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Condannato Banksy per manifesta malafede nella registrazione di un suo marchio

Banksy trademark bomber

Copyright is for Banksy. Così risulta riveduto e corretto il vecchio copyright is for losers, la “proprietà del marchio/opera è per perdenti” di Robin Gunningham (come ha scoperto mai smentito dal 12 luglio 2008 The Mail on Sunday) maritato Joy Millward, alias Banksy, patrimonio stimato nel 2019 in 50 milioni di dollari.

La questione del marchio, del Trade Mark per dirla all’inglese, è saltata al recente onore delle cronache per una causa europea intentata dai legali dell’inglese Banksy contro una piccola azienda, sempre inglese, la Full Color Black, che utilizza immagini di pubblico dominio per produrre delle cartoline per auguri, a libretto, di 12 per 17 centimetri con tanto di busta dal colore abbinato a meno di 3 sterline, ossia poco più di 3 Euro.

Nella fattispecie l’immagine della cartolina incriminata dai legali di Banksy è Flower Bomber, il Bombarolo di Fiori, la stessa oggetto di azione legale di Banksy contro il Mudec di Milano lo scorso anno, solo che in questo caso è a livello europeo che Banksy ha avuto torto, il che non escluderebbe possibili rivalse dei perdenti italiani nel caso milanese.

Ma non è tanto interessante parlare, come hanno fatto finora i media, di quanto possa aver inciso la presunta anonimità del personaggio sulla sentenza, perché tutto sommato dietro all’azione il/legale c’era e c’è comunque una persona, seppure giuridica e non fisica. D’altronde ciò è piuttosto evidente dalle sedici pagine della Decisione di cancellazione N. 33843C della Divisione Annullamento dell’EUIPO e relativa al Bombarolo di Fiori registrato dalla Pest Control Office Limited per Banksy con N. 12575155. Decisione che finora nessuno ha pubblicato e, a giudicare dai commenti finora visti, davvero pochi hanno letto e, per ciò, allego a questo mio articolo: ciascuno può così formarsi la sua opinione sulla realtà della Decisone 33843C e non sulle interpretazioni di essa.

Piuttosto è interessante analizzare la questione dal punto di vista etico in considerazione dell’immagine politica, anti-establishment ed umanitaria di sé stesso e finora promossa dal personaggio.

Ebbene, a leggere la cronaca della vicenda, così come narrata dalla BBC (più inglese e considerato oggettivo media di così… ) in Banksy loses battle with greetings card firm over ‘flower bomber’ trademark , la questione appare abbastanza meschina, se non ridicola considerata la fama solidaristica e caritatevole della quale si è circondato l’illustratore murale nonché moralista. Tanto da essere apostrofato dalla stessa piccola azienda con un “Banksy, charity begins at home” ma, in realtà, è peggio di così. Non solo perché è un’operazione condotta contro una piccola azienda falsamente accusata addirittura di derubare il nome a Banksy ma perché, pur di vincere la causa, a posteriori Banksy ha tentato di registrare come di sua proprietà persino la sola immagine di Flower Bomber, indipendentemente dalla firma dato che, di fatto non risultava firmata nemmeno col suo pseudonimo. Insomma Banksy ha imbrogliato e, in Italia, questo fatto avrebbe potuto avere addirittura risvolto penale, seppure soggetto a querela di parte.

La cosa più incredibile ma vera, in considerazione dell’aura moralista della quale si è circondato il personaggio, la troviamo proprio agli uffici per la proprietà intellettuale sia britannico, l’IPO, che dell’Unione europea, l’EUIPO.

Già, perché l’Unione europea? Soprattutto dopo la Brexit decisa nel 2016?
E questa è l’altra cosa anomala, Banksy non promuove la causa contro la Full Color Black in Gran Bretagna dove sia la sua società, la Pest Control Office Ltd (la Ltd corrisponde alla nostra Srl) che il suo rappresentante per il marchio, la Dolleymores – Patent & Trade Mark Attorneys e la Full Color Black risiedono, bensì in considerazione solo della registrazione del marchio Banksy presso l’Unione europea.
La cosa ancor più anomala è che il marchio Banksy all’IPO britannico risulta essere depositato ben prima di quello presso l’UE, addirittura nel 2007, sì avete letto bene: nel duemila sette, esattamente il 6 giugno.
Volete sapere per quali prodotti? Beh qui tenetevi forte e leggete con attenzione ogni singolo prodotto per il quale il marchio è stato registrato in Gran Bretagna:

Pitture, vernici, lacche; antiruggine e prodotti contro il deterioramento del legno; coloranti; mordenti; resine naturali grezze; metalli in fogli e in polvere per pittori, decoratori, tipografi e artisti. Preparati per pulire, lucidare, sgrassare e abradere; saponi; profumeria, oli essenziali, cosmetici, lozioni per capelli; dentifrici. Merci in metalli comuni; ferramenta; distintivi in metallo; fibbie per cinture. Occhiali da sole; dischi preregistrati, nastri e altri supporti contenenti musica e altro materiale relativo all’arte e alla cultura giovanile; Software in materia di arte e cultura giovanile; giochi per computer a scopo d’intrattenimento. Metalli preziosi e loro leghe e prodotti in metalli preziosi o rivestiti con essi, non compresi in altre classi; gioielli, pietre preziose; orologeria e strumenti cronometrici, orologi. Stampe; espositori; cornici; fotografie; manifesti; libri; stampini; materiali per artisti; pennelli; carta; apparecchi per la visualizzazione di immagini; immagini, stampe di immagini, immagini incorniciate; supporti per immagini; dipinti. Materiali da costruzione; rivestimenti in legno, finestre, pareti, pavimenti, tramezzi, porte; statue e sculture in pietra, cemento o marmo; piastrelle per pavimenti, rivestimenti. Mobili, specchi, cornici; articoli in legno, sughero, vimini, corno, osso, avorio, osso di balena, conchiglia, ambra, madreperla, spuma di mare e succedanei di tutti questi materiali o in plastica. Utensili e recipienti per la casa o la cucina; stoviglie, vetreria, porcellana, maiolica; articoli per la pulizia. Tessuti e prodotti tessili; arazzi, arazzi; copriletto e copritavoli. Bottoni, distintivi in tessuto. Tappeti, stuoie e stuoie, tappeti; rivestimenti per pavimenti; arazzi. Giochi, giocattoli e giocattoli; articoli per la ginnastica e lo sport; decorazioni per alberi di Natale. Servizi di istruzione e formazione; divertimento; attività culturali, mostre d’arte. Progettazione di opere d’arte; servizi di arte grafica; servizi d’artista commissionati.

Ma ora ogni immaginazione viene meno perché il marchio Banksy è stato registrato anche per:

Carne, pesce, pollame e selvaggina; estratti di carne; frutta e ortaggi conservati, essiccati e cotti; gelatine, marmellate, composte; uova, latte e prodotti derivati dal latte; oli e grassi commestibili. Caffè, tè, cacao, zucchero, riso, tapioca, sago, caffè artificiale; farine e preparati fatti di cereali, pane, pasticceria e confetteria, gelati; miele, melassa; lievito, lievito in polvere; sale, senape; aceto, salse (condimenti); spezie; ghiaccio. Prodotti e cereali dell’agricoltura, dell’orticoltura e della silvicoltura non compresi in altre classi; animali vivi; frutta e verdura fresca; semi, piante e fiori naturali; alimenti per animali, malto.

 Avevo ragione a chiamarlo BANK SÌ in un mio precedente articolo? No, ero troppo ottimista perché questa documentazione dimostra ben altro. Qui, già nel 2007, BANKSY batteva IKEA e di molto, considerato che registrando il marchio Banksy persino per animali vivi avrebbe potuto e potrebbe aprire uno zoo.

Bene! Siamo arrivati in fondo, carte alla mano, a questa breve analisi etica di Banksy. Un Banksy che abbiamo scoperto “capitalista anonimo”. Gli altri capitalisti non si nascondono, la faccia ce la mettono ma, è anche vero, che al momento Banksy è solo un capitalista milionario e non miliardario.

Poi ci sarebbe il Banksy politico internazionale, che ha preso il via in gran stile quest’estate con l’acquisto di una veloce nave francese di 30 metri che viene ormeggiata in Spagna.
Perché vi state chiedendo non comprarla inglese e ormeggiarla a Gibilterra, sempre inglese anche se in territorio spagnolo, e che è ad appena 14 chilometri dal continente africano?
Ehh notate come la vicenda IPO britannico e EUIPO dell’Unione europea si ripete?!
Ma questa è un’altra storia. Per carità, qui davvero Banksy ha ragione da vendere (proprio perché non è tra i prodotti che rientrano nel suo marchio registrato), da che mondo è mondo l’arte è politica anche, e soprattutto, quando sostiene di non esserlo, nel senso che sceglie la politica dell’ignavia. Ma qual è la politica che fa Banksy? Sarà come quella sul marchio qui emersa?
Vedremo.

Di seguito gli articoli del Regolamento sul marchio dell’Unione europea