Il progetto della nuova Europa

la Repubblica, 11 gennaio 2005

Il progetto della nuova Europa

di ROMANO PRODI

Non è passato molto tempo da quando la Commissione e il Parlamento
proponevano con forza la creazione di una Convenzione sul futuro
dell'Europa. Oggi, dopo mesi di dibattito appassionato, di forte impegno e,
non da ultimo, di un costante e paziente negoziato in seno alla Conferenza
intergovernativa (Cig), abbiamo un Trattato costituzionale ormai pronto per
essere sottoposto ai cittadini e ai parlamenti dell'Unione per le ratifiche
nazionali.
Il Trattato costituzionale è nato da un vero dibattito democratico, e come
tale segna una svolta decisiva nella storia del processo di integrazione
comunitario. La Convenzione è infatti riuscita a produrre un testo di natura
costituzionale, superando il metodo del negoziato diplomatico fra i soli
rappresentanti dei governi e dando voce a tutte le fonti di legittimità
dell'Unione: governi, parlamenti nazionali, Parlamento europeo, Commissione.
Il testo finale approvato dai membri della Convenzione e presentato a
Salonicco nel giugno 2003 andava nella giusta direzione. Era un notevole
passo in avanti, sebbene non il salto di qualità che avevamo auspicato.
Ancor meno ambizioso è risultato poi il testo approvato dal Consiglio
europeo lo scorso giugno. Quest'ultimo testo rappresenta una versione più
timida, e in alcuni punti un passo indietro, rispetto all'equilibrio e al
compromesso raggiunto in seno alla Convenzione.
È vero pure che vi sono certamente molti aspetti positivi, impensabili solo
qualche anno fa. L'Unione del futuro sarà innanzi tutto meglio attrezzata
per garantire, al suo interno, sicurezza e giustizia ai cittadini europei,
soprattutto attraverso l'estensione del ricorso alla procedura di
codecisione in numerose politiche. Con la codecisione, il Parlamento
europeo, istituzione che rappresenta direttamente i cittadini dell'Unione,
diviene ormai a pieno titolo – assieme al Consiglio – il legislatore
dell'Unione. Avremo inoltre un ministro degli affari esteri dell'Unione che
sarà anche vicepresidente della Commissione: la creazione di questa figura è
un'innovazione istituzionale importante da accogliere con grande favore e
che potrà permettere all'Europa di accrescere la propria influenza nel
mondo, alla luce di quei valori condivisi che sono il cuore del progetto
comunitario. Il ministro degli affari esteri dell'Unione potrà promuovere,
in accordo con gli Stati membri, la “voce” dell'Europa nel mondo, e questo permetterà di dare visibilità alle politiche dell'Unione, di lavorare per i nostri comuni interessi e contribuirà a rafforzare, all'interno dei confini sopranazionali, il senso di appartenenza alla comunità europea.
Inoltre, la Carta dei diritti fondamentali approvata a Nizza avrà forza di
legge. La Costituzione afferma che l'Unione non è solo uno spazio di libero
scambio ma si fonda su valori e diritti precisi. Ciò contribuisce a
rafforzare la dimensione democratica dell'Unione e a consolidare il rapporto
con i suoi cittadini. Ciò rafforza in maniera definitiva le fondamenta su
cui stiamo costruendo la nostra nuova comunità politica.
Infine, l'Unione avrà una sola personalità giuridica; il metodo decisionale
comunitario sarà semplificato rispetto alla situazione attuale (le modifiche
introdotte dalla Cig hanno ridotto la portata, ma non stravolto il criterio
introdotto dalla Convenzione di una doppia maggioranza, di Stati membri e di
popolazione, per l'adozione delle decisioni); il meccanismo di controllo del
principio di sussidiarietà sarà rafforzato, anche grazie al maggiore
coinvolgimento dei parlamenti nazionali.
Su alcuni punti, tuttavia, la Convenzione non ha raggiunto i risultati
auspicati, né la Cig è stata in grado di fare il salto di qualità e di
mostrare fino in fondo tutto il coraggio che il processo di integrazione
europea e il momento storico avrebbero richiesto. Il potere di veto è stato
mantenuto in troppi casi, soprattutto in materie primarie come la politica
estera, e questo è molto rischioso. Il veto è la dittatura del singolo, la
