Diario

Il delirio di Delrio: gli italiani in Italia peggio dei colonizzati Maori in Nuova Zelanda

Graziano Delrio
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Graziano Delrio

Per Delrio gli italiani in Italia peggio dei colonizzati Maori in Nuova Zelanda.

L’Italia in ritirata dall’Alto Adige a Sion, Neuchâtel, Wetting, Tolosa, Alessandria, Scutari, Spalato, Mons, Timisoara, Newark, Adelaide, Brisbane, Capodistria e Amsterdam.
Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto

 

La prima cosa che fecero gli inglesi colonizzando la Nuova Zelanda fu quella di nominare tutti i territori Maori in inglese e abolendo la toponomastica maori. Come a dire, questa ormai è roba nostra!
Quello che ha permesso il ministro Delrio è ancora più aberrante, permettere il cambiamento della toponomastica dall’italiano al tedesco in territorio italiano, territorio di uno stato sovrano.

Questa volta quindi l’attacco non viene dal blocco anglofono e dalle sue tattiche neoimperialistiche di dominazione linguistico-culturale ma dal cuore stesso dell’Alto Adige, che fa divenire lo statuto speciale di cui gode statuto esclusivo. Escludendo, dal territorio che italiano è, la lingua nazionale in favore di una inutile e pacchiana germanizzazione diffusa.

Ieri, leggendo su Repubblica online, “Potere della politica, dove basta una stretta di mano per cancellare in un amen i posti del cuore, i suoi simboli, i ricordi di una vacanza. La stretta di mano, che al momento doveva restare segreta, è quella tra il ministro agli Affari regionali Graziano Delrio e il governatore altoatesino Luis Durnwalder: nel nome dell’intesa tra Stato ed Alto Adige, ben 135 toponimi italiani sono stati sacrificati (o meglio dire, cancellati) e di loro non rimarrà più alcuna traccia sui cartelli, che conterranno solo i nomi tedeschi” non ho potuto fare a meno di correre sulla pagina FB di Delrio per scrivere il mio sdegno.

Forcella del Santo, Monte Sant’Anna, Malga Zirago, Forcella di Vallunga, la Croda Nera, la Forcella Mezdì e altri centotrenta nomi di cime, malghe e posti da favola sono le nuove vittime illustri di questa follia. C’è mancato un soffio che anche l’Alta vetta della Vetta d’Italia diventasse Lausitzer Weg) e Malga Sasso ricevesse un nuovo battesimo germanico come Steinalmen.
Vi piace?
Merita aggiungere quello che i giornali non dicono, e cioè le motivazioni per le quali proprio adesso tanti e tali attentati alla nostra lingua e alla nostra storia – la quale pure si esprime anche linguisticamente – hanno luogo proprio in questi frangenti. Esse sono tutte date dal modo in cui l’Italia ha abbandonato la propria lingua e la propria cultura a sé stessa, senza alcun investimento. Cosa dire del fatto che ulteriori 14 sedi consolari saranno soppresse già a partire dal prossimo settembre, dopo già le sedici già soppresse dal 2010 ad ora?

Non ci stancheremo mai di dirlo, se persino il Ministero dell’Istruzione si schiera contro il TAR Lombardia per eliminare completamente la lingua italiana dall’alta formazione del Politecnico di Milano e se il fenomeno si diffonde a macchia d’olio? Come stupirsi se genti che pur in territorio italiano sono anti italiane e ne approfittano per togliere la lingua italiana dalla toponomastica di quei territori?
Se sotto la violenza dell’invasione anglofona che ci toglie soldi, ricchezza e prestigio non sappiamo fare di meglio che “appecoronarci”, come dice Dario Fo proprio a proposito del caso Politecnico, non possiamo certo cadere dalle nuvole.
Certo, esiste l’articolo 6 della nostra Costituzione. Quella Costituzione che, si sa, tutti chiamano bellissima e nessuno si preoccupa di mettere in pratica, nonché di cambiare laddove non riesce più a mettere il paese al riparo dai pericoli dei tempi troppo cambiati. Ma fra la tutela delle minoranze linguistiche e creazione di regioni eversive e anti italiane che schiacciano sistematicamente l’identità nazionale del paese ci sono ovvie differenze.
Forse la nostra Costituzione sarà sì bellissima, ma non altrettanto chiara. E soprattutto non tiene conto della capacità autolesionistica dell’Italietta di interpretarne nel modo più deteriore concetti fondamentali.
Peccato non avere un Ministero dell’Italofonia come ha la Francia e una legge Toubon, che assicura l’uso della lingua francese nelle pubblicazioni governative, nelle pubblicità, nei luoghi di lavoro, nei contratti e nelle contrattazioni commerciali, nelle scuole finanziate dallo stato e in altre situazioni.
Peccato non avere dei ministri degni di questo nome anziché figure men che mediocri, impreparati e masochisti, che denigrerebbero una seria legge sulla lingua italiana come un atto di imposizione neonazionalista là dove sarebbe solo un atto di rispetto verso gli italiani e un efficace strumento anti Sfascista.

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