IN QUATTRO MESI L’EUROPA HA PERSO 130 MILA POSTI (La Stampa


Di MARCO ZATTERIN (CORRISPONDENTE DABRUXELLES)
Negli ultimi quattro mesi l`industria europea ha bruciato 130 mila posti, la maggior parte nell`auto e nelle costruzioni, settori dove il valore della produzione è diminuito di 150 miliardi di euro in un solo anno. Il prezzo che la crisi sta imponendo al Vecchio continente comincia ad avere una dimensione concreta, la Commissione Ue cala le prime cifre che danno sostanza agli allarmi e alle previsioni nere. Di questo passo, stima Bruxelles, a fine 2010 potrebbe ritrovarsi senza impiego un lavoratore comunitario su dieci. E un livello mai visto dal lancio della moneta unica. La fosca analisi dei tecnici di Palazzo Berlaymont, basata sul terzo trimestre 2008 e su gennaio, planerà nelle prossime ore sul tavolo dei ministri economici europei, riuniti stasera nella formazione Eurogruppo (area euro) e domani in quella a ventisette nell`EcoForte preoccupazione per lo slogan di Obama «comprate americano» che sa di protezionismo. Nel menu dei tesorieri Ue ci sono il piano di azione comune che fatica a decollare e una discussione sulle misure correttive per la finanza, a partire dall`ipotesi di una «bad bank» che consenta di liberare gli istituti di credito dai prodotti tossici e aiuti a ripristinare i flussi di liquidità necessari per disinnescare la crisi. Soprattutto si parlerà di economia reale, occorre farlo per responsabilità e opportunità politica, per curare l`azienda Europa e proteggere i consensi raccolti dai governi che lentamente stanno scemando. La sviluppo ha bisogno di fiducia, ma nelle imprese – scrive la Commissione in un documento diffuso dall`agenzia Ansa – è «crollata al livelli più bassi dal 1985». Bisogna agire in fretta. La situazione per l`auto e l`indotto è «drammatica», è l`esempio di Bruxelles, pronta ad accusare la persistente stretta creditizia che penalizza le grande aziende più delle piccole. Che fare? Nella bozza di conclusioni preparata per l`Ecofin, il Consiglio invita a mantenere il controllo della dinamica dei conti pubblici, resistendo alle «pressioni di chi spingerà per misure più onerose» che inevitabilmente metterebbero a repentaglio il rispetto dei vincoli del Patto di Stabilità. Un secondo appello sarà per il coordinamento delle misure nazionali che devono essere concepite con piena attenzione al quadro comunitario. Il ministro dell`Economia italiano, Giulio Tremonti, arriverà a Bruxelles con il pacchetto di stimolo appena varato dal governo, per la cui conformità col dettato comunitario non sembrano esserci problemi. Caldo anche il dossier finanza.
A proposito di mercati e credito, l`Ecofin finirà per ammettere che la normalità non è ancora ritrovata, che la situazione resta «complessivamente molto fragile e l`obiettivo di garantire la concessione di prestiti all`economia reale a costi ragionevoli non è stato raggiunto». Atteso un giro di tavolo di analisi e proposte in vista del G20 di Londra del 2 aprile – passaggio cruciale in vista della cosiddetta «Nuova Bretton Woods», dal nome della cittadina del New Hampshire dove nel 1944 fu disegnato l`ordine economico mondiale postbellico. Si parlerà delle ultime mosse dell`amministrazione Obama con qualche preoccupazione commerciale. Nonostante l`ammorbidimento promesso giovedì dal Senato Usa per la clausola «buy American» che privilegia i fornitori americani per gli appalti pubblici, la Commissione continua a pensare che la disposizione debba restare nella sua lista nera protezionistica. Con una conseguenza ovvia. Se il testo finale non fosse modificato, fa sapere Bruxelles, non ci sarebbe scelta se non aprire un difficile e inevitabile contenzioso all`Organizzazione mondiale del commercio.

[addsig]

Lascia un commento

0:00
0:00