Diario

Stati generali della Cultura, senza la lingua italiana.

Stati generali della Cultura, senza la lingua.

Partecipando, a Roma il 19 giugno, ai terzi “Stati generali della Cultura” organizzati dal Sole 24 si rimane meravigliati di come l’immagine e nel contempo logo della manifestazione, opera di un bravo illustratore, Guido Scarabottolo, la contraddica. Infatti l’immagine è quella di un uomo che riesce a guardare oltre un altissimo muro grazie al fatto che sale su dei libri impilati con dovizia l’uno sull’altro. Insomma per vedere oltre il muro non bisogna salire su opere, scultoree e  architettoniche ma su libri.

Ed invece la lingua, il patrimonio immateriale principe della nostra cultura, la lingua nella quale la nostra creatività più alta del Rinascimento ha pensato i più grandi tra i capolavori dell’Umanità,  quelli di Michelangelo o Leonardo Da Vinci, è assente!

Ministri, esperti, giornalisti, persino il Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca non lo nota e se ne dimentica. Non mettendo in relazione alcuna gli altri Stati Generali, quelli della Lingua Italiana, che il Ministero degli Esteri, e segnatamente il Sottosegretario Mario Giro, hanno annunciato fin dal gennaio scorso e che avranno a fine ottobre le giornate conclusive dei lavori.

Anzi il ministro Giannini si fa forte del fatto che la Storia dell’Arte farà nuovo ed adeguato ingresso nel sistema scolastico italiano ma non una parola sul fatto che, sempre lei, sta avallando presso il Consiglio di Stato il divieto d’insegnare ed apprendere nella lingua degli italiani, di quegli artisti e di quegli architetti che la maggior parte di opere d’arte che gli studenti conosceranno hanno realizzato pensandole, appunto, in italiano.

La citazione che ha trovato più riscontri tra gli oratori invitati, è stata quella di Churchill durante la seconda guerra mondiale che si dichiarò contro i tagli alla cultura perché, altrimenti, non ci sarebbero stati motivi seri per condurre quella guerra.

L’altra frase di Churchill, quella sulla lingua, pronunciata ad Havard nel 1943, “Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento”, non è stata ricordata da nessuno, e nemmeno ho pututo farlo io, perché non è era previsto in alcun modo una qualche domanda o intervento dal pubblico.

Come sempre in Italia i modelli anglo-americani valgano solo per il potere e la forza che esercitano, mai per la democrazia che li ha espressi e li esprime.

Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

 

 

 

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