L'ERA comunica

Interrogazione Menia sull’inglese obbligatorio per i macchinisti europei

ROBERTO MENIA POLITICO

Atto n. 3-00678 (in 8ª Commissione)

Pubblicato il 19 settembre 2023, nella seduta n. 102

MENIA – Ai Ministri per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle infrastrutture e dei trasporti. –

Premesso che:

  • la creazione di uno spazio ferroviario europeo unico attraverso una migliore integrazione dei vari sistemi ferroviari nazionali è un obiettivo a lungo termine dell’UE. Le numerose differenze tra i sistemi ferroviari nazionali, dall’infrastruttura e dalla segnaletica alle norme e ai regolamenti, rendono complesso il traffico transfrontaliero e l’armonizzazione può migliorare il trasporto ferroviario a tutti i livelli;
  • nel 2019 l’Associazione europea del trasporto ferroviario di merci (ERFA) dichiarò che sia i rappresentanti sindacali dei macchinisti (ALE) che le società private di trasporto merci “hanno concordato che in futuro l’inglese dovrebbe essere adottato come seconda lingua operativa per le ferrovie, facilitando i servizi ferroviari transfrontalieri in Europa” in quanto “ciò contribuirebbe a rendere la professione di macchinista più attraente e accessibile per una nuova generazione di macchinisti. L’inglese è oggi la seconda lingua più studiata nell’UE”. ERFA aveva già proposto l’eliminazione dei requisiti linguistici B1, introducendo gradualmente l’inglese come lingua comune, riconoscendo “che si tratta di un obiettivo a lungo termine, ma il lavoro di sviluppo di questo progetto dovrebbe iniziare ora in modo che tutte le parti della ferrovia possano prendere in considerazione l’assunzione di personale con competenze in lingua inglese. Tra dieci anni saranno loro i macchinisti e i segnalatori”;
  • l’Associazione rimarcava che le operazioni ferroviarie sicure possono funzionare solamente se la comunicazione tra macchinisti e controllori del traffico, servizi di emergenza e altro personale ferroviario è chiara e precisa, in particolare in situazioni di interruzione o emergenza. Si sostiene che una lingua unica per i macchinisti dell’UE ridurrebbe i costi e renderebbe il trasporto ferroviario passeggeri più attraente. Tale posizione ha portato ad incoraggiare la Commissione europea a ragionare con maggiore determinazione su una proposta che emendi la Direttiva (2007/59/CE), del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alla certificazione dei macchinisti addetti alla guida di locomotori e treni sul sistema ferroviario della Comunità, tenuto conto, come indicato nel preambolo della stessa che vi sarà negli anni a venire una “crescente domanda di macchinisti addestrati e abilitati a lavorare in più Stati membri”;
  • al momento la legislazione europea prevede che i macchinisti debbano possedere un livello di competenza linguistica B1; l’Allegato VI, punto 8 della Direttiva stabilisce che: “Il macchinista che deve comunicare con il gestore dell’infrastruttura per questioni cruciali di sicurezza deve possedere cognizioni linguistiche nella lingua indicata dal gestore dell’infrastruttura interessato. Le cognizioni linguistiche devono consentirgli di comunicare il modo attivo ed efficace in situazioni di routine, critiche o d’emergenza”;
  • l’Unione europea dovrebbe proporre questo autunno una modifica dell’Allegato VI per un rafforzamento della conoscenza della lingua e indicare l’inglese quale lingua comune europea per i macchinisti;
  • finora nessuna Istituzione europea ha ritenuto di discutere dell’opportunità o meno di una lingua comune europea, né per categorie di lavoratori né per i cittadini. La Commissione opera però per superare le lingue ufficiali dell’Unione, delle quali l’italiano è la terza lingua più parlata, a favore della lingua inglese persino con maggior forza di quando, come hanno pubblicato i quotidiani inglesi, la Gran Bretagna faceva parte dell’Unione; se è un dato di fatto che l’inglese è di fatto la lingua a livello internazionale più utilizzata, non si comprende, perché da pare nostra si debba accondiscendere alla svalutazione della lingua italiana;
  • il multilinguismo rappresenta uno dei valori fondanti dell’Unione europea come si legge nella Risoluzione del Consiglio del 21 novembre 2008: «la diversità linguistica e culturale [è] parte intrinseca dell’identità europea e (…) allo stesso tempo un retaggio condiviso, una ricchezza, una sfida e una risorsa per l’Europa (…) il multilinguismo rappresent[a] una questione trasversale di grande portata poiché abbraccia i settori sociale, culturale, economico e dunque educativo». Questo concetto è profondamente ancorato alle radici democratiche di un’Europa degli Stati e dei cittadini;
  • evidenziato che l’Europa si è posta come primario l’obiettivo di una moneta comune con la realizzazione dell’Euro, ma non ha mai affrontato concretamente quello di una lingua comune,

si chiede di sapere:

  • quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo in merito all’utilizzo della lingua inglese per i macchinisti dei Paesi dell’Unione europea;
  • se ritengano opportuno riaffermare il multilinguismo, ricordando che la lingua italiana è la terza lingua più parlata dell’Unione europea dopo tedesco e francese;
  • se ritengano opportuno porre all’attenzione delle istituzioni europee, la questione, per una decisione, riguardante l’adozione, oltre che di una moneta comune, di una lingua comune europea.
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