negazione della democrazia, la paralisi dell'Unione.
Nel campo della cooperazione giudiziaria in materia penale, della tassazione
indiretta, delle risorse proprie e della programmazione finanziaria – giusto
per fare degli esempi – alcune importanti novità introdotte dalla
Convenzione si sono scontrate contro i timori e i veti nazionali, e il
Consiglio è tornato per certi versi «indietro», per un eccesso di prudenza.
C'era da sperare che i governi europei mostrassero più coraggio e visione,
ma non possiamo comunque non considerare di per se stessa l'adozione del
testo costituzionale da parte del Consiglio come un fatto di primaria
importanza, che decide delle sorti della nostra Europa.
Questa constatazione ci permette di continuare ad avere una visione
coraggiosa del nostro futuro, una visione in grado di farci superare gli
ostacoli all'affermazione di un'Unione forte e capace di agire in modo
democratico ed efficace. Inoltre, occorre certamente evitare un'ulteriore
frammentazione dell'azione e delle strutture esecutive. Mi riferisco in
particolare alla presidenza permanente del Consiglio, il cui mandato resta
poco definito, e il cui lavoro dovrà essere complementare e non concorrente
con quello della Commissione.
La discussione sul futuro assetto della Commissione è stata molto complessa.
In effetti, è molto difficile trovare un accordo pienamente soddisfacente,
una soluzione ideale su questo punto. Il principale argomento a favore di un
minor numero di commissari è il rischio che i commissari degli Stati membri
di maggiori dimensioni – corrispondenti al 65% della popolazione europea –
si trovino in minoranza rispetto ai commissari degli Stati membri più
piccoli, che rappresentano il 10% della popolazione. Questo creerebbe
problemi di legittimità per la Commissione, oltre a quelli derivanti dalla
necessità di funzionare in modo efficace con 25 e più commissari. Secondo il
testo adottato dalla Cig, la Commissione continuerà in ogni caso a essere
composta da un commissario per Stato membro fino al 2014, e nonostante i
dieci anni di transizione non sarà facile trovare un nuovo assetto, un nuovo
equilibrio, che risponda alla doppia domanda di efficienza e legittimità.
In effetti, soprattutto per i Paesi di recente adesione, in cui la
Commissione ha per anni rappresentato l'Unione stessa, sarebbe stato molto
difficile rinunciare ad avere un Commissario nella prima fase dell'esistenza
dell'Unione allargata. D'altra parte, occorre anche chiedersi quale
legittimità avrebbe – per esempio – una proposta presentata da una Commissione ridotta, nella quale 2 o 3 Stati di grandi dimensioni non fossero rappresentati, e che fosse adottata da un Consiglio che mettesse quegli stessi Stati in minoranza?
Vedo quindi positivamente che nella prima fase dell'Unione allargata sarà di
fatto mantenuto il principio di un commissario per Stato membro.
In conclusione, la Convenzione ha sostanzialmente evidenziato il
riconoscimento di 50 anni di successi. Sebbene sia emerso con forza il
bisogno di alcuni chiarimenti, tuttavia nessuno ha mai messo in questione
gli incredibili risultati raggiunti dalla Comunità nel passato. Il Trattato
costituzionale adottato dalla Cig modifica alcuni punti importanti del testo
uscito dai lavori della Convenzione, ma senza stravolgerlo. Se anche il
processo di ratifica si concluderà a buon fine, allora potremo finalmente
dire che contrariamente al triste epilogo di un celebre romanzo di
Hemingway, il pesce pescato dalla Convenzione non sarà stato divorato dagli
squali prima di raggiungere la riva.< BR>Altrimenti, dovremo ricominciare da quello che avremo tra le mani, dovremo
essere creativi, trovare una nuova strada per ridare vigore e speranza
all'Europa.
Perché l'Europa che stiamo costruendo è un progetto di cui non possiamo fare a meno, è il quadro indispensabile se vogliamo conservare oggi e assicurare alle generazioni future pace e prosperità. Perché l'Europa è l'unica
prospettiva, l'unica idea, a favore della quale non possiamo mai stancarci
di lavorare assiduamente.
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  • la Repubblica, 11 gennaio 2005

