Diario

LETTA ENNESIMO GOVERNO ANGLOCON

E’ difficile pensare che le misure previste nel “Decreto del Fare” possano ridare slancio al paese. Tuttavia, se c’è un elemento che invece possiede una carica altamente distruttiva e diretta, questo è ancora una volta costituito dall’aggressione anglofona impressa alla nostra lingua e alla nostra cultura. In quelli che erano un’ottantina di punti “programmatici”, ora dimezzati, si è trovato il modo di attaccare ancora una volta l’italianità. 

Eppure ci saranno state cose più importanti da mettere in cantiere che non l’ingiunzione alle università di italiane di rilasciare certificazioni di esami e carriere universitarie in lingua inglese.
Allo stesso modo non era poi tanto necessario chiamare la tassa più dibattuta e contrastata dell’anno “Service Tax”, tanto per non farsi capire da tutti gli italiani, piuttosto che “Tassa Servizi”.
Niente di nuovo in un paese non libero, ancora sotto l’influenza americana così come lo era l’europa dell’Est sotto quella russa fino al 1989. Rimane però il fastidio di scelte, apparentemente circoscritte, che, in un contesto di gravità come quello che stiamo vivendo, sono intollerabili. Senza considerare che le attività di destabilizzazione culturale in atto da parte del governo, quelle non dichiarate ad alta voce, sono molto peggiori.
Non ha infatti fatto molto scalpore il fatto che il Ministero dell’Istruzione si sia costituito parte attiva, insieme al Politecnico di Milano, nel ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Lombardia, che ha sancito l’illegittimità dell’esclusione totale della lingua italiana dal ciclo magistrale dell’università meneghina. Tuttavia il gesto rimane gravissimo, con il ministro Carrozza che ha pubblicamente contestato una sentenza di tribunale senza peraltro citare, e forse nemmeno leggere, le argomentate e forti considerazioni espresse dal TAR.
In compenso, svariati articoli del decreto parlano di internet, di agenda digitale, di informatizzazione. Peccato però che non una parola sia dedicata alla necessità, per l’Italia e l’Europa, di affrancarsi dalla dominazione dei prodotti e servizi statunitensi nei settori in questione. Neppure dopo gli scandali sulle intercettazioni e i casi Wikileaks e Snowden!
Intanto in Germania accade che il processo di anglofonizzazione dell’università, che comunque è sempre stato bilanciato da investimenti colossali nella lingua e cultura tedesca, stia facendo marcia indietro. Contemporaneamente Angela Merkel, pur al culmine di una campagna elettorale in cui è rischioso anche solo pronunciare il termine Europa, parla a chiare lettere della necessità di rendere l’Europa indipendente sul piano informatico. Ma noi siamo troppo impegnati ad additare il nemico e l’artefice dei nostri mali nella Germania cattiva che impone sangue e sacrifici.
Dovremmo prima di tutto rinunciare a voler essere un paese dominato sotto l’insegna inglesecon e capire che la nostra forza è la nostra cultura, il saper pensare, il saper fare, il saper creare in e con l’italiano.
Questa è l’unica strada per il nostro benessere materiale e per una riconquistata libertà.

Basterà crederci e nessun falco nordico si azzarderà più a imporre qualcosa al nostro paese.

Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

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