Inglese obbligatorio anche per gli immigrati di lusso

La legge

Il ministro laburista Byrne: «Con quello che guadagnano possono benissimo pagarsi le lezioni»

Londra obbliga gli immigrati a parlare inglese E le star del calcio finiscono in fuorigioco

di Guido Santevecchi

Entrano in vigore le nuove regole per gli immigrati. La Gran Bretagna, famosa per il Modello Wimbledon che per anni ha permesso ai talenti stranieri del mondo del lavoro di venire nel Regno senza formalità burocratiche, ha deciso di dare una stretta. Da ottobre gli imprenditori, per assumere stranieri, dovranno dimostrare di aver prima offerto il posto a britannici. Le regole si applicano ai lavoratori qualificati extraeuropei (quelli dell’Unione sono protetti dalla legge comunitaria sulla libera circolazione). Un provvedimento serio per un problema sociale serio: sei milioni di residenti sono nati all’estero, dal 2004 ne è arrivato un milione. Ma l’applicazione rigida può portare a mettere fuori gioco (letteralmente), anche i campioni extracomunitari del calcio, quelli che fanno grandi i club inglesi. In base alle norme infatti, bisognerà saper parlare un inglese decente: così, prima di firmare il contratto con il Manchester Utd o il Chelsea, gente come il brasiliano Ronaldinho o l’argentino Lionel Messi dovrebbero dimostrare oltre a piedi buoni una lingua sciolta. Dovrebbero saper subito dire di fronte ai microfoni, prima di scendere in campo: «I’ m delighted to be joining such a big club» o «How much is my signing bonus?» (quanto prendo di premio d’ ingaggio?). Sembra uno scherzo, ma non lo è. Liam Byrne, ministro laburista dell’Immigrazione, ha specificato che è giusto: «Con quello che guadagnano possono benissimo pagarsi le lezioni di inglese prima di venire qui. E comunque non siamo stati così rigidi come avevamo pensato: all’inizio era stato proposto di imporre una conoscenza dell’inglese a livello di esame di licenza liceale; ci siamo limitati a una padronanza essenziale». Attualmente il Manchester schiera il sudcoreano Park e l’argentino Tévez e l’Arsenal il brasiliano Denilson: tutta gente svelta con la palla ma che sfugge dalle interviste perché sa dire al massimo «Today good, no penalty, I happy». Tornando ai lavoratori qualificati «normali», come tecnici informatici, operatori di borsa o anche idraulici, l’onorevole Byrne calcola che se la legge fosse stata in vigore già l’anno scorso, in 20 mila almeno sarebbero stati respinti alla frontiera. Un bene o un male per l’economia e la società? Secondo il Tesoro l’immigrazione aggiunge un mezzo punto percentuale alla crescita economica di lungo periodo. Altri dati dicono che ogni anno vengono spediti all’estero dagli immigrati 2,3 miliardi di sterline. Ci sono città dove ormai al pub si sente parlare polacco o lituano: Boston nel Lincolnshire su 57 mila abitanti ne ha un quarto est-europei. Per il governo era ora di intervenire, dopo che il primo ministro Gordon Brown aveva promesso «British jobs for British Workers». «Da ottobre i lavoratori britannici dovranno rappresentare la prima scelta e solo dopo che non avranno risposto alla chiamata, che dovrà essere pubblicizzata, ci si potrà rivolgere a immigrati qualificati con i giusti requisiti, a partire dalla conoscenza della nostra lingua». Ci sono già polemiche. La Camera di commercio britannica sostiene che la mossa è frutto della corsa a superarsi sul fronte della retorica anti-immigrazione tra laburisti e conservatori (questi ultimi propongono di mettere un tetto numerico al numero dei lavoratori stranieri). «La competizione per i talenti, nel mondo globalizzato, significa che non possiamo permetterci di chiudere le porte a coloro che possono contribuire alla diversificazione e alla crescita della nostra economia», dice il direttore generale della British Chamber of Commerce. Il nuovo sistema avrà un impatto limitato sui grandi numeri, visto che il grosso degli immigrati arriva dall’Est europeo, che fa parte dell’Unione. Oltretutto, si è scoperto che del milione di polacchi, estoni, lituani arrivati dal 2004 per lavorare nell’agricoltura e nell’edilizia, circa la metà è già tornata in patria. E anche questo preoccupa: senza i polish plumbers, gli idraulici polacchi, come si farà a riparare le tubature delle belle casette vittoriane? E quanto ai calciatori, come la mettiamo con l’inglesissimo Rooney, famoso per saper dire in inglese (stretto) solo bestemmie contro arbitri e avversari?

(Dal Corriere della Sera, 8/5/2008).

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