    Il progetto della nuova Europa

    di ROMANO PRODI

    Non è passato molto tempo da quando la Commissione e il Parlamento
    proponevano con forza la creazione di una Convenzione sul futuro
    dell'Europa. Oggi, dopo mesi di dibattito appassionato, di forte impegno e,
    non da ultimo, di un costante e paziente negoziato in seno alla Conferenza
    intergovernativa (Cig), abbiamo un Trattato costituzionale ormai pronto per
    essere sottoposto ai cittadini e ai parlamenti dell'Unione per le ratifiche
    nazionali.
    Il Trattato costituzionale è nato da un vero dibattito democratico, e come
    tale segna una svolta decisiva nella storia del processo di integrazione
    comunitario. La Convenzione è infatti riuscita a produrre un testo di natura
    costituzionale, superando il metodo del negoziato diplomatico fra i soli
    rappresentanti dei governi e dando voce a tutte le fonti di legittimità
    dell'Unione: governi, parlamenti nazionali, Parlamento europeo, Commissione.
    Il testo finale approvato dai membri della Convenzione e presentato a
    Salonicco nel giugno 2003 andava nella giusta direzione. Era un notevole
    passo in avanti, sebbene non il salto di qualità che avevamo auspicato.
    Ancor meno ambizioso è risultato poi il testo approvato dal Consiglio
    europeo lo scorso giugno. Quest'ultimo testo rappresenta una versione più
    timida, e in alcuni punti un passo indietro, rispetto all'equilibrio e al
    compromesso raggiunto in seno alla Convenzione.
    È vero pure che vi sono certamente molti aspetti positivi, impensabili solo
    qualche anno fa. L'Unione del futuro sarà innanzi tutto meglio attrezzata
    per garantire, al suo interno, sicurezza e giustizia ai cittadini europei,
    soprattutto attraverso l'estensione del ricorso alla procedura di
    codecisione in numerose politiche. Con la codecisione, il Parlamento
    europeo, istituzione che rappresenta direttamente i cittadini dell'Unione,
    diviene ormai a pieno titolo – assieme al Consiglio – il legislatore
    dell'Unione. Avremo inoltre un ministro degli affari esteri dell'Unione che
    sarà anche vicepresidente della Commissione: la creazione di questa figura è
    un'innovazione istituzionale importante da accogliere con grande favore e
    che potrà permettere all'Europa di accrescere la propria influenza nel
    mondo, alla luce di quei valori condivisi che sono il cuore del progetto
    comunitario. Il ministro degli affari esteri dell'Unione potrà promuovere,
    in accordo con gli Stati membri, la “voce” dell'Europa nel mondo, e questo permetterà di dare visibilità alle politiche dell'Unione, di lavorare per i nostri comuni interessi e contribuirà a rafforzare, all'interno dei confini sopranazionali, il senso di appartenenza alla comunità europea.
    Inoltre, la Carta dei diritti fondamentali approvata a Nizza avrà forza di
    legge. La Costituzione afferma che l'Unione non è solo uno spazio di libero
    scambio ma si fonda su valori e diritti precisi. Ciò contribuisce a
    rafforzare la dimensione democratica dell'Unione e a consolidare il rapporto
    con i suoi cittadini. Ciò rafforza in maniera definitiva le fondamenta su
    cui stiamo costruendo la nostra nuova comunità politica.
    Infine, l'Unione avrà una sola personalità giuridica; il metodo decisionale
    comunitario sarà semplificato rispetto alla situazione attuale (le modifiche
    introdotte dalla Cig hanno ridotto la portata, ma non stravolto il criterio
    introdotto dalla Convenzione di una doppia maggioranza, di Stati membri e di
    popolazione, per l'adozione delle decisioni); il meccanismo di controllo del
    principio di sussidiarietà sarà rafforzato, anche grazie al maggiore
    coinvolgimento dei parlamenti nazionali.
    Su alcuni punti, tuttavia, la Convenzione non ha raggiunto i risultati
    auspicati, né la Cig è stata in grado di fare il salto di qualità e di
    mostrare fino in fondo tutto il coraggio che il processo di integrazione
    europea e il momento storico avrebbero richiesto. Il potere di veto è stato
    mantenuto in troppi casi, soprattutto in materie primarie come la politica
    estera, e questo è molto rischioso. Il veto è la dittatura del singolo, la
    negazione della democrazia, la paralisi dell'Unione.
