Asia e Oceania
La Corea del Nord: via libera all’attacco nucleare contro gli Usa
Nella pericolosa escalation delle provocazioni da parte di Pyongyang, l'annuncio suona come un ultimatum: secondo l'agenzia Dow Jones, citata da alcuni media americani, l'esercito della Corea del Nord ha ricevuto il via libera definitivo a un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Dopo ripetute minacce da parte di Pyongyang, arriva dunque l'ok definitivo.
Inoltre, il governo di Pyogyang avrebbe «formalmente» informato la Casa Bianca e il Pentagono di una potenziale azione nucleare: lo afferma l'agenzia Bloomberg, citando la coreana Kcna, secondo la quale «nessuno può dire se una guerra esploderà o no in Corea e se esploderà oggi o domani».
Ma questo è solo l'epilogo di una giornata turbolenta all'altezza del 38/mo parallelo, in cui sono stati evocati venti di guerra sempre più forti. Una giornata cominciata con un'altra provocazione di Pyongyang: la chiusura ai lavoratori del Sud del distretto industriale «a sviluppo congiunto» di Kaesong. Un gesto riportato dai media di Seul con stupore, perchè finora il distretto è stato il più riuscito esempio della cooperazione tra i due Paesi. E ieri la Corea del Nord aveva alzato ulteriormente il tiro, annunciando il riavvio del reattore nucleare nell'impianto di Yongbyon, potenzialmente in grado di fornire al Paese il materiale fissile per realizzare l'atomica.
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Il Pentagono invia a Guam, nel Pacifico, un sistema anti-missile «Thaad
Intanto, il Pentagono ha confermato il prossimo dispiegamento sull'isola di Guam, nell'Oceano Pacifico, di una batteria anti-missile per difendere le sue basi da eventuali attacchi della Corea del Nord.
La notizia era stata anticipata dal Wall Street Journal, citando una fonte dell'amministrazione, secondo cui Washington è pronto a inviare il sistema noto come Terminal High-Altitude Area Defense battery, o Thaad, per proteggersi da missili a medio e corto raggio dalla Corea del Nord.
Guam è divenuta una delle maggiori basi militari americane in Asia. Il primo sistema Thaad avrebbe dovuto essere dispiegato nel 2015 ma le tensioni nella penisola coreana starebbero modificando i piani. Secondo indiscrezioni, alcuni nel Pentagono avrebbero voluto dispiegare il primo sistema Thaad in Medio Oriente per difendere Israele e gli altri alleati americani dai missili iraniani.
La decisione – riporta il Wall Street Journal – segnala come il Pentagono ritenga la Corea del Nord come la minaccia più grande e potenzialmente più duratura per gli Stati Uniti e i loro alleati.
Gli Stati Uniti hanno due sistemi Thaad a Fort Bliss in Texas, che sono pronti a essere usati ma è essenziale – riporta il Wall Street Journal – al Pentagono si ritiene essenziale lasciarne uno di riserva per le emergenze.
Il Sole 24 Ore, 3-04-2013
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/ … e24ore_com










Esteri. Escalation
L’esercito di Pyongyang «notifica» a Washington di aver ricevuto il via libera a un attacco con ordigni nucleari
"PRONTI A COLPIRE L’AMERICA CON L’ATOMICA"
Annuncio choc della Nord Corea. E gli Usa spostano i missili a Guam
[justify]WASHINGTON – L'esercito nordcoreano ha ricevuto l'ordine per un attacco nucleare contro gli Usa: l'annuncio, nella notte, ha aperto un nuovo scenario nella crisi lungo il 38esimo parallelo. Con molte fonti di alto livello che ormai parlano di rischi di guerra. Gli stessi americani sarebbero stati informati su una possibile iniziativa militare del bizzoso dittatore Kim Jong-un. E, infatti, il Pentagono nelle ultime 48 ore ha disposto misure per rafforzare le difese nel Pacifico. Saranno schierati a Guam sistemi antimissile, verrà inviato un sofisticato e gigantesco radar galleggiante per «tracciare» eventuali ordigni lanciati da vettori, un gruppo navale guidato dalla portaerei Nimitz potrebbe raggiungere il settore. A sottolineare la fragilità del momento ci ha pensato il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel che ha telefonato al suo collega cinese Chang Wanquan. Un colloquio per cercare informazioni dirette e suggerire pressioni su Pyongyang: «C'è un pericolo reale = ha dichiarato il capo del Pentagono -. Lavoriamo con i cinesi per evitare il conflitto». Pechino non ha per nulla sminuito i rischi e si è detta «seriamente preoccupata». Ancora più inquieta la Russia, per la quale la «situazione nella regione è esplosiva». Del resto a leggere i dispacci dell'agenzia nordcoreana Kcna c'è da stare in guardia: un attacco nucleare «è possibile… Le minacce americane saranno distrutte anche con mezzi nucleari». Poi una frase che lascia spazio all'ambiguità: «Nessuno può dire se una guerra esploderà o no in Corea e se esploderà oggi o domani». L'esercito di Kim non ha certo le armi per raggiungere il territorio statunitense, tuttavia è in grado di colpire le installazioni Usa nel Sud o in Giappone. Ciò spiega per- ché la diplomazia, con l'aiuto degli 007, prova a disegnare scenari e a prevedere cosa potrebbe tentare il dittatore trentenne. Qualche ora prima della frustata dell'attacco Pyongyang ha alzato la temperatura con altri due passi. Il primo. Il regime nordcoreano ha impedito agli operai del Sud di raggiungere il parco industriale comune a Kaesong. Simbolo della cooperazione, la zona – ampia 65 chilometri quadrati – rappresenta una fonte di ricchezza per le esangui casse di Pyongyang: circa 87 miliardi di dollari. Dunque il Nord potrebbe avere qualche conseguenza, ma molto dipenderà da quanto durerà il blocco. Un evento, peraltro, già avvenuto nel 20°9 all'indomani di manovre militari Usa-Sud (come adesso) e chiusosi abbastanza rapidamente. Più simbolico il secondo passo. Il governo nordcoreano ha annunciato che verrà riavviata la centrale nucleare di Yongbyon: mossa che può apparire forte ma che – secondo gli esperti – è resa complicata dalla mancanza di fondi. A giudizio di molti il regime, che in quanto a budget se la passa davvero male, non avrebbe le risorse adeguate per rilanciare il progetto. E però evidente che, in una fase di muro contro muro, dove anche i gesti e i discorsi hanno un peso, tutto torna utile. Kim, secondo diversi analisti, sta cercando di consolidare il suo potere, vuole proiettare un'immagine di leader risoluto ma, forse, avrebbe anche in animo di lanciare le attese riforme. E tutto questo «fumo» – sempre che non arrivi il fuoco potrebbe fare da cortina per dei cambiamenti in un Paese immobile. Un processo peraltro non facile, forse ostacolato dalla vecchia guardia sempre presente alle spalle del dittatore. Sono ricorrenti le voci di epurazioni tra i quadri così come si è sparsa la notizia inverificabile di un fallito ammutinamento militare che aveva per obiettivo lo stesso Kim. E questo avviene in una realtà dove l'intelligence fatica a cogliere la cifra esatta, a comprendere cosa accade nei palazzi della nomenklatura. Una «nebbia» che, fatalmente, aumenta i timori e può innescare eventi non sempre controllabili.[/justify]
Guido Olimpio
@guidoolimpio
Corriere della Sera, 4 aprile 2013, pagg. 14-15