La conoscenza delle lingue straniere agevola la mobilità nell’UE

Le lingue straniere dovrebbero essere studiate sin dalla più giovane età. E' quanto afferma la relazione adottata dal Parlamento sulla promozione del multilinguismo e dell'apprendimento delle lingue. La loro conoscenza, infatti, permette un miglior utilizzo del potenziale umano e favorisce la mobilità all'interno dell'UE. E' anche sostenuta l'introduzione di un indicatore europeo di competenza linguistica. L'italiano è la quinta lingua straniera più studiata in Europa.

Ritenendo decisivo per realizzare l'Europa dei cittadini e la società della conoscenza che ogni cittadino disponga di capacità pratiche in almeno due lingue oltre alla lingua materna, il Parlamento invita gli Stati membri a promuovere la diffusione del multilinguismo. L'apprendimento di una sola lingua franca, infatti, è reputata insufficiente dai deputati. Occorre quindi incoraggiare politiche di apprendimento di una gamma di lingue più estesa di quella odierna e dare nuovo impulso all'insegnamento delle lingue, «anche mediante programmi di immersione linguistica». La Commissione dovrebbe poi promuovere campagne di informazione sui vantaggi derivanti dall’apprendimento delle lingue fin dalla giovane età.

I deputati ricordano, infatti, che la capacità di comprensione e comunicazione in altre lingue oltre a quella materna ed il perfezionamento delle competenze linguistiche sono fattori importanti per il raggiungimento dell’obiettivo di un migliore utilizzo del potenziale umano in Europa. Tale capacità, inoltre, è ritenuta indispensabile per tutti i cittadini europei per favorire il pieno esercizio dei diritti e delle libertà derivanti dalla mobilità all’interno dell’Unione e per poter dar vita ad un mercato del lavoro realmente europeo. D'altra parte ritengono che l’indicatore di competenza linguistica è da considerarsi un utile strumento per raffrontare le capacità linguistiche dei cittadini dei vari Stati membri e per superare la grande diversità esistente nell’Unione in merito all’attestazione delle competenze linguistiche.

Verso un indicatore delle competenze linguistiche

Adottata dal Parlamento con 435 voti favorevoli, 22 contrari e 23 astensioni, la relazione di Manolis MAVROMMATIS (PPE/DE, EL) appoggia la Comunicazione della Commissione che propone di introdurre un indicatore europeo di competenza linguistica comune a tutti gli Stati membri. Tale indicatore mira a fornire un parametro preciso, affidabile e completo per la valutazione della padronanza delle lingue straniere, sulla base di appositi test obiettivi condotti su un campione di popolazione per valutare quattro competenze linguistiche (lettura, ascolto, produzione orale e scritta).

Il Parlamento conviene con la Commissione che, in una prima fase, l’indicatore misuri le conoscenze linguistiche nelle cinque lingue più insegnate nei sistemi di istruzione e formazione dell’Unione, vale a dire inglese, francese, tedesco, spagnolo ed italiano. Consiglio e Commissione sono poi invitati a adottare le misure necessarie per estendere quanto prima possibile la prova ad un maggior numero di lingue ufficiali dell’UE, senza pregiudicare, comunque, l’insegnamento e lo sviluppo delle altre lingue non valutate nell’indicatore.

Per quanto riguarda il contributo dato dagli Stati membri e dalle autorità regionali con competenza per la politica nel settore linguistico al pieno utilizzo dell'indicatore, inoltre, l'Aula condivide la proposta della Commissione di istituire un organismo costituito da rappresentanti degli Stati membri. Tale organismo dovrà fornire alla Commissione consulenza su tematiche politiche e a carattere tecnico, oltre a ogni tipo di sostegno tecnico, e provvederà al monitoraggio dei progressi che si registrano nell'applicazione dell'indicatore negli Stati membri e in quelle regioni che hanno competenza per la politica nel settore linguistico.

E' infine ricordato che l’indicatore proposto non implica spese operative aggiuntive per il bilancio dell’UE, poiché la spesa prevista si iscrive nel quadro degli attuali programmi Socrates e Leonardo da Vinci e del nuovo programma integrato relativo all’apprendimento durante tutto l’arco della vita. Pertanto, i deputati invitano Commissione e Consiglio a dotare questo nuovo programma degli strumenti necessari per promuovere l'apprendimento delle lingue.

Background – La conoscenza delle lingue straniere nell'UE

La proposta contenuta nella comunicazione della Commissione rientra negli ordinamenti concordati dal Consiglio europeo di Barcellona nel marzo 2002, in occasione del quale i capi di Stato e di Governo hanno auspicato l'evoluzione dell'insegnamento delle competenze di base, tra cui almeno due lingue straniere, sin dall'infanzia, nonché l'introduzione di un indicatore di competenza linguistica.

Da quanto emerge dai sondaggi di Eurobarometro (EB Special 237, 2005), mediamente il 50% dei cittadini europei dichiarano di essere in grado di partecipare ad una conversazione in una lingua diversa da quella materna. Tuttavia vi sono notevoli diversità fra i diversi Stai membri. L’Italia si colloca nelle ultime posizioni, dal momento che solo il 36% degli intervistati si dichiara capace di interagire in una lingua diversa dalla propria. Le lingue straniere più parlate in Italia sono l’inglese (29%), il francese (11%), il tedesco e lo spagnolo (4%).

Con il 3%, l’italiano resta comunque fra i cinque idiomi più parlati come lingua straniera nell’Unione europea, dopo l’inglese (38%), il francese e il tedesco (14%) e lo spagnolo (6%). A Malta l’italiano è la seconda lingua straniera più parlata (60%), dopo l’inglese. E' la terza lingua più parlata in Croazia (12%), a Cipro (3%) e in Austria (8%), mentre è quarta in Grecia (3%).



27/04/2006
Manolis MAVROMMATIS (PPE/DE, EL)
Relazione sulla promozione del multilinguismo e dell'apprendimento delle lingue nell'Unione europea: indicatore europeo di competenza linguistica
Procedura: Iniziativa
Dibattito: 27.4.2006
Votazione: 27.4.2006

dal sito del Parlamento Europeo

27/04/2007
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