    Nel campo della cooperazione giudiziaria in materia penale, della tassazione
    indiretta, delle risorse proprie e della programmazione finanziaria – giusto
    per fare degli esempi – alcune importanti novità introdotte dalla
    Convenzione si sono scontrate contro i timori e i veti nazionali, e il
    Consiglio è tornato per certi versi «indietro», per un eccesso di prudenza.
    C'era da sperare che i governi europei mostrassero più coraggio e visione,
    ma non possiamo comunque non considerare di per se stessa l'adozione del
    testo costituzionale da parte del Consiglio come un fatto di primaria
    importanza, che decide delle sorti della nostra Europa.
    Questa constatazione ci permette di continuare ad avere una visione
    coraggiosa del nostro futuro, una visione in grado di farci superare gli
    ostacoli all'affermazione di un'Unione forte e capace di agire in modo
    democratico ed efficace. Inoltre, occorre certamente evitare un'ulteriore
    frammentazione dell'azione e delle strutture esecutive. Mi riferisco in
    particolare alla presidenza permanente del Consiglio, il cui mandato resta
    poco definito, e il cui lavoro dovrà essere complementare e non concorrente
    con quello della Commissione.
    La discussione sul futuro assetto della Commissione è stata molto complessa.
    In effetti, è molto difficile trovare un accordo pienamente soddisfacente,
    una soluzione ideale su questo punto. Il principale argomento a favore di un
    minor numero di commissari è il rischio che i commissari degli Stati membri
    di maggiori dimensioni – corrispondenti al 65% della popolazione europea –
    si trovino in minoranza rispetto ai commissari degli Stati membri più
    piccoli, che rappresentano il 10% della popolazione. Questo creerebbe
    problemi di legittimità per la Commissione, oltre a quelli derivanti dalla
    necessità di funzionare in modo efficace con 25 e più commissari. Secondo il
    testo adottato dalla Cig, la Commissione continuerà in ogni caso a essere
    composta da un commissario per Stato membro fino al 2014, e nonostante i
    dieci anni di transizione non sarà facile trovare un nuovo assetto, un nuovo
    equilibrio, che risponda alla doppia domanda di efficienza e legittimità.
    In effetti, soprattutto per i Paesi di recente adesione, in cui la
    Commissione ha per anni rappresentato l'Unione stessa, sarebbe stato molto
    difficile rinunciare ad avere un Commissario nella prima fase dell'esistenza
    dell'Unione allargata. D'altra parte, occorre anche chiedersi quale
    legittimità avrebbe – per esempio – una proposta presentata da una Commissione ridotta, nella quale 2 o 3 Stati di grandi dimensioni non fossero rappresentati, e che fosse adottata da un Consiglio che mettesse quegli stessi Stati in minoranza?
    Vedo quindi positivamente che nella prima fase dell'Unione allargata sarà di
    fatto mantenuto il principio di un commissario per Stato membro.
    In conclusione, la Convenzione ha sostanzialmente evidenziato il
    riconoscimento di 50 anni di successi. Sebbene sia emerso con forza il
    bisogno di alcuni chiarimenti, tuttavia nessuno ha mai messo in questione
    gli incredibili risultati raggiunti dalla Comunità nel passato. Il Trattato
    costituzionale adottato dalla Cig modifica alcuni punti importanti del testo
    uscito dai lavori della Convenzione, ma senza stravolgerlo. Se anche il
    processo di ratifica si concluderà a buon fine, allora potremo finalmente
    dire che contrariamente al triste epilogo di un celebre romanzo di
    Hemingway, il pesce pescato dalla Convenzione non sarà stato divorato dagli
    squali prima di raggiungere la ri
    va.
    Altrimenti, dovremo ricominciare da quello che avremo tra le mani, dovremo
    essere creativi, trovare una nuova strada per ridare vigore e speranza
    all'Europa.
    Perché l'Europa che stiamo costruendo è un progetto di cui non possiamo fare a meno, è il quadro indispensabile se vogliamo conservare oggi e assicurare alle generazioni future pace e prosperità. Perché l'Europa è l'unica
    prospettiva, l'unica idea, a favore della quale non possiamo mai stancarci
    di lavorare assiduamente.

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