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La critica

Canzoncina di Edipo

Paolo Missigoi

CANZONCINA DI EDIPO
(Divino paradosso: un enigna per la Sfinge…)
“… LA GIOIA NEL VUOTO MI PRENDE
L’ESTASI COME IL FUOCO RISPLENDE
SOLE DI NOTTE IN TEMPESTA …
OH VUOTO! RIPRENDITI LA MIA TESTA…”

Come acqua nell’acqua, così il nuovo Edipo è tutt’uno con l’Enigma. E’ l’Enigma stesso. Pone alla Sfinge un quesito che la lascerà come un corpo morto in un fosso e dopo averlo cantato riderà senza tremare, perchè non è un Saggio ma un santo, forse…
Come un obelisco puntato verso il BASSO — la sua lancia ha due punte — verso il RISCHIO, IL FUOCO, IL MIRACOLO, LO SCANDALO, questa nuova ESTASI supera l’ESTETICA nell’ ETICA, è trasparente nell’identità profonda di forma e mito:
di fronte a concetti come avanguardia/salvaguardia: ritorno all’ordine oppone il suo essere classico in cui la trasparenza è una CONDIZIONE non una scelta, condizione in cui la forma non si differenzia dal contenuto metafisico (IPERFISICO).
L’ACCESSO E’ L’ECCESSO, RITORNO AL DISORDINE:
gli “artisti”, si sa, sono quello che sono:
con una mano si coprono gli occhi per non vedere l’orrore, con l’altra lo DIPINGONO, lo ABBELLISCONO, al sicuro,
rassicurati e rassicuranti, protetti dalla “penombra poetica”
E FINALMENTE CI SI 1MPICCHERA’, LA POESIA, CON I SUOI SETTE METRI DI INTESTINO …

Paolo Missigoi

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