DiarioNon categorizzato

Inglese illegale in UE dopo la Brexit / Erasmus+

Lettera a Nicola Verola, Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per l'Integrazione Europea

Nicola Verola, Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per l'Integrazione Europea
Stamani, alle 11 e 16, ho avuto una telefonata con Nicola Verola, Vice Direttore Generale/Direttore Centrale per l’Integrazione Europea, in relazione alle 2 questioni in ballo: Italiano lingua di lavoro UE e Erasmus+ monopolistico inglese. A seguito della quale ho inviato la seguente lettera:
 
Caro Nicola,
in relazione all’oggetto di questa mia eccoti in allegato la lettera del nostro avvocato alla Commissione (ma è stata spedita con le ovvie personalizzazioni a Consiglio e Presidente del Parlamento europeo) sempre a marzo.
L’uscita dei 66 milioni di inglesi ha inoltre proiettato la lingua della nostra Repubblica al terzo posto come lingua europea e, pertanto, andrebbero avviati subito tutti i passi formali e informali affinché divenga lingua di lavoro dell’UE così come chiediamo con questo Appello in quanto “I Mille dell’Italiano“, per i dettagli ti allego la PEC spedita al tuo attuale Ministro.
 
Questione Erasmus+ esclusivamente in inglese:
https://ec.europa.eu/programmes/erasmus-plus/programme-guide/introduction/how-to-read-programme-guide_it
Ti pregherei di valutare, anche alla luce di quanto chiarito nella missiva legale, di dare mandato all’Avvocatura per un Ricorso urgente teso ad ottenere una proroga in relazione a quando verrà/ è stato pubblicato il bando in lingua italiana rispetto a quando è stato pubblicato in inglese il 25 marzo 2021, la prima scadenza è l’11 maggio 2021.
L’Avvocatura dovrebbe altresì contestare l’avvertenza secondo la quale “In caso di interpretazioni divergenti tra versioni linguistiche, fa fede la versione inglese“.
Il pilastro giuridico dell’Ue è il multilinguismo e l’autenticità giuridica di tutte le lingue europee. Non certo il monopolio linguistico e giuridico concesso ad un popolo ormai estraneo e persino avversario dell’UE.
Far passare sotto silenzio una tale clausola significa assicurare ai Britannici, alle loro Agenzie e ai loro Studi di Avvocati, il monopolio della redazione dei progetti e dell’impugnazione in tribunale, e solo a loro, dato che sia Irlandesi come i Maltesi hanno l’inglese come seconda lingua ufficiale ma non ufficializzata all’UE (hanno ufficializzato il gaelico e il maltese), e che comunque certo non possono di fronte ad un inglese sostenere che la dicitura “x” è come si dice a Malta o in Irlanda.
Aggiungo una questione morale di non poco conto proprio nei confronti di Irlanda e Malta: l’Ue anziché farsi levatrice della loro indipendenza dall’Impero Britannico se ne fa, invece, sostenitrice colonialistica conto terzi, mi parrebbe piuttosto ignobile ed antidemocratico.