La Babele d’Europa

la Babele d'Europa

Più paesi membri quindi più idiomi: una sfida continua per interpreti e traduttori.

Così si lavora per rendere comprensibili i lavori dell’Unione.

BRUXELLES – Per i suoi sostenitori è “la più grande conferenza permanente del mondo”, per i detrattori, invece, è la Babele delle lingue. Fatto sta che giorno dopo giorno l’Unione Europea combatte la grande guerra contro quintali di documenti e decine di riunioni da tradurre. Non solo in inglese e francese, ma anche in lingue che la maggioranza degli europei definirebbe esotiche, come gaelico, maltese o catalano.

Primo gennaio 2007: i soci del club europeo diventano 27 e le lingue ufficiali arrivano a 23. Oltre a bulgaro e rumeno viene inserito anche il gaelico, lingua parlata da pochi dotti che l’Irlanda ha deciso di far promuovere a lingua ufficiale dell’Unione. E la prima tappa dell’immane lavoro che grava sulle spalle della Commissione europea è stato quello di tradurre tutta la legislazione comunitaria nei tre nuovi idiomi: 90mila pagine di leggi contenute in 300 volumi. Un’opera titanica che sommata all’ordinaria amministrazione della vita comunitaria – le traduzioni in tutte le lingue delle nuove regole e quelle in francese, tedesco e inglese nei documenti di lavoro – ha portato a 1.541.518 le pagine sfornate nel 2006 dai linguisti di Bruxelles, una squadra che conta 2.350 esperti. E i costi? Si stima che per il loro lavoro quest’anno la Commissione europea spenderà circa 300 milioni di euro. Una cifra, a pensarci bene, tutt’altro che proibitiva, visto che equivale a 0,63 centesimi per cittadino all’anno. Il costo di un caffè. Saldo che lievita, ma non di molto, se si considerano le spese affrontate anche da Parlamento e Consiglio Ue, con un totale che nel 2007 conterà gli 800 milioni di euro.

Ci sono poi gli interpreti, i maghi della simultanea, specialità essenziale per tenere in vita il gigante europeo: 50-60 riunioni al giorno con 700-800 professionisti permanentemente allertati. Un piccolo esercito necessario a coprire le diverse combinazioni linguistiche: per un meeting con i delegati di ogni paese europeo in sala servono almeno 66 interpreti. E tra i nuovi paesi entrati nelle due ondate del 2004 e del 2007 la lingua con il maggior peso specifico è indubbiamente il polacco, con 106 interpreti tra funzionari Ue e freelance. Per le altre si varia da 45 a 87.

Ma a Bruxelles è chiaro che la partita è tutt’altro che vinta, visto che nel prossimo futuro le lingue potrebbero arrivare a trenta: alle porte dell’Ue, infatti, bussano Croazia, Turchia, Macedonia e chissà quali altri paesi. E gli specialisti sono già al lavoro con una serie di programmi di formazione nei futuri soci della casa europea. I ricercatori di Bruxelles stanno lavorando anche a soluzioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, per evitare che i costi diventino insostenibili. La speranza è che i 195 milioni di euro spesi nel 2006, 42 centesimi a cittadino, non crescano oltre il ragionevole quando ci saranno ulteriori allargamenti. E che i progressi tecnici siano d’aiuto anche nel campo delle traduzioni scritte.

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