Politica e lingue

In migliaia adottano una parola

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Parole da salvare

di Letizia Cini

Buttate via, relegate in un angolo della memoria. O peggio, dimenticate. Come accade agli esseri umani, alle piante e alle storie d’amore, anche le parole – quando vengono trascurate – muoiono. Qualche esempio? Alzi una mano chi utilizza almeno una volta nell’arco della giornata termini come “desueto, “ineffabile”, “silente”. Pochissimi. Eppure fanno parte a pieno titolo del nostro patrimonio linguistico, indelebilmente impresse nelle pagine di romanzi immortali o fra le righe di commenti di commenti ed elzeviri pubblicati su quotidiani del passato.
Oggi? “Recenti statistiche vedono ridotto il vocabolario delle nuove generazioni del 20,30% – sospira Massimo Arcangeli, professore ordinario di Linguistica italiana all’Università di Cagliari e responsabile scientifico del Plida – Progetto lingua italiana Dante Alighieri – Se un tempo il bagaglio individuale era di circa 7/8mila parole, negli ultimi anni si è drasticamente impoverito”.
Per arginare questa rapida e inesorabile emorragia di termini antichi e bellissimi, un mese fa, in accordo con quattro dei più importanti dizionari dell’uso dell’italiano contemporaneo (Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli) la Società Danta Alighieri ha lanciato sul proprio sito “www.ladante.it” la campagna “Adotta una parola”: già, una vera e propria adozione a distanza delle parole a rischio di scomparsa. A fornire dettagli e chiarimenti ci pensa lo stesso Arcangeli, curatore e ideatore del progetto.
Com’è nata l’idea professore?
“L’adozione di una parola potrebbe apparire una bizzarria; costituisce invece un’opportunità, perché parliamo anche di diversità culturale e la lingua, indubbiamente, ne è parte integrante. Adottare una parola può costituire una vera e propria missione civile e culturale, oltre a rappresentare un modo di ridare senso ai tanti piccoli gesti simbolici di cui si ha sempre bisogno”.
A sorpresa sono arrivate migliaia di adesioni on line: come si spiega il successo dell’iniziativa?
“E’ vero, dal lancio della campagna sono arrivate oltre 20 mila richieste di adozione e oltre 5 mila di sostegno. Evidentemente la gente è più sensibile di quel che si pensi ai problemi della nostra madre lingua”.
Le parole preferite?
“Zuzzurellone al primo posto, desueto al secondo. Ma ci sono regole precise: l’iniziativa prevede infatti che ogni parola possa essere adottata da una sola persona, che ne diviene il tutore ufficiale. Quindi, quando quella è “presa”, gli altri simpatizzanti possono solo affiancarsi come sostenitori”.
La classifica di gradimento ribalta l’ordine alfabetico…
“Già, la parola più tutelata è “zuzzurellone”, forse per preservare titoli e giochi di parole: come si farebbe a dire “dalla A alla Zeta” se scomparissero termini come abaco e zuzzurellone?”
Quali sono gli altri criteri di scelta?
“Le parole più amate derivano spesso dal linguaggio burocratico o colto come “desueto”, appunto, “procrastinare” e “apotropaico”, ma anche la filosofia ci mette del suo con i dotti “lapalissiano” e “serendipità”. A mio avviso piacciono parecchio i termini caldi e colorati, quelli che danno ai nostri discorsi un tono più poetico e ironico: da “bislacco” a “smargiasso”, da “ghiotto” a “ghirigoro” (che non ha niente a che vedere con lo scarabocchio), e poi “ghiribizzo”, le meno raffinate “sfruculiare”, “pusillanime”, “becero”, “abominio”.
Concretamente, in che cosa consiste l’adozione di una parola a rischio di scomparsa?
“Nell’usarla, amarla, farla conoscere, segnalandone abusi o usi scorretti. Sostenerla e vederla crescere. Certo, non crollerebbe il mondo se nessuno utilizzasse più termini come “visibilio” o “ondivago”. Ma la poesia non sarebbe certamente più la stessa se svanisse dal vocabolario la parola oblio”.
(Da La Nazione, 11/11/2011).

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