Europa e oltre

Kissinger avvertì Washington «Mai scommettere contro Giulio»

Kissinger avvertì Washington «Mai scommettere contro Giulio» Paolo Cacace

Per comprendere l`importanza del ruolo giocato da Giulio Andreotti nella costruzione e nello svolgimento della politica estera italiana basta soffermarsi su un mese e su un anno: maggio del 1947 quando l`allora ventottenne presidente della Fuci venne segnalato dal futuro pontefice Giovan Battista Montini ad Alcide De Gasperi per la carica di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Fu al fianco del leader democristiano trentino – ma con lo sguardo sempre rivolto al Vaticano che Andreotti si fece le ossa nei primi appuntamenti cruciali dell`Italia appena uscita dalla catastrofe bellica: la dolorosa marcia verso la firma del Trattato di pace, la liquidazione dei resti dell`impero coloniale, il faticoso sì al Patto atlantico, i primi vagiti dell`Europa comunitaria, la battaglia per l`ammissione alle Nazioni Unite. Fino alla caduta del muro di Berlino la sua visione del ruolo italiano sullo scacchiere internazionale era pragmaticamente vincolata alla divisione del pianeta in due blocchi sancita a Jalta ed era fondata sulla netta opposizione al comunismo sovietico; sempre temperata, tuttavia, da una particolare attenzione per l`atteggiamento più ecumenico della Santa Sede. Insomma conviveva in lui quella che Cossiga avrebbe definito una «doppia lealtà» agli interessi e alle esigenze dello schieramento atlantico occidentale e della Chiesa cattolica, che probabilmente spiegano le diffidenze che hanno nutrito per lui vari esponenti delle amministrazioni americane. Ma non Henry Kissinger che ha sempre elogiato la realpolitik andreottiana, avvertendo i suoi connazionali: «Non scommettete mai contro Giulio!». L`impronta originale di Andreotti alla politica estera prendeva maggiore corpo, tuttavia, nei primi anni Ottanta – quando assunse la carica di ministro degli Esteri nei governi presieduti da Craxi. Un singolare tandem, quello del «divo Giulio» e Bettino. Fu Andreotti a dare impulso ad una politica che attribuisse un maggiore ruolo all`Italia nel Mediterraneo; nacque in quegli anni una strategia di attenzione verso i paesi arabi del Medio Oriente, per la creazione di uno Stato palestinese, che suscitò le pesanti critiche di Israele. Per non parlare della sintonia tra Andreotti e Craxi quando si trattò di sfidare la reazione di Reagan in occasione della crisi dell`Achille Lauro e di Sigonella. Andreotti seguì da vicino, con partecipazione, la tragica traiettoria della stagione gorbacioviana fino alla dissoluzione dell`impero dell`Est e alla ricomposizione del quadro europeo. Ne fu contento? Qualche dubbio permane se solo si ricorda una sua celebre battuta che ne riprendeva un`altra di Mauriac: «Amo talmente la Germania da preferire che ve ne siano due».

Da Il Messaggero, 07.05.2013

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