Italia all’ultimo posto per contributi tutela propria lingua

Adnkronos.com:

Lo rivela un’inchiesta del trimestrale ‘Pagine della dante’
Italia all’ultimo posto per contributi tutela propria lingua

L’Italia fanalino di coda con 600mila euro di contributo assegnato per il 2010 al bilancio della Societa’ Dante Alighieri, diminuito del 53% rispetto al 2009.
Roma, 3 gen. (Pronto Italia) – Quanto investono Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Spagna per la tutela della propria lingua e della propria cultura? Le cifre cambiano da Paese a Paese, ma l’ultimo posto della classifica e’ occupato dallo Stato italiano. A rivelarlo e’ un’inchiesta pubblicata sul nuovo numero di ‘Pagine della Dante’, trimestrale d’informazione della Societa’ Dante Alighieri, che su questo tema, partendo dal libro di Federico Guiglia ‘Sulla punta della lingua’, ha interpellato i rappresentanti degli enti culturali e linguistici europei che nel 2005 ricevettero insieme alla ‘Dante’ il ‘Premio Principe delle Asturie’: Alliance Française, British Council, Goethe Institut, Instituto Cervantes e Instituto Camoes . Cifre alla mano: si passa dai 220 milioni di euro erogati dallo Stato britannico al British, ai 218 a favore del Goethe, fino ai 90 del Cervantes, ai 13 del portoghese Camoes e ai 10,6 milioni dell’Alliance Française.
E l’Italia? Fanalino di coda con 600mila euro di contributo assegnato per il 2010 al bilancio della Societa’ Dante Alighieri, diminuito del 53% rispetto al 2009. ”Di fronte all’egemonia dell’inglese -spiega Mario Garcia De Castro, Direttore della sede di Roma del Cervantes- abbiamo bisogno dell’appoggio istituzionale per la protezione e per la promozione delle nostre lingue. Per questo motivo e’ fondamentale che l’amministrazione pubblica e i governi ci forniscano le risorse necessarie per poter diffondere i nostri idiomi che, oltre ad avere un inestimabile valore di tradizione e cultura, portano con se’ anche un notevole valore economico”. Sulla consapevolezza di un vero e proprio Pil culturale punta Susanne Hohn, direttore generale per l’Italia del Goethe Institut: ”Ci sono settori della cultura che indubbiamente producono beni materiali, facendo conoscere la propria cultura all’estero si contribuisce in modo fattivo all’incremento dell’economia in patria”. Di ridimensionamento parla anche Christina Melia, direttrice per l’Italia del British Council, ma con proporzioni ben lontane dal ‘caso italiano’: lo Stato britannico ridurra’ infatti il contributo al British da 180 a 149 milioni di sterline (oltre 176 milioni di euro) nel 2014/2015.
”Se l’Italia fosse consapevole del valore economico dei beni culturali -afferma Paulo Cunha e Silva, consigliere culturale del Portogallo presso l’Ambasciata di Roma- oggi probabilmente sarebbe il Paese piu’ ricco del mondo, ben al di sopra di Cina e Stati Uniti”.

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