Internet e tv secondo Umberto Eco

Effetto Eco ai Lincei: “Quando Internet aiuta a sbagliare”

“Esistono due forme di censura, una per sottrazione e una per moltiplicazione o eccesso. Per impedire che una informazione venga percepita come rilevante basta annegarla in un contesto di informazioni irrilevanti”. Questo il rischio maggiore dell’eccesso di comunicazione. A scendere in campo “a difesa dei diritti e dei meriti della memoria e dei diritti e meriti della dimenticanza” è Umberto Eco, ieri protagonista della conferenza a classi riunite “Memorie e dimenticanze” all’Accademia Nazionale dei Lincei… L’autore de “Il nome della Rosa” ha citato personaggi storici e pensatori, da Giulio Cesare a Borges e Nietzsche, ma anche esperienze personali sul campo nell’era di Internet e della tv. “Mi riferiscono colleghi attendibili che, a un esame del triennio, un ragazzo cui venne chiesto a chi fosse stata attribuita la strage di Bologna, aveva risposto ai bersaglieri”, racconta Eco, elencando una serie di esilaranti e preoccupanti episodi scolastici, ma anche gli strafalcioni dei parlamentari interrogati dal programma “Le Iene” sul significato del 17 marzo. Risposte cui lui stesso, “pur decenne” a suo tempo avrebbe saputo rispondere. “Sarà che la riforma Gentile era stata più avveduta della riforma Gelmini”, prova a ipotizzare. E non è finita: “Il problema è legato all’abbondanza delle informazioni – aggiunge il semiologo e anche alla possibilità di selezionare la loro attendibilità”. Pur non traendo volutamente conclusioni, Umberto Eco è più volte tornato sulle responsabilità della rete. “E’ uno strumento democratico?”, si domanda elencando il “bene” che ha fatto alla circolazione di informazioni in Cina o nel caso dei moti dell’Africa e Medioriente. “Però secondo me vale, al contrario, lo stesso discorso che ho fatto per la televisione – le sue parole -. La tv fa bene ai poveri e fa male ai ricchi, intendendo ricchi non di censo ma di cultura. Può perfino avere risultati dittatoriali in un sistema democratico. Ha, ad esempio, insegnato l’italiano a chi non lo sapeva, ma ha insegnato un cattivo italiano a chi già lo conosceva. Per Internet vale il contrario, “perché cultura è anche capacità di buttar via ciò che non è utile o necessario”. E chissà se quel ragazzo, la strage di Bologna l’aveva cercata su Internet, confondendo l’immagine del muro dilaniato della stazione con quella della breccia di Porta Pia.
(Da La Nazione, 16/4/2011).

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