In difesa del punto e virgola

S.O.S. Salviamo il punto e virgola

di Nino Mastrotauro

“Sospensione intermedia, ha il fascino delle nature anfibie, doppie: già il nome è l’insieme di due elementi distinti e la pausa che suggerisce sta in una zona di mezzo poco definibile, fluttuante. La natura sfumata è la sua bellezza”, una definizione suggestiva che Filippo La Porta, saggista e critico letterario, dedica a questo segno di punteggiatura. Peccato però che si stia perdendo. “Proprio oggi che si parla tanto di eccellenze italiane, vale la pena ricordare che il punto e virgola è tipico della nostra lingua. Una raffinatezza che gli altri idiomi praticamente non conoscono e che noi rottamiamo senza ripensamenti”.
Ma la semplificazione della lingua non la rende più immediata?
“In alcuni casi sì. Se vogliamo poi la rarefazione di certa punteggiatura ha origini nobili: da Calvino per arrivare a Baricco, molti autori hanno spesso scelto periodi brevi e molto incisivi. Uno stile che mette in pericolo perfino la virgola… Oggi però, c’è un ritorno a una narrazione più articolata, che vuole render conto della complessità dell’esperienza e dei sentimenti. Ma questi sono discorsi accademici, da addetti ai lavori: quello che mi interessa è offrire una nuova chance al punto e virgola”.
Il suo è vero amore.
“Un trasporto particolare, certo. Tra tutti gli elementi della punteggiatura è il più democratico. Suggerisce una pausa nella lettura, ma non la impone, sarà chi legge a stabilire quanto fermarsi. E non a caso, mentre assistiamo alla sua progressiva dismissione, trionfa il suo opposto, il punto esclamativo. Perentorio e assoluto, impone la sua presenza in letteratura come negli sms. Con il suo imperio sembra sottolineare un contenuto che, forse, non c’è. La lingua perde sfumature e possibilità e sceglie una semplificazione a volte rozza. Un impoverimento che rispecchia una sorta di analfabetismo anche emotivo? Non possiamo dirlo, ma tant’è, per la legge di reciprocità è possibile che il punto e virgolaa faccia bene anche ai nostri sentimenti”.
(Da Flair, giugno 2011).

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