Minoranze, popoli tradizionali, indigeni e Colonialismo

Intervista con Kora Kanamari, un “Guardiano della Foresta”

Intervista con Kora Kanamari, capo della tribù Tiikiina

Il guardiano della foresta “Vogliono annientarci ma salveremo l’Amazzonia”

«Veniamo aggrediti in continuazione. La situazione è diventata insostenibile per i popoli indigeni. Vogliono annientarci». La voce di Kora su WhatsApp arriva a tratti. Si accende e si spegne, come il suo grido d’allarme che attraversa tutta l’Amazzonia brasiliana.
«Ad attaccarci sono gli invasori di terre. Garimpeiros, cacciatori e pescatori di frodo, taglialegna illegali, minatori che scavano nel verde, dragano nei fiumi, devastano ogni cosa alla ricerca di oro e minerali».
Kora Kanamari è il leader dei Tiikiina, una delle oltre 200 tribù presenti in Brasile. Ci segnala il clima sempre più pesante che si respira nel Vale do Javari, un enorme territorio protetto dello Stato di Amazonàs, estremo ovest del Brasile. Siamo venuti nel nord-est del Perù, dall’altra parte della valle, per raccogliere la sua testimonianza. Kora è uno degli ultimi 36 “Guerrieri della Foresta”. Armati di lance e frecce pattugliano i territori che la Costituzione brasiliana ha affidato loro dal 1988. È anche grazie al lavoro incessante di Survival international se queste tribù isolate tra i due Paesi riescono a resistere e a lanciare gli allarmi che scuotono le coscienze. L’Inpe, l’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, afferma che a settembre sono stati distrutti in Amazzonia 1.455 km quadrati di verde, il 48% in più del settembre 2021. È un record. Secondo il Global Witness negli ultimi dieci anni sono stati uccisi 1.700 attivisti ambientali e leader indigeni in tutto il mondo. 1168% di questi solo in Brasile.

La stessa denuncia del maggio scorso. È stata inutile?
«C`è un silenzio oscuro che avvolge la foresta, il silenzio della morte e della paura», dice quest’uomo dallo sguardo aperto e fiero, gli occhi profondi illuminati dalla pasta di radici rossastra che gli copre la parte superiore del viso. «Siamo sottoposti a forti pressioni. Molti indigeni sono stati uccisi quest’anno, da nord a sud del Brasile. Un lento genocidio».
Lo Stato che cosa fa?
«Promette aiuti, difese, ma è completamente assente. Per questo ci siamo organizzati da soli e abbiamo creato pattuglie di controllo».
I guerrieri dell’Amazzonia.
«Sono formate da indigeni di diverse tribù. Nascono per dare la possibilità alla gente di difendere il proprio territorio. Abbiamo posti di vigilanza lungo la frontiera con il Perù.  E’ da lì che adesso arrivano gli invasori».
Come vi siete organizzati?
«Con squadre di cinque guardiani. Grazie ai satelliti e Gps riusciamo a controllare un’area più grande dell’Europa occidentale. Curiamo l’ambiente, proteggiamo la vita dei parenti isolati, quelli che sono più deboli e indifesi. Patiscono sofferenze e sono costretti a vivere nascosti. Non siamo disposti a morire senza combattere per la nostra terra».
Una lotta impossibile.
«Ogni giorno ci riuniamo e ci coordiniamo con le altre tribù, aggiorniamo le mappe delle invasioni e segnaliamo i punti di aggressione. A sud sono più attivi i garimpeiros. I fazendeiros si concentrano più a est. Dal Perù calano a valle i cercatori di minerali e oro. L’acqua dei fiumi sacri si sta avvelenando. Ora il grande affare è la pesca».
Da parte dei pescatori di frodo?
«Sì. Cercano piracú e tracajà, due specie di pesce molto richieste sui mercati asiatici. Valgono fino a 70 dollari al chilo. Le tartarughe, come la liakapaima, arrivano a 1000».
Dom Phillips e Bruno Pereira, il giornalista del Guardian e l’ex funzionario ambientale, sono stati uccisi per questo.
«Bruno aveva da poco denunciato l’attività dei pescatori di frodo. Hanno pagato con la vita. Sono i più aggressivi perché è un business sempre più redditizio. Con loro ci siamo scontrati duramente nelle ultime settimane».
Il governo Bolsonaro punta all’integrazione e non all’isolamento delle tribù.
«Il governo Bolsonaro verrà ricordato come quello che ha più devastato l’Amazzonia. Senza terra la gente non coltiva, se non coltiva muore di fame. Ci minacciano di morte, noi lottiamo per la vita. Di tutti, anche la vostra. Siamo i Guerrieri della foresta e siamo i Guardiani del mondo».

Daniele Mastrogiacomo | La Repubblica | 14.10.2022

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