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Kyenge: «Chi nasce e studia qui è italiano»

Davanti A Xi Jinping, Donald Trump Considera L’ipotesi Di Desistere, Di Thierry Meyssan

Kyenge: «Chi nasce e studia qui è italiano»
È il primo ministro di colore mai nominato. Balotelli: «Un grande passo avanti per l’Italia»

ROMA. «La decisione di Enrico Letta segna il passo decisivo per cambiare concretamente l’Italia e il modo di vedere un’integrazione che è già presente nel Paese». Cecile Kyenge, ministro dell’Integrazione nel nuovo esecutivo e prima donna di colore in un governo italiano, è visibilmente soddisfatta. All’incarico è arrivata dopo un percorso svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del Pd: «Sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, che è frutto – sottolinea – di un lavoro comune». Una politica che la Lega annuncia con toni duri di voler contrastare: «Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita» afferma Matteo Salvini. Una dichiarazione a cui fanno da contraltare le parole dell’attaccante del Milan Mario Balotelli: «La nomina di Cecile Kyenge rappresenta un ulteriore, grande passo in avanti verso una società italiana più civile e più consapevole della necessità di una definitiva integrazione».

Kyenge è nata a Kambove, in Congo, 49 anni fa, ed è un medico oculista. Modenese, vive a Castelfranco dell’Emilia, ed è da tempo impegnata in politica, prima nei Ds, poi nel Pd. Già responsabile regionale per l’immigrazione e consigliere provinciale, è stata eletta deputata lo scorso febbraio, sola parlamentare di colore della diciassettesima Legislatura alla Camera. È laureata in Medicina e chirurgia, specializzata in Oculistica, è sposata e madre di due figlie, Maisha e Giulia. Tra i suoi impegni, il coordinamento del progetto “Afia” per la formazione di medici specialisti in Congo.

Lo scorso 8 marzo, proprio nel giorno della festa della donna, era stata raggiunta da insulti razzisti rivolti su Facebook da un esponente della Lega Nord anche a Khalid Chaouki, responsabile Nuovi Italiani del Pd. È stata una dei quattro firmatari – con Pier Luigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza – della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, uno degli otto punti che lo Bersani aveva proposto per il governo. La proposta prevede il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da stranieri residenti da almeno 5 anni e della possibilità di richiederla anche per chi non è nato in Italia, ma vi è cresciuto. «Quella dello ius soli è una delle mie prime priorità» ha ribadito ieri. «Certo, troveremo resistenze, dovremo lavorare molto». Già nel suo programma elettorale Kienge aveva affermato che «un bambino, figlio d’immigrati, che qui è nato o che qui si forma deve essere un cittadino italiano».

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