L’ERA INTERVIENE ALL’ASSEMBLEA GIOVANILE ANTIRAZZISTA

I collettivi delle scuole superiori capitoline più attivi si sono dati appuntamento giovedì 29 gennaio fuori il Liceo Ginnasio “Pilo Albertelli” alle ore 15 per un’Assemblea Giovanile Antirazzista. La voglia di discutere di questi ragazzi è molta, altrettanto quella di ritagliarsi uno spazio concreto nella nostra società con un’azione non-violenta, ma efficace; peccato che le istituzioni non mettano loro a disposizione spazi adeguati per potersi riunire al caldo e raccogliere le idee con calma. Infatti, questa è solo l’ennesima volta, raccontano, che sono stati costretti a sistemarsi in strada, alcuni seduti, altri appoggiati a qualche motorino. Anche noi dell’Era Onlus ci siamo sistemati pe terra e, ironia della sorte, proprio da qui è nata subito una interessante situazione d’interazione:
due ragazzi di origine somala, infatti, si sono uniti al gruppo, cercando di capire di cosa si stesse discutendo. Il problema? Con loro comunicavamo ininglese e capirsi è stata un’impresa! Proprio a questo piccolo episodio casuale e agli interventi di apertura dell’assemblea sulla drammatica
situazione palestinese e sulla crescente ondata di razzismo, che sta
dilagando nel nostro Paese, si vuole ricollegare il nostro intervento, perchè eravamo lì proprio per spiegare ai ragazzi l’importanza della democrazia linguistica in un momento come questo. “Il fatto che stiamo qui in mezzo alla strada non è un caso – interviene Flavia per l’Era – e mostra il modo in cui i giovani sono trattati, non solo in questo Paese, ma anche in tante altre realtà nazionali. Il problema della lingua sembra lontano da questa realtà, invece è la base da cui partire per un’effettiva partecipazione democratica, ma anche per comprendere meglio i messaggi massmediatici che ci vengono proposti rispetto alle questioni internazionali”. Flavia continua il suo intervento, leggendo alcuni stralci della relazione di una conferenza che si è tenuta il 21 febbraio scorso nella sede UNESCO di Parigi in occasione della Giornata Internazionale della Lingua Madre: “Nella misura in cui le lingue registrano i saperi e le abilità locali relativi all’ambiente naturale e servono a trasmetterli, anche la gestione ragionata delle risorse naturali passa per la protezione e la promozione delle lingue, quando si tratta di assicuare uno sviluppo sostenibile”. La chiave di volta del documento però è il quarto punto, dove si ricorda che la libertà d’espressione, il diritto all’educazione e il diritto a beneficiare del progresso scientifico è largamente condizionato dai fattori linguistici. A questo punto i presenti sono molto incuriositi, ma anche stupiti, e ci chiedono subito quale potrebbe essere un rimedio, scoprendo che la soluzione c’è già c’è: l’esperanto come lingua federale degli Stati Uniti d’Europa, l’unico strumento capace di liberarli dalla oppressione anglofona e dal possibile depauperamento della nostra cultura d’origine, veicolata e conservata proprio attraverso la lingua italiana. “La situazione è già grave – aggiunge Eleonora – anche a livello universitario, dove spesso si perdono anni ad imparare la lingua inglese, pur non riuscendo a padroneggiarla completamente. Inoltre l’Inghilterra può reinvestire nell’ambito della propria ricerca gli enormi guadagni delle nostre spese linguistiche”. Eleonora conclude ricordando un altro aspetto preoccupante: anche il monopolio delle pubblicazioni è ormai in lingua inglese.

 

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