Istruzione, la circolare (mai applicata) dell’Esperanto compie 18 anni

Paolo Gambi, Rinascimento poetico

Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale “Esperanto”

Il 10 aprile 1995 veniva approvata la circolare n. 126, che istituisce la sperimentazione dell’Esperanto nelle scuole italiane e in quelle dei partner europei.
In tutti questi anni le peculiarità dell’Esperanto, propedeutiche al più veloce studio delle lingue straniere etniche, ed essenziali alla necessità di difendere le lingue europee dall’aggressione anglofona assicurando, nel contempo, opportunità ai nostri giovani pari a quelli del Regno Unito, non sono state affatto considerate.
Il regime partitocratico è stato anche regime linguistico, vassallo di un Dopoguerra al quale non si vuole porre fine per assicurare benessere ai soliti pochi. Regime partitocratico che impedisce la rivoluzione democratica che l’adozione della lingua internazionale causerebbe nei rapporti internazionali europei e nel cammino verso gli Stati Uniti d’Europa.
L’impegno preso il 10 aprile 1995 non è stato rispettato, e così quello del Direttore generale degli Affari internazionali del Miur Giunta La Spada, la cui poltrona è stata garantita sia dai Governi di
Sinistra che da quelli di Destra e che, dall’epoca Moratti a quella Gelmini, ininterrottamente ha promesso un progetto di partenariato europeo con l’Esperanto: l’ultima volta è stata in concomitanza della manifestazione dell’ERA coi docenti di L2 il 22 febbraio 2009. Analoga sorte Giunta La Spada ha assicurato alla divulgazione al Comitato d’Educazione Europeo dei contenuti di quella Circolare e dello Studio di 44 pagine ad essa allegato. Niente è cambiato con il passaggio di consegne al nuovo Direttore Limina.
Assistiamo solo a reiterate forme di collaborazionismo alla politica coloniale anglo-americana, veicolata dalla lingua inglese onnipresente e ben accolta dalla classe dirigente e intellettuale prona a servire gli interessi di Paesi come il Regno Unito, che risparmia 18 miliardi l’anno a scapito dei Paesi non anglofoni, e degli Stati Uniti, che con i soldi risparmiati grazie al non apprendimento di una lingua straniera finanziano un terzo della loro ricerca.
Questo collaborazionismo alla colonizzazione sta spingendo il nostro Paese in una posizione sempre più subalterna, e riduce l’Europa a mero mercato, i suoi abitanti ad oggetti che, ad esempio, per insegnare persino in Italia devono avere la certificazione B2 di colonizzato Di Origine Controllata.
A tutto questo dobbiamo continuare a contrapporre la lotta nonviolenta per la democrazia linguistica e culturale e per la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.

Roma, 10 aprile 2013

Lascia un commento

0:00
0:00