ‘malato inguaribile’, stazionario o in lieve miglioramento? Lo chiediamo al professor Federigo Bambi dell’Università di Firenze, responsabile scientifico, insieme a Barbara Pozzo dell’Università dell’Insubria, del convegno ‘L’italiano giuridico che cambia’, in programma domani alla Villa Medicea di Castello per iniziativa dell’Accademia della Crusca.
"Ho paura che un certo grado di oscurità sia legato ad aspetti tecnici difficilmente superabili – risponde sorridendo lo storico della lingua giuridica italiana – Il vocabolo "usucapione", che indica un particolare modo di acquisto della proprietà, non potrà essere sostituito con un altro più comprensibile".
Quindi?
"In questi casi il non giurista dovrà continuare a farsi aiutare da un buon dizionario. Ma non credo sia tanto questo del lessico il problema. L’oscurità deriva piuttosto dal modo artificioso e retrò di costruzione del discorso, dall’assurda tecnica legislativa che costruisce rimandi su rimandi, eccetera: e qui qualcosa si potrebbe fare, come in passato è stato fatto. Basta pensare alla nostra Costituzione il cui testo è facilmente comprensibile da tutti (tranne quello degli articoli modificati dopo la sua entrata in vigore), proprio perché così vollero che fosse i costituenti. Se si seguisse quell’esempio… Del resto per questo scopo sono stati realizzati diversi manuali di tecnica legislativa e uno studio verrà presentato anche nel nostro convegno".
Com’è cambiato il linguaggio giuridico alla luce dello ‘spadroneggiare’ dell’inglese?
"Non tutte le diverse branche del diritto ne risentono alla stessa maniera: è per questo che a partecipare all’incontro sono stati chiamati docenti di diverse discipline (diritto privato, diritto costituzionale, diritto penale, diritto processuale penale), perché ognuno di loro possa far valere il proprio punto di vista. Il fatto che ci interessa molto, è che il fenomeno non è solo linguistico. Vale a dire non si tratta solo di tradurre una lingua tecnica in un’altra: la lingua straniera si fa spesso veicolo dell’introduzione nel nostro ordinamento di istituti nuovi e si pone il problema dell’adattamento e della compatibilità del nuovo e diverso con la nostra ‘vecchia’ tradizione giuridica. Non è solo questione di "leasing", "factoring" e delle altre parole che sono ormai entrate a far parte dell’esperienza lessicale di chi, anche senza essere un tecnico, si trova a confrontarsi con il mondo del diritto".
Una curiosità: esistono termini – come contratto – che in italiano hanno un significato, mentre "contract" in inglese (e in francese), esprimono concetti un poco diversi: come viene aggirato, giuridicamente parlando, l’ostacolo?
"Molto viene lasciato alla sensibilità ed alla cultura giuridica del traduttore che naturalmente deve (o dovrebbe) essere un tecnico della comparazione giuridica".
Cosa prevede per il futuro della nostra lingua giuridica?
"Non serve essere profeti per dire che in futuro l’influenza dell’inglese, vera e propria lingua franca, non potrà che aumentare. Mi auguro soltanto che ciò non avvenga stravolgendo il tessuto italiano del diritto e che si riesca a trovare un giusto equilibrio con la nostra tradizione giuridica. Del resto anche l’inglese, come è già avvenuto in passato, subirà l’influenza delle altre lingue giuridiche e questo renderà più facili gli scambi".
(Da La Nazione, 30/9/2010).
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Un appello per la Crusca: ”Un milione di euro o lascio”

Un milione di euro per l’Accademia della Crusca dagli enti pubblici, o l’abbandono della presidenza: Nicoletta Maraschio, dal 2008 alla guida della prestigiosa istituzione, rinnova l’appello degli accademici lanciato lo scorso giugno per ”mantenere e sviluppare le attività dell’accademia, e darci una base di tranquillità e sicurezza finanziaria”.
Nicoletta Maraschio ha spiegato che in questi mesi l’unico a rispondere concretamente all’appello è stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: ”Lo devo incontrare nei prossimi giorni – ha detto – per vedere se sarà inserita una norma nella legge finanziaria regionale che ci dia un contributo. Ma la Crusca non ha carattere regionale e cittadino, bensì nazionale: quindi mi aspetto da parte del Governo un intervento analogo, una norma in finanziaria che ci permetta di raggiungere l’obiettivo della stabilità finanziaria, non solo per vivere ma per poterci permettere una progettualità di medio e lungo termine, come è necessario per una istituzione come la nostra”.
Se l’appello andasse di nuovo a vuoto, la Maraschio ha annunciato che non ripresenterà la sua candidatura alla presidenza il prossimo anno. ”Se non va – ha affermato – vuol dire che non ho la forza per ottenere questo risultato; altri colleghi forse sarebbero più fortunati di me. Credo molto nelle istituzioni, ma credo che l’accademia abbia un’autorevolezza, un prestigio che deve essere riconosciuto”.
Fra le tante iniziative dell’Accademia è in programma alla Villa Medicea di Castello venerdì primo ottobre il convegno ‘L’italiano giuridico che cambia’. La lingua giuridica italiana sta cambiando sulla spinta delle lingue straniere, in particolare dell’inglese, sia attraverso un moto dall’alto (le norme comunitarie da tradurre in modo uniforme nelle 23 lingue dell’Unione e da uniformemente applicare nei 27 paesi membri), sia per il tramite delle esigenze della pratica del diritto che richiama sempre più spesso istituti e principi nati in ordinamenti diversi, ma che devono trovare posto nel discorso giuridico italiano…
(Da La Nazione, 29/9/2010